Menu:

La Provincia

La Città

Cenni Storici di Catanzaro

Storia

Alcune ipotesi fanno risalire l'origine di Catanzaro a un'antica colonia greca nel luogo che inseguito divenne l'antica Scolacium oppure ritengono che sia sorta sulle rovine dell'antica città di Trischines.
Altre ipotesi più accreditate individuano la fondazione da alcuni insediamenti posti in ordine sparso nella zona dell'attuale Catanzaro Lido, Tiriolo (anticamente Teura), Santa Maria di Catanzaro, sul colle Trivonà (Trischines) e lungo la valle del Corace che formavano l'antica "Terra dei Feaci".
E proprio alla foce del torrente, secondo la leggenda Ulisse fondò l'antica Skilletion.
Dai ritrovamenti archeologici più recenti, emerge che l'attuale territorio comunale era compreso nell'area abitata fin dall'età del ferro, dalla popolazione dei "Vituli" così chiamati perchè adoratori del simulacro del vitello, che i greci ribattezzarono "Italoi" (adoratori del vitello) e governati dal famoso re Italo (dal quale in seguito prese il nome tutta la penisola italiana), fratello di Dardano progenitore dei troiani. Secondo la leggenda due condottieri bizantini Cattaro e Zaro condussero le popolazioni rivierasche della città magno-greca di Skilletion o Skillakion, corrispondente alla romana Scolacium (nei pressi dell'odierna Catanzaro Lido), prima sullo Zarapotamo (oggi Santa Maria di Catanzaro) poi successivamente sul Trivonà, in una un fortezza militare (secondo alcune ipotesi già esistente da qualche secolo nel luogo che attualmente è il quartiere che porta il nome di Grecìa.).
La scelta territoriale sarebbe stata legata alle continue incursioni saracene, che spinsero a spostare l'abitato in zone più elevate.
Tale fondazione è attribuibile probabilmente alla seconda metà del IX secolo, sebbene una tradizione la riferisca al X secolo, per decisione del generale e poi imperatore bizantino Niceforo Foca, dal quale avrebbe inizialmente preso il nome di "Rocca di Niceforo".
Il passaggio da fortezza a centro urbano vero e proprio avvenne ad opera del generale Flagizio che avviò la costruzione di una cittadella, di un recinto fortificato e infine la sistemazione di cisterne e provviste di grani.
Potenziato dall’accentramento di popolazione, prese forma urbana ed in seguito fu incastellato e assunse la denominazione di Katantzárion, con il permesso dell'Imperatore ottenuto da Flagizio. Secondo alcune ipotesi, proprio da questo periodo che vide lo sviluppo di officine per la lavorazione della seta importata dall'oriente e delle coltivazioni di gelso, deriva il nome attuale della città dal termine greco "Katartarioi", ovvero filatori di seta.
Agli inizi del X secolo la città bizantina era stata conquistata dagli Arabi, che vi fondarono un emirato[1] e prese il nome arabo di Qatansar. La presenza araba è testimoniata da ritrovamenti ottocenteschi[2] di una necropoli che restituì oggetti con iscrizioni arabe.
Intorno al 1060 Catanzaro fu conquistata dai Normanni di Roberto il Guiscardo che eressero il Castello Normanno. In quest'epoca conobbe una fioritura di arti e dei mestieri, e in particolare la lavorazione della seta, con scambi commerciali sia con le altre regioni d'Italia che con i paesi orientali.
Alla metà del XIII secolo l'imperatore Federico II fece di Catanzaro un diretto possesso della corona. In seguito la città fu feudo delle famiglie Ruffo, Caraffa e Soriano.



Il segreto di Catanzaro


Perché l'arte della seta si sia sviluppata solo a Catanzaro è un mistero ancora irrisolto, cosiderando il fatto che a quei tempi tutto il meridione d'Italia era sotto dominio Bizantino. Alcuni studiosi ritengono che il significato stesso del nome primitivo Katantzárion, potrebbe essere fatto risalire al verbo greco Katartizen, il cui significato è preparare, confezionare ed anche lavorare e denota chiaramente l’azione che appartiene ad un qualche processo preparatorio, con riferimento ad un luogo "segreto" (ant) posto sotto (katà) le terrazze (anzar) di un monte. Laggiù (Katacì) oltre il fiume Zaro, il cui accesso, consentito solo a chi conosceva il posto, era controllato dalla porta di Stratò, su cui erano presenti tutte le risorse ambientali per l'impianto di un opificio, l’acqua necessaria in tutte le fasi della lavorazione, il vento per allontanare il cattivo odore, il sole per asciugare la seta. In quel luogo occulto, gli artigiani (Katartarioi) esercitavano la trattura della seta grezza (Katarteon sericon) e con le loro “segrete invenzioni” per la filatura e la torcitura, preparavano il prezioso filo di seta (Katartizein metaxa).
La presenza di una tale struttura ovvero uno stabilimento imperiale (risalente alla prima colonizzazione), con manodopera qualificata e speciali attrezzature tecniche, nel quale potrebbero essere confluiti sia gli artigiani espulsi dalle corporazioni e mandati in esilio, sia schiavi orientali giustificherebbe lo sviluppo e la successiva affermazione dell'Arte della seta nella sola Catanzaro, dove più profonde erano le radici bizantine.

Assedio alla Città sotto l'imperatore Carlo V

Quando l'imperatore Carlo V divenne re di Napoli, la città dimostrò la propria fedeltà alla corona. Nel 1528 il francese Odet de Lautrec, incaricato dal re francese Francesco I, inviò in Calabria, per conquistarla al regno francese, due contingenti al comando di Simone Tebaldi, conte di Capaccio, e Francesco di Loria, da Tortorella.
Ad essi si associarono diversi nobili calabresi e pugliesi parteggianti per la Francia. Il viceré della Provincia di Calabria, D. Pedro d'Alarcon de Mendoza, con 11.000 uomini forniti dai nobili rimasti fedeli alla corona, organizzò la difesa della Calabria eleggendo la Città di Catanzaro, considerata inespugnabile, Piazza d'Armi e Comando generale delle operazioni.
La città venne invano assediata fino al 28 agosto e dopo la vittoria l'imperatore le concesse il diritto di utilizzare come suo simbolo, l'Aquila imperiale recante sul petto uno scudo rappresentante i tre colli della città sormontati da una corona, e reggente col becco un nastro azzurro col motto Sanguinis Effusione .
Nello stesso periodo Catanzaro battè moneta, del valore di un carlino. Recava su una faccia la scritta "OBSESSO CATHANZARIO" e sull'altra "CAROL.V S IMP".


Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License. Esso utilizza materiale tratto dalla voce di Wikipedia: "Catanzaro"