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Focus - L'Approfondimento a cura di .....
LA RETE FERROVIARIA METROPOLITANA DI CATANZARO
LA RETE FERROVIARIA METROPOLITANA DI CATANZARO
Se è vero che lo sviluppo del territorio passa indispensabilmente da un’efficace rete di vie di comunicazione, occorre che la programmazione politica sia consequenziale e che i vari livelli, nella fattispecie Provincia e Regione, convengano su una strategia uniforme. Nel caso del meraviglioso territorio catanzarese, costituito da ottanta comuni immersi in paesaggi collinari e montani e nello stesso tempo incastonati fra due mari, un progetto sui collegamenti stradali e ferroviari che voglia definirsi realmente strategico non può essere monco. Per esempio il sistema ferroviario metropolitano di Catanzaro, voluto fortemente dall’amministrazione comunale del capoluogo di regione, è indubbiamente un ottimo progetto che restituirà efficienza al settore della mobilità cittadina, cambiando contestualmente il modo di vivere la città. A tal proposito sentiamo di complimentarci con l’intero management delle Ferrovie della Calabria per la capacità progettuale che ha dimostrato. Se però tale idea di mobilità, alla quale hanno positivamente collaborato anche Provincia e Regione Calabria, non si aprirà ad una comunicazione integrata e più vasta che guardi all’hinterland catanzarese, la visione strategica insita nell’idea stessa potrebbe risultare ridimensionata. Pertanto ci sembra consequenziale prevedere l’estensione del sistema ferroviario metropolitano ben oltre l’area cittadina, per arrivare a comprendere almeno la zona dell’Alto Catanzarese, per intenderci la tratta fino a Soveria Mannelli. D’altronde stiamo parlando di un’area su cui, insiste quotidianamente gran parte del traffico gestito dalle Ferrovie della Calabria. Dunque, anche soltanto in ragione dei numeri, sembra logico ipotizzare l’ampliamento del sistema metropolitano. Inoltre la città futura che si dovrebbe disegnare prevede, già dagli orientamenti attuali, delle polarità che – con le rispettive aree di interesse e vocazioni – attirano ed attireranno utenti da tutta la provincia e non solo. L’asse direzionale di Catanzaro che sorgerà lungo Viale Europa, dove insiste un’Università in continua crescita e dove la realizzanda Cittadella Regionale ospiterà giornalmente decine di migliaia di utenti, assieme al quartiere marinaro ed al centro storico, reclamano un sistema di scambio efficace e funzionale. Già la superstrada del Medio Savuto potrà andare incontro a tale esigenza. Ma un sistema ferroviario metropolitano esteso è, alla luce della sintetica analisi appena fatta, una necessità su cui gli enti preposti dovranno da subito mettersi a lavoro. La Regione Calabria in particolare, che ha competenze specifiche, può attivare i relativi finanziamenti per rendere compiuta la rete metropolitana del capoluogo che altrimenti risulterebbe monca e rischierebbe di lasciare ai margini importanti aree del territorio. ULTRONEUS 23 LUGLIO2010
40 ANNI DI CONSIGLIO REGIONALE. UNA RIFLESSIONE.
40 ANNI DI CONSIGLIO REGIONALE. UNA RIFLESSIONE.
Il 13 luglio 1970 si tenne il primo consiglio regionale della Calabria. Si tenne a Catanzaro, com’era ovvio che avvenisse. Ma fu anche la prima e l’ultima, dunque l’unica seduta, tenutasi nel capoluogo. Dopodichè un uragano campanilistico, biechi compromessi politici, debolezza dello Stato centrale, messi tutti insieme a cuocere in un calderone falsificante della storia calabra che tendeva a screditare il ruolo di Catanzaro, furono gli elementi che quarant’anni fa sancirono una anomalia istituzionale di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze negative: lo sdoppiamento degli enti, degli uffici, delle competenze e tutto ciò che ne deriva. Oggi la Calabria è inutilmente rappresentata dalla dicotomia Catanzaro-Reggio dove la prima è sede della Giunta, la seconda del Consiglio. Con l’aggravante che la regione ne esce umiliata e depotenziata al suo esterno. Un doppione, con le sue distanze anche fisiche, che appesantisce e rende poco efficiente la funzionalità e la comodità amministrativa e burocratica della regione. Tant’è che il neogovernatore Scopelliti ha già provato sulla sua pelle tali difficoltà, sebbene negherà fino alla fine che esse esistano. Una regione nata quarant’anni fa in un clima di tensione sotto gli assalti del campanilismo reggino prima tollerato e poi addirittura esaudito con la bilocazione delle funzioni istituzionali. Oggi la Calabria paga la debolezza di chi, quarant’anni fa, non seppe imporre l’ordine e il rispetto istituzionale, ritrovandoci con la sede della Giunta nel capoluogo e quella del Consiglio a 170 chilometri di distanza, nel punto oggettivamente più decentrato della Regione. Cosa c’è da festeggiare? Assolutamente niente! Le passerelle, i convegni, le mostre, le dichiarazioni dei politici di oggi assieme a quelli di quarant’anni fa, serviranno solo a seppellire la memoria istituzionale e politica sotto una gigantesca ondata di demagogia e di subdolo discredito di Catanzaro quale capitale regionale. Il quarantennale che oggi si celebra sarà l’occasione, per molti, di trasportare derrate di vigliaccheria, così comoda per chi non abbia il coraggio di guardare alla tematica del capoluogo con oggettività, senza strumentalismi, senza riserve e intenzioni nascoste. Eppure occorre che qualcuno riporti il dibattito nell'alveo della correttezza. Non si può continuare a sminuire il significato vero della battaglia che taluni, seppur isolatamente, portano avanti per dare compiutezza allo status di Catanzaro. Si tratta di produrre la razionalizzazione dell’apparato regionale, l’abbandono di ogni dualismo, il superamento dei campanilismi e la compiutezza dello status del capoluogo. Prevedere e inserire gli spazi per il Consiglio Regionale all’interno della realizzanda Cittadella che sta sorgendo lungo Viale Europa di Catanzaro è la grande opportunità di dimostrare ai calabresi e all’intero Paese che la Calabria sa essere normale. ULTRONEUS 12 LUGLIO 2010
FORZA ITALIA. NONOSTANTE LA LEGA NORD.
FORZA ITALIA. NONOSTANTE LA LEGA NORD.
Probabilmente questi mondiali di calcio che, per la prima volta nella loro storia, si svolgono nel continente africano, in Italia hanno assunto una connotazione diversa e diversificata nei commenti i quali non sono imperniati solo sugli aspetti tecnico-sportivi degli Azzurri – così come accadeva nei precedenti campionati mondiali – ma hanno assunto anche colorazioni vagamente politiche. Le ragioni? Le irresponsabili battute anti-italiane rilasciate dagli ambienti leghisti non già da un qualunque militante del Carroccio durante una bevuta fra amici al bar, ma addirittura dal capo supremo del sole padano: il leader Umberto Bossi. La sua ultima uscita alla vigilia della partita con la Slovacchia ha fatto infuriare il presidente della Camera Gianfranco Fini, la Federcalcio, i calciatori azzurri, i politici di destra come quelli di sinistra. Di più. Ha fatto infuriare l’intero Paese, compreso quello su cui insistono le regioni settentrionali dalle quali egli attinge voti. Ma stavolta c’è qualcosa che, nella battuta, non è andata giù a molti. Passi l’atteggiamento folkloristico del figlio, il cosiddetto “trota”, impegnato a organizzare partite di pallone con altre “nazionali”, quelle senza “Stato”, dove di recente la sua Padania ha vinto i relativi campionati svoltisi a Malta. Passi la buffonata organizzata da Radio Padania che segue le partite di calcio dell’Italia per poter tifare contro e, di conseguenza, incoraggiare con i radiocronisti in studio la vittoria di qualunque squadra giochi contro gli Azzurri. Passi per l’altrettanto folkloristico Giorgetti che – adeguandosi al verbo padano del gran capo – non riconosce come propria la squadra di calcio azzurra, né riconosce ciò che essa rappresenta: l’Italia, appunto. Ed è qui che sorge un problema: fin tanto che folkloristici elementi della populistica politica padana si dilettano a sparlare della Nazionale di calcio italiana, le gufino contro o gioiscano alle sue sconfitte, è un conto. Ma se l’argomento travalica i confini del folklore verdeggiante tipico della Lega Nord e raggiunge il terreno politico, allora le considerazioni da farsi sono tante e altre. Innanzitutto c’è una questione di responsabilità: non può essere consentito né a Bossi né al più piccolo dei consiglieri circoscrizionali in quota ad Alberto da Giussano esercitarsi in dichiarazioni che possano minare i valori comuni e condivisi quale sono quelli della Unità nazionale. Tutti sappiamo che le parole hanno un senso, che sono ascoltate dalla gente colta ma anche da quella un po’ più ignorante. Tutti sappiamo che se alcune sciocchezze vengono pronunciate, ci sarà qualcuno che le ascolta. E fra questi ci sarà chi ascolta sapendo discernere, ma anche chi ascolta ritenendo oro colato o interpretando in modo deviato quelle parole. Detta in altri termini è assolutamente da irresponsabili fomentare semi di rivalità all’interno del territorio nazionale. Fra l’altro è un modo di parlare, quello dei leghisti, che non si concilia nemmeno con il concetto federalista che tanto sponsorizzano. Il federalismo – al di là se al nostro Paese è confacente o meno – non mina l’unità nazionale ma addirittura dovrebbe rafforzarla. Un po’ come avviene per esempio negli Stati Uniti, dove la bandiera prevalente nel cuore dei cittadini, coast to coast, è quella a stelle e strisce e non certo quella dell’Arkansas o del Minnesota. Ma i leghisti di Bossi si contraddicono, con tutta evidenza. E fin qui ci interessa poco, molto poco. Il punto è, lo ribadiamo ancora una volta, la pericolosità di come le sciocchezze pronunciate possano inculcarsi nella mente e nei cuori delle persone. Al punto da fomentare, appunto, sentimenti insani di rivalità quando non di odio. Un clima da “guerra civile” che ha indotto qualche esasperato commerciante di Napoli ad affiggere, sulle vetrine dei negozi, un cartello che recita “Vietato l’ingresso ai padani”. Una scena che avremmo voluto evitare. Una scena che nessuno avrebbe immaginato di vedere. Una scena figlia non già di un razzismo al contrario (meridionali contro settentrionali) ma di una reazione esasperata – e comunque non giustificabile – di chi non ce la fa più ad ascoltare le idiozie leghiste sul tema dell’Unità d’Italia. Forse sarebbe il caso che Berlusconi e Napolitano intervenissero con maggiore fermezza. Perché forse il folklore leghista non fa ridere più nemmeno i leghisti per bene. ULTRONEUS 23 GIUGNO 2010
SPRECHI PRESENTI. CORAGGIO POLITICO ASSENTE.
SPRECHI PRESENTI. CORAGGIO POLITICO ASSENTE.
Manca il coraggio politico, tanto a livello locale quanto a livello romano, di intervenire drasticamente per razionalizzare in modo reale, e non fittizio, l’apparato statale ed eliminare gli sprechi che si producono dal centro alla periferia. Le cose non cambieranno mai nel nostro Paese se i particolarismi e le ipocrisie continueranno a dettare legge. L’emendamento stilato e approvato nei giorni scorsi dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera in merito alla soppressione delle province è un insulto all’intelligenza dell’opinione pubblica nazionale giacché, secondo quel bizzarro documento, sarebbero state eliminate soltanto quattro le province! Tant’è che, ancora una volta, un successivo emendamento delle ultime ore ha deciso di rinviare l’argomento. Ciò toglie credibilità alla politica perché conferma il sospetto che nessuno abbia la reale intenzione in Parlamento di imporre la soppressione totale degli enti intermedi o, quanto meno, tagliarne un numero considerevole, per esempio tutti quelli sotto i 300.000 abitanti, ovvero un taglio secco del 40%. Stessa cosa dicasi per gli enti regionali dove è auspicabile mettere ordine. Prendiamo il caso della Calabria: a quarant’anni dalla istituzione dell’ente siamo ancora costretti a subire un anacronistico e scomodo duopolio tra il capoluogo, Catanzaro, e Reggio dove sono allocati Consiglio Regionale e altri uffici di valenza regionale. Che senso ha tutto questo rispetto ad una regione che ambisce ad essere moderna e funzionale? Anche qui manca il coraggio politico di intervenire drasticamente e riconoscere alla Calabria un capoluogo compiuto, oggi sacrificato sull’altare delle clientele politiche e dei beceri particolarismi territoriali. Quarant’anni fa Catanzaro fu ufficializzata capitale regionale non solo per ragioni storiche ma anche per i benefici offerti dalla sua centralità geografica: benefici di cui però nessun calabrese gode giacché il Consiglio si riunisce in riva allo Stretto, cioè in posizione assai decentrata! Che senso ha, allora, invocare la centralità geografica? La legge per Catanzaro presentata in Senato circa un anno fa va esattamente nella direzione di azzerare tali anomalie, per dare un vantaggio a tutti i calabresi; ma anche in questo caso dobbiamo registrare inattivismo, pigrizia e assenza di coraggio politico di chi, per non scontentare qualcuno, preferisce mantenere lo status quo basato su sprechi, duopoli, doppioni. E la musica continua a non cambiare. Si preferisce navigare a vista facendo avanzare la barca col vento dell’ipocrisia, come quella tirata fuori durante l’ultima campagna elettorale per le regionali dove l’argomento “capoluogo” è stato propagandato, salvo poi abbandonarlo una volta preso possesso dell’ambito scranno. C’è poi un ultimo aspetto di questo castello di ipocrisie, che riporta la riflessione sul dato nazionale: si vuol far credere che tagliando qualcosa agli emolumenti dei politici si possa moralizzare l’ambiente. Niente è più fuorviante. I veri costi della politica, il vero sperpero di soldi pubblici non sono rappresentati dallo stipendio dei parlamentari bensì dalla cattiva gestione dei finanziamenti: secondo una stima molto indicativa, ancorché approssimativa, pare che ammonti a non meno di 80 miliardi di euro lo sperpero determinato dal “cattivo uso” della politica. In questo caso non è solo questione di coraggio politico, ma non c’è convenienza e onestà sufficiente ad affrontare la faccenda. ULTRONEUS 10 GIUGNO 2010
QUALE FEDERALISMO PER L'ITALIA?
QUALE FEDERALISMO PER L'ITALIA?
La parola “federalismo” non rappresenta più una novità nel linguaggio della politica italiana. Che sia “fiscale”, “demaniale” o di qualsiasi altra forma, esso è ormai entrato nell’agenda di tutte le espressioni politiche, compreso l’UDC che fino a non molto tempo fa – e tuttora in alcuni suoi esponenti – mantiene un atteggiamento di ostilità o per lo meno di prudenza rispetto alla tematica federalista. La discriminante, del tutto legittima anzi moralmente doverosa, coincide con la solidarietà che un federalismo che voglia risultare ben accetto su tutto il territorio nazionale deve saper garantire alle regioni più deboli. Tralasciando gli albori del pensiero federalista che affondano le loro radici all’epoca risorgimentale nazionale, era il 1992 quando, per prima, la Lega Nord indicava nel federalismo la soluzione vincente per rilanciare economicamente e socialmente il nostro Paese, sebbene nelle motivazioni della Lega Nord tale rilancio fosse circoscritto agli interessi del Settentrione. Dopo quasi vent’anni il federalismo non sembra essere più un tabù e resta un tema centrale nel dibattito politico. A dirla tutta, se tralasciamo l’idea leghista di federalismo e l’immaginario collettivo che essa si trascina soprattutto nelle regioni del Nord dove buona parte della classe imprenditoriale ma anche delle masse popolari ipotizzano un decollo delle loro economie per via dello slogan “meno soldi a Roma”, si ha l’impressione che in tutta questa discussione manchi un concetto davvero condiviso e chiaro. Se l’Italia ha bisogno di una ricetta federale occorrerebbe primariamente un dibattito più consapevole che ne individui la forma più consona per il nostro Paese. Detta in altri modi, un federalismo che possa adattarsi all’Italia dovrebbe prima di tutto salvaguardare l’unità nazionale, quindi decentrare ruoli e funzioni senza depotenziare pericolosamente il ruolo centrale dello Stato e della sua capitale. Che non significa mantenere burocrazia elefantiaca. Tutt’altro. Significa discernere ciò che può essere federato da ciò che non può esserlo. Per fare un esempio: spetta alle Regioni organizzare la sanità sul territorio, ma deve essere lo Stato a dettare le linee guida onde garantire il principio base del diritto alla salute su tutto il Paese, per evitare disumane discriminazioni. Stessa cosa si può affermare per l’istruzione che deve essere garantita in egual modo dalle Alpi fino a Lampedusa, sebbene siano poi le Regioni a occuparsi della organizzazione territoriale. Indubbiamente un dibattito sul federalismo dovrebbe tenere presenti due fattori imprescindibili: da una parte la sussidiarietà e dall’altra il contenimento del potere politico. Sul primo in particolare occorrerebbe improntare una buona politica attraverso cui le esigenze dello sviluppo e della coesione sociale trovino uguale soddisfazione tramite il riconoscimento di maggiori ambiti di azione delegati alla società civile ed ai cosiddetti corpi intermedi. E’ ormai evidente che l’eccessivo interventismo pubblico non favorisce lo sviluppo, pertanto lasciare intervenire altri soggetti non può che recare benefici. Contenere l’intervento pubblico significa dunque contenere il potere politico, con ciò garantendo maggiore libertà ai singoli ed alla loro creatività. L’Italia ha bisogno di passare dall’attuale modello di società che possiamo definire chiusa, ad un modello aperto che può riflettersi in efficienza, concorrenza, libertà, responsabilità. In altri termini la meritocrazia. Un modello così perseguito può essere inquadrato nel dibattito sul federalismo che non va a toccare né la coesione (di cui recentemente ha parlato il presidente della Camera Gianfranco Fini) né l’unità del Paese. ULTRONEUS 25 MAGGIO 2010
SOLIDARIETÀ AL SINDACO DI LAMEZIA TERME
SOLIDARIETÀ AL SINDACO DI LAMEZIA TERME
A distanza di circa sei mesi dall'aggressione subita da Gianni Speranza ci ritroviamo ancora una volta, e nostro malgrado, a dover commentare un atto sconcertante occorso al sindaco di Lamezia Terme, al quale pertanto tutta la comunità calabrese dovrebbe rinnovare con maggiore convinzione e vicinanza i sentimenti di amicizia. E se nel novembre scorso abbiamo registrato con disappunto un’aggressione becera ai danni di Speranza figlia delle strumentalizzazioni che qualcuno ha messo in campo durante l’attività di demolizione di alcuni edifici abusivi, oggi restiamo perplessi mentre tentiamo di comprendere le ragioni per le quali il sindaco lametino, rieletto alla guida della città, sia stato nuovamente preso di mira. Ovviamente la nostra solidarietà si estende ai magistrati Dominijanni, Spadaro e Vitello, destinatari del medesimo barbaro messaggio intimidatorio con il quale evidentemente le bande delinquenziali della Piana si oppongono ai progetti di legalità. Non nascondiamo perciò la nostra indignazione e la nostra preoccupazione di fronte all’arroganza malvagia di chi sta tentando di frenare il sindaco Speranza nell’avvio della sua seconda consiliatura. Probabilmente la malavita aveva immaginato altri scenari, prefigurando per sé stessa maggiore libertà di movimento. In tal senso ci piace leggere nelle intimidazioni di queste ultime ore un segnale di difficoltà da parte di chi commette azioni così scellerate: forse costoro avvertono che il contrasto al malaffare è non solo possibile ma già in atto, e perciò alzano la voce alla loro maniera, cioè con la vigliaccheria e la tracotanza che li contraddistingue. Siamo sicuri che l’intera comunità lametina – al di là delle appartenenze ideologiche, al di là del voto espresso recentemente alle ultime consultazioni elettorali comunali – saprà essere responsabile al punto di manifestare piena solidarietà al proprio sindaco. Inizia un nuovo percorso, un nuovo quinquennio, e Lamezia Terme non può e non deve mostrare segnali di debolezza rispetto ai rigurgiti delinquenziali di pochi guitti. Non possiamo correre il rischio che la tracotanza di pochi assurga a modello sociale come vorrebbero i clan malavitosi. La cittadinanza lametina si stringa dunque attorno al proprio sindaco, non solo in quanto primo cittadino ma per l’impegno difficile e rischioso che mette quotidianamente nel perseguire una legalità che appare così difficile da raggiungere ma così urgente per restituire dignità ai nostri territori. ULTRONEUS 6 MAGGIO 2010
UN BIPOLARISMO TROPPO IMPERFETTO
UN BIPOLARISMO TROPPO IMPERFETTO
L’attuale “crisi” in corso all’interno del PDL nazionale dove – nessuno ormai più lo nega – è evidentissimo il dualismo tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini, è il segno più recente che il bipolarismo, probabilmente, in Italia non attecchisce. D’altro canto la creazione quasi forzosa del PDL avvenuta folkloristicamente sul predellino dell’auto, in una piazza di Milano, dove Berlusconi annunciò improvvisamente questo nuovo soggetto politico, rappresenta il paradigma di una politica italiana che per certi versi sembra non aver raggiunto ancora una sua maturità nell’ambito della cosiddetta Seconda Repubblica. Pochi anni fa sembrava che i partiti (o per meglio dire i loro “padroni”) fossero in grado di portare innovazione nell’assetto politico grazie ad un sistema di alleanze capace di smuovere le acque troppo ferme della politica nazionale. Sono venute così a crearsi delle aree “ideologiche” rappresentate dal Partito Democratico, dalla Sinistra Arcobaleno, dal Popolo della Libertà e dall’Unione di Centro. A cui dobbiamo aggiungere la Lega Nord che però non può essere inquadrata nell’alveo delle aree ideologiche essendo la sua mission legata esclusivamente agli interessi del territorio settentrionale del Paese, al di là degli stereotipati concetti della destra e della sinistra. Tali aree, alla distanza, sembra però che non stiano reggendo e probabilmente nel lungo periodo non reggeranno. I due grandi partiti-contenitori che sono nati con l’ambizione di realizzare il duopolio della politica nazionale probabilmente stanno fallendo nell’intento. Alla crisi del PD oggi si aggiunge quella del PDL, con alcuni tratti comuni: le varie “correnti” interne di entrambi i partiti sembra abbiano spinte centrifughe tendenti a ricostituire, a loro volta, nuovi partiti. E questi nuovi partiti in effetti non sarebbero del tutto nuovi ma potrebbero andare a ricostituire i vecchi partiti, sulla falsa riga dell’assetto che abbiamo conosciuto durante la Prima Repubblica finita, come si sa, sotto gli assalti di Tangentopoli. In tutta questa vicenda italiana forse c’è anche un pizzico di egoismo della politica che non sa e non vuole scegliere, e quindi non sa o non vuole costruirsi una nuova identità, pur di governare il presente a tutti i costi. Ma così facendo nessuno, né a destra né a sinistra, si accorge che l’Italia rischia di avere un deficit di azione e di programmazione. In altri termini, c’è il rischio che la politica non guardi con responsabilità al futuro del Paese ma solo a quello degli schieramenti o delle correnti che, di volta in volta, si creano per poi disfarsi. ULTRONEUS 20 aprile 2010
LIBERTÀ DI VOTO O SCAMBIO COMMERCIALE?
LIBERTÀ DI VOTO O SCAMBIO COMMERCIALE?
A distanza di pochi giorni dalla conclusione del voto regionale e nell’imminenza di ottenere, da parte del Corte d’Appello di Catanzaro, la ratificazione ufficiale e definitiva degli eletti all’assise di Palazzo Campanella, si può fare una considerazione: è cambiato il governatore, è mutato lo schieramento della maggioranza, ma non è mutata certamente la possibilità che in Calabria si faccia strada la libertà del voto d’opinione. Il giorno che ciò accadrà indubbiamente si potrà dire che la nostra regione ha guadagnato in “innovazione” e avrà fatto almeno un passo in avanti sotto il profilo socio-culturale. Di fronte all’apparente cambiamento, in realtà tutto sembra uguale. E poiché tutti i nodi, prima o poi, vengono al pettine, sono pochi quelli che hanno compreso quale sia il marcio della politica calabrese, e cioè il rapporto patologico tra i partiti e i loro esponenti di punta e i cittadini, i quali – a seconda delle circostanze – sono elettori, consumatori, utenti o clienti! Ovviamente non c’è niente di male nel cercare il consenso del popolo con ogni mezzo, purché lecito. Il punto è che l’elettore calabrese sembra essere sempre più confinato nel ruolo di banale e passivo spettatore della politica piuttosto che esserne riconosciuto come il fine principale della stessa. Già in occasione delle elezioni politiche il cittadino-elettore è privato di quel diritto fondamentale che gli possa consentire di scegliere in piena libertà un candidato piuttosto che un altro, giacché al Parlamento oggi si accede attraverso una nomina stabilita a priori dalle segreterie dei partiti. Ma laddove la libertà apparentemente è presente, come nel caso delle elezioni amministrative o come nel caso delle regionali appena concluse, il cittadino-elettore in Calabria si rappresenta, ahinoi, solo in piccola parte davvero libero. La clientela è massimamente diffusa, il ricorso al piccolo o grande favore è sempre imperante. E così il voto libero e consapevole, in Calabria, forse ancora non c’è. Le segreterie dei potentati della politica, abili mestieranti, sono il centro di raccolta delle richieste del cliente di turno. Ciò svia la politica dal suo ruolo più alto, ovvero quello di guardare alle esigenze della collettività, quindi al bene di tutti e perciò di ciascuno. Ma in Calabria sfortunatamente le cose non vanno così. E gran parte della politica in Calabria continua maledettamente a rimanere ancorata a meccanismi retrogradi, medievali, dove il rapporto tra cittadino-elettore e rappresentante-eletto è più vicino ad una negoziazione commerciale che non alla libertà di opinione. ULTRONEUS 9 APRILE 2010
IL GRANDE BLUFF
IL GRANDE BLUFF
A parte i proclami di convenienza e l’ipocrisia dei manifesti che ci parlano di uno “Scopelliti per Catanzaro” (ottimo titolo per un esilarante spettacolo di cabaret), concretamente il candidato pidiellino non ha investito i suoi potenti referenti romani circa questioni fondamentali per il capoluogo quali la Scuola di Magistratura, l’Ospedale Militare, il ddl “Catanzaro Capitale”. Se Scopellitti tace significa che Scopelliti bleffa. Peppe Scopelliti farà sostenere il ddl “Catanzaro Capitale” che giace in Senato? Si farà promotore, attraverso Italo Bocchino, di analogo ddl alla Camera? E ancora: si impegnerà, se sarà eletto, a promuovere iniziative legislative regionali per rendere compiuto il ruolo di capoluogo di Catanzaro? Sulla Scuola di Magistratura non registriamo alcuna consequenzialità da parte del ministro Alfano ma, nel contempo, denunciamo il lassismo di chi vorrebbe cavalcare l’onda di questa battaglia per meri motivi elettorali quando, nei fatti, non muove un dito per definire la vicenda. Ci riferiamo in modo particolare ad alcuni esponenti politici i quali due mesi fa dichiaravano che grazie al loro “amico” candidato al governo della regione, e grazie ai buoni uffici di questi presso le stanze romane, le procedure per far iniziare i corsi avrebbero ottenuto un’accelerazione. Purtroppo niente di tutto questo è ancora accaduto. Scopelliti è totalmente disinteressato alla vicenda. Anzi la questione diventa grottesca se solo pensiamo al dato, per niente confortante, che alcuni politici sostengono (o fingono di sostenere) determinate battaglie di civiltà solo in occasioni elettorali, con ciò seminando il sospetto che non aderiscano alle stesse per nobili motivi ma solo per ragioni di convenienza dovuta alla prossimità del voto. La stessa cosa possiamo affermare in merito all’Ospedale Militare: alcuni esponenti locali del PDL dichiaravano, pochi mesi fa, che Scopelliti avrebbe sollecitato il Governo. A dire il vero speravamo che, sfruttando il tempo propizio della campagna elettorale, l’on. Michele Traversa ospitasse a Catanzaro il ministro della difesa Ignazio Larussa per effettuare un sopralluogo nell’immobile di Piazza Stocco con l’auspicio di focalizzarne l’attenzione. Anche stavolta siamo rimasti delusi. Infatti, per via delle “incomprensioni” interne al PDL locale, Larussa è stato costretto ad annullare l’incontro a Catanzaro con l’”amico” Traversa per privilegiare quello a Reggio con il “più amico” Scopelliti. Quindi niente sopralluogo all’Ospedale Militare, nessuna soluzione in prospettiva. Insomma i proclami fatti da Scopelliti e dai suoi accoliti catanzaresi puzzano di strumentalità elettorale. Puzzano di bluff. Perché non fugare tali dubbi? ULTRONEUS 23 MARZO 2010
SOLIDARIETÀ E STIMA AD ANGELA NAPOLI
SOLIDARIETÀ E STIMA AD ANGELA NAPOLI
Tutti dobbiamo esprimere vicinanza all’onorevole Angela Napoli per i barbari “messaggi” che riceve dalle cosche. Siamo convinti che la parlamentare di Taurianova sia una delle voci più coraggiose ed integre della politica calabrese e nazionale; pertanto, nel manifestarle oggi la nostra convinta solidarietà, le ribadiamo pure i sentimenti di sincera stima poiché le riconosciamo quei valori e quella fermezza rispetto ai temi della legalità, della trasparenza e dell’impegno costante contro tutte le mafie. Le minacce ricevute rappresentano un fatto raccapricciante che se da un lato confermano la pervasività del malaffare nel nostro territorio, dall’altro sottolineano la robustezza delle denunce che la Napoli va facendo da molto tempo. Tutto questo non può che portarci ad alcune riflessioni che, almeno in parte, conducono al torbido intreccio tra mafia e politica, identificando la parte malata di quest’ultima come una contraddizione delle nostre società. E come tutte le cose che presentano contraddizioni l’opinione pubblica ha il diritto di vigilanza e di critica nonché di fare distinzione tra i politici migliori e i politici peggiori; la moralità dei quali non può essere considerata invalicabile da non consentire che l’occhio del cittadino vi si soffermi e ponga delle domande. Per esempio, e giusto per rimanere all’interno della tematica legalità, politica e malaffare, è diritto dei cittadini attenti così come dei politici migliori interrogarsi sul perché un disegno di legge fondamentale per limitare l’intreccio tra mafia e politica non sia stato votato da alcuni parlamentari. Ci riferiamo al ddl “Lazzati”, approvato alla Camera dei Deputati con 354 voti favorevoli nella seduta numero 289, votazione n. 22, dello scorso 24 febbraio. Non comprendiamo e mai comprenderemo le 35 astensioni e i 7 voti contrari espressi su una proposta di legge che impedisce ai mafiosi di svolgere propaganda elettorale. Per quanto riguarda la deputazione calabrese risulta che il 36% di questa era assente in aula al momento dell’importantissimo voto contro tutte le mafie: una percentuale imbarazzante ed un’assenza in ogni caso ingiustificata ed ingiustificabile a motivo della valenza civile che il “Lazzati” riveste. Ecco perché censuriamo con sdegnato fastidio l’atteggiamento di chi non l’ha votato o era assente. Fra questi – per circoscrivere la questione agli eletti della provincia catanzarese – sul sito della Camera leggiamo i nomi degli onorevoli Giuseppe Galati, Giancarlo Pittelli e Michele Traversa. In queste ore di solidarietà alla parlamentare Angela Napoli, la quale ha sostenuto genuinamente sin dalla prima ora il ddl voluto dal giudice Romano De Grazia, siamo certi che i cittadini attenti e i politici migliori stiano ponendosi un identico e legittimo interrogativo: perché questi nostri deputati non hanno votato il ddl “antimafia”? ULTRONEUS 17 MARZO 2010
SCOPELLITI PENSA SOLO ALLA REGIONE...DELLO STRETTO!
SCOPELLITI PENSA SOLO ALLA REGIONE...DELLO STRETTO!
Il “nuovismo” con cui Peppe Scopelliti ama presentarsi è totalmente ingannevole: nessuno ha dimenticato la sua fallimentare esperienza di assessore al lavoro e alla formazione nel pessimo governo Chiaravalloti. Nessuno ha dimenticato le aule dei tribunali in cui ha trascinato con arroganza e prepotenza il Comune di Catanzaro per sottrargli ruoli e funzioni. Nessuno ha dimenticato, solo pochi mesi fa, la sua corsa a Roma per tentare di rubare il Competence Center delle Poste che il Ministero ha assegnato a Catanzaro. Nessuno ha dimenticato le sue proteste per l’insediamento del Comando Militare Regionale a Catanzaro. Nessuno ha dimenticato i suoi insulti rivolti a Catanzaro, salvo rimangiarseli in questi ultimi tempi per calcolo e convenienza elettorale. Nessuno ha dimenticato i calci nel sedere che incoraggiava a dispensare ai suoi avversari politici. E nessuno può essere così idiota – tanto più, speriamo, i suoi accoliti catanzaresi – da non comprendere che questa storia della città metropolitana di Reggio (creata con un inganno teso a Italo Bocchino), Scopelliti voglia cavalcarla per tentare di mettere sullo stesso piano istituzionale la città dello stretto col capoluogo di regione, con ciò pensando di rosicchiare a Catanzaro qualche funzione direttiva regionale. E ancora, nessuno può essere davvero imbecille da non capire che la “sua” città metropolitana, quella che lui ha insistito perché fosse creata così, guarda verso la Sicilia, con ciò creando una spinta centrifuga ed una ferita lacerante nell’unità territoriale, istituzionale e mentale della nostra regione. Millenni di storia, usi, tradizioni e cultura buttati alle ortiche per le spregiudicate ambizioni e sete di potere di un arrembante ragazzo che non conosce neppure i confini e l’orografia della sua terra. Di fatto Scopelliti ha sempre guardato in quella direzione. Noi, invece, amiamo Reggio ed i reggini e auspichiamo una piena integrità territoriale della Calabria, da nord a sud. La regione che Scopelliti immagina non è la Calabria della vasta e bella provincia cosentina, né quella della pitagorica Crotone o della affascinante terra di Hipponion, e nemmeno quella della magnogreca Locride. Né tanto meno è quella compresa nell’Istmo di Catanzaro. La regione di Scopelliti è un’altra: è quella dello Stretto che non a caso si chiama di Messina. D’altronde, essendo per lui assai distante il Pollino e misconosciuti i suoi incantevoli paesaggi, afferma che la vetta più alta della nostra regione sia non già il Dolcedorme ma il Montalto, cima a lui più prossima trattandosi di Aspromonte. Ma per riparare alla gaffe ne combina un’altra delle sue: cancella d’imperio la provincia di Matera con ciò facendo confinare la bella provincia brutia direttamente con quella di Taranto. Che dire! Il suo mondo è un altro, ed è decisamente circoscritto allo “Stretto indispensabile”. Forse sarà per questo che già qualche anno addietro iniziò a perorare la causa di far riunire la Giunta Regionale a Reggio, dimenticando che il capoluogo è Catanzaro. Probabilmente questa faccenda della geografia e questa storia del “capoluogo”, a lu figghiolu, non gli vogliono proprio entrare in testa! ULTRONEUS 12 MARZO 2010
LA CAMERA APPROVA IL DDL LAZZATI
LA CAMERA APPROVA IL DDL LAZZATI
Diciassette anni di instancabile ed encomiabile lavoro prodotto dal giudice Romano De Grazia in favore della legalità e della giustizia sono approdati, finalmente, al giusto riconoscimento attraverso l’approvazione alla Camera del disegno di legge denominato “Lazzati”. Registriamo questo risultato come uno dei momenti più alti per la Calabria giacché la soddisfazione per essere giunti a tale obiettivo fa il paio con l’orgoglio che sia stata proprio la nostra terra – dipinta sempre attraverso lo stereotipo della malavita – a fornire un impulso così vibrante e così significativo nella lotta al malaffare. E’ qui che è nata e si è sviluppata l’idea, e da qui si è diffusa in tutto il Paese per merito dell’opera tenace di De Grazia. Il “Lazzati” è un patrimonio dell’intera società civile; è uno strumento utile alla sua crescita e in tal senso appartiene e deve appartenere a tutti. Ecco perché, pur nella soddisfazione di queste ore, siamo rammaricati per l’astensione o l’assenza di alcuni parlamentari calabresi che hanno perso l’opportunità di votarlo, con ciò consegnando all’opinione pubblica qualche terribile interrogativo. Il testo prevede il divieto di svolgimento di propaganda elettorale alle persone sottoposte a misure di prevenzione: attualmente il sorvegliato speciale non può votare e non può essere eletto; può invece svolgere attività di propaganda elettorale e influenzare le attività delle istituzioni dall'esterno al solo scopo di trarne profitto attraverso la presenza, nelle sedi elettive, di propri uomini. Il ddl Lazzati introducendo dunque il divieto di propaganda elettorale per il sorvegliato speciale e sanzionando anche la condotta del candidato che si rivolgesse a questi per la propaganda, contribuirebbe non poco a limitare alle origini l’intreccio mafia-politica. Si tratta dunque di una risposta efficace che va a coprire quel deficit legislativo che finora ha consentito ai mafiosi, o agli amici dei mafiosi, di sedersi sulle poltrone dell’amministrazione pubblica. Ora che il “Lazzati” ha passato l’esame alla Camera dei Deputati, auspichiamo tempi celeri per la sua approvazione definitiva che avverrà dopo la trattazione in Senato. La Calabria, e l’intero Paese, non possono attendere. ULTRONEUS 26 FEBBRAIO 2010
CATANZARO CAPITALE SIA APPROVATA PRIMA DELLE ELEZIONI
CATANZARO CAPITALE SIA APPROVATA PRIMA DELLE ELEZIONI
La politica ha sempre colpevolmente schivato l'argomento della razionalizzazione dei ruoli e delle funzioni afferenti alla città capoluogo di regione, ubbidendo ad un perverso disegno che interpretiamo come il voler mantenere quel diffuso disordine istituzionale nel quale giocare la carta del più forte o del più spregiudicato. In questo marasma Catanzaro, ha subito attacchi da ogni dove, sia a livello locale che centrale, tanto che la sua stessa immagine ed il suo status risultano indeboliti. In realtà chi sogna una regione ordinata e funzionale non può che censurare le innumerevoli sottrazioni di prerogative spettanti al suo capoluogo. Una capitale regionale forte, che eserciti integralmente e non parzialmente il suo ruolo direttivo, produce efficienza per tutti i calabresi oltre che rappresentare meglio la regione al suo esterno. Purtroppo dagli anni ’70 ad oggi è avvenuto l’esatto contrario di ciò che doveva avvenire: Catanzaro non solo non ha ricevuto risorse adeguate per svolgere il suo ruolo a vantaggio dell’intera regione, ma è stata sin dalla prima ora mutilata delle sue funzioni. E’ evidente che tali considerazioni siano condivisibilissime. Sono talmente equanimi che ogni calabrese desideroso di vivere in una regione ordinata ed efficiente può sottoscriverle, al di là di qualche sciocco campanilismo. Ecco perché è da ritenersi lodevole il disegno di legge giacente in Senato dallo scorso 21 maggio col n. 1581, proposto dal senatore Enrico Montani. Ed ecco perché registriamo con curiosa soddisfazione la promessa di zelo con cui Sergio Abramo (assessore regionale in pectore del candidato PdL al governo calabrese) manifesta l’intenzione di sponsorizzare una legge ad hoc per Catanzaro Capitale, inquadrando l’iniziativa come “l’impegno maggiore” e prioritario che ha chiesto alla sua coalizione. E’ del tutto evidente come tali dichiarazioni avvalorino l’istanza e l’urgenza di mettere finalmente mano alla razionalizzazione dello status politico-direttivo del capoluogo in questa regione. Senza accomodamenti. Senza compromessi. Senza linguaggi politicamente corretti. Senza più duopoli. Senza più disordine istituzionale. D’altro canto il progetto “Catanzaro Capitale” mira non già a chiedere un extra per il capoluogo, ma solo ciò che gli spetta. Nient’altro. Pertanto appare inutile ed equivoco aspettare di fare dopo i risultati elettorali ciò che può essere fatto subito: Sergio Abramo dovrebbe adoperarsi immediatamente a che il ddl n. 1581 venga sottoscritto da tutti i senatori del PdL e, nel contempo, dovrebbe farsi promotore per il deposito alla Camera di analogo disegno di legge, con immediata assegnazione alle competenti commissioni. Italo Bocchino, cui il candidato PdL al governo calabrese è assai devoto, saprà come muoversi. Pungolato, ne siamo certi, dall’intero PdL locale. Ma per saggiare la buona fede di questi nobili intenti c’è solo una prova: agire prima delle elezioni. Non dopo. ULTRONEUS 23 FEBBRAIO 2010
RISANARE IL TERRITORIO
RISANARE IL TERRITORIO
Siamo molto colpiti e sinceramente vicini alle famiglie calabresi che in questi giorni hanno dovuto abbandonare le proprie case per il fenomeno franoso. La priorità da affrontare è la salvaguardia ambientale del territorio. E se stavolta, fortunatamente, non ci sono stati i morti che invece abbiamo pianto nella tragedia di Soverato e della A3, bisogna interpretare il fenomeno guardando in faccia una realtà che ci avvisa costantemente, e da molti anni, del pericolo. Pertanto il Governo nazionale dovrebbe temporaneamente accantonare il sogno di realizzare opere faraoniche, ancorché utili ed epocali, per deviare i relativi finanziamenti verso il recupero e la messa in sicurezza del nostro territorio e delle nostre popolazioni. Sarebbe un’azione politica di enorme responsabilità. Di più. Sarebbe la vera monumentale “infrastruttura” mai realizzata in Calabria e potrebbe consegnare ad ogni suo singolo cittadino quella serenità oggi minata. In questa prospettiva tutte le altre emergenze – e in Calabria sono tante – lasciano il posto alla difesa del suolo, che perciò deve diventare la priorità per la politica nazionale. L’aver inserito poche risorse nella Finanziaria 2010 per intervenire sul rischio idrogeologico appare come una misura vicina al nulla, dal momento che occorrerebbe ragionare non più in termini di emergenza bensì di risanamento massivo di un territorio reso fragile da scelte sbagliate, da mancanza di politiche di pianificazione, dall’abbandono di attività specie di carattere montano, da abusivismi, da espansione urbanistica in aree instabili, da disboscamenti delle aree forestali, da mancanza di interventi manutentori, e da tanti altri processi. Alla luce di tutto questo, se vi è la volontà politica di affermare il risanamento ambientale come priorità, bisognerà sacrificare necessariamente qualche settore o qualche opera faraonica per dirottare quanti più finanziamenti possibili verso la difesa del suolo intesa come interventi differenziati in ragione delle caratteristiche dei luoghi, sistemazioni idraulico-forestali, diffusione di tecniche ingegneristiche, rispetto della natura, arginature, difesa dalle avversità atmosferiche e dagli incendi boschivi. Tutte soluzioni che gli addetti ai lavori conoscono molto bene, ma che ora la politica deve assumere come preminenti. ULTRONEUS 20 FEBBRAIO 2010
IL CAPOLUOGO DI PEPPE SCOPELLITI
IL CAPOLUOGO DI PEPPE SCOPELLITI
La questione “Catanzaro Capitale” è stata portata a conoscenza anche di Peppe Scopelliti, profittando del suo comizio elettorale a Catanzaro. Richiamando gli elementi con cui lo stesso Scopelliti ama rappresentarsi, ovvero dinamismo, cambiamento e rinnovamento, gli sono stati forniti spunti di riflessione sulla faccenda – solo apparentemente superata – del capoluogo. Che poi è una faccenda non marginalizzabile alla sola città di Catanzaro ma ha un impatto squisitamente regionale giacché è la Calabria intera a risultare più debole (anche nei rapporti con le altre regioni e con lo Stato centrale) qualora il suo capoluogo non venga messo nelle condizioni legittime di esercitare a pieno ogni prerogativa. Si parla di rinnovamento e superamento dei campanili: ebbene, lo si dimostri subito con l’impegno di ripristinare l’ordine istituzionale e riportare nel capoluogo tutti gli organismi, nessuno escluso, e gli uffici di valenza regionale attualmente dislocati un po’ di qua e un po’ di là. Sentirci dire che “il capoluogo non si tocca” è solo una rassicurazione formale che puzza di campagna elettorale. Contano i fatti non i proclami. Perché dovremmo credere alle parole di Scopelliti quando, fino a ieri, egli ha contrastato con i fatti, in ogni modo e con ogni mezzo, il ruolo di Catanzaro? Possiamo forse dimenticare che Scopelliti dichiarava, solo pochi mesi fa, di accettare la candidatura a governatore solo se ciò avesse beneficiato la sua Reggio? Possiamo dimenticare che Scopelliti è colui il quale ha trascinato Catanzaro (nella sua insana visione campanilistica degli affari regionali) nelle aule dei tribunali per derubare al capoluogo di regione ruoli e funzioni? Qualcuno ha già dimenticato la vicenda della Direzione Regionale del Lavoro, o quella più recente delle Dogane? O la pretesa di richiedere per Reggio il Comando Militare Regionale? O il suo attivarsi per soffiare a Catanzaro il competence-center delle Poste Italiane? O le bugie storiche raccontate al suo fido Italo Bocchino il quale, abboccando, è stato indotto ad affermare che lo status metropolitano per Reggio è un atto dovuto quale risarcimento per i torti subiti da quella città negli anni ’70? E chi risarcisce allora Catanzaro? Ed in che misura? E’ evidente allora che l’argomento del capoluogo è attuale e bisogna definirlo. Non ci interessa il pennacchio ma il contenuto di tale status. Ed è un fatto che Scopelliti (ma non solo lui) voglia depotenziare il ruolo direttivo di Catanzaro. E' importante rammentare che esiste un disegno di legge giacente in Senato dal maggio scorso che si prefigge la razionalizzazione delle funzioni spettanti al capoluogo di regione. Sono pronti, Scopelliti ed i suoi amici al Governo assieme alla politica calabrese, a sostenerlo in Parlamento e quindi garantire il capoluogo non solo con dichiarazioni di convenienza elettorale? ULTRONEUS 12.02.2010
LETTERA APERTA A SILVIO BERLUSCONI
LETTERA APERTA A SILVIO BERLUSCONI
Illustrissimo Presidente, abbiamo apprezzato la Sua lettera ai “cari amici calabresi” pubblicata sui quotidiani locali giovedì 28 gennaio in occasione del Consiglio dei ministri riunitosi nella nostra regione. Ne abbiamo colto lo sforzo con cui il Governo intende manifestare la sua presenza in un territorio molto difficile qual è la Calabria. Siamo d’accordo con lei quando evidenzia come prioritaria la lotta alla ‘ndrangheta che può essere sconfitta solo con un forte attacco al suo patrimonio. Accanto a questi obiettivi vorremmo però rappresentarle la questione “legalità” attraverso un altro punto di vista che probabilmente mai nessuno le ha offerto: si tratta del “disordine” con cui sistematicamente lo Stato interviene in Calabria. Laddove leggi e regolamenti assegnano determinate prerogative ai capoluoghi di regione, ciò viene rispettato ovunque nel Paese ma non in Calabria dove assistiamo ad una “deportazione” anomala di ruoli e funzioni verso altre città, con ciò depotenziando la dignità e lo status politico-direttivo di Catanzaro, oltre che affaticare l’efficienza burocratica, danneggiare l’erario e creare disagio alla collettività, contraddicendo la mission di risparmio e razionalizzazione che il Governo da lei presieduto si è imposta. La declamata “presenza dello Stato”, per essere credibile e restituire pieno valore alla parola “legalità”, deve estendersi al rispetto delle regole, dei ruoli e delle funzioni di ciascuno, e non assecondare i campanili locali per ragioni clientelari. Parimenti è inconcepibile che un’amministrazione comunale morosa venga fatta passare per virtuosa ed il suo Sindaco possa addirittura candidarsi alla carica di governatore. Dov’è la legalità? Carlo V, l’imperatore che nel 1528 definì Catanzaro magnifica et fidelissima, usava dire che “la ragione di stato non deve opporsi allo stato della ragione”. Ecco, nel nostro caso è auspicabile che lo Stato usi la ragione per comprendere l’anomalia che ha creato in Calabria. Se Catanzaro è il capoluogo di regione, sia lo Stato per primo a rispettare e farne rispettare la dignità e lo status! Dia l’esempio. Intervenga con atti riparatori che restituiscano integralmente le competenze del capoluogo. Viceversa, nei calabresi persisterà subdolo un messaggio di disordine che continuerà a riflettersi nel vivere quotidiano. E che fomenterà guerre tra poveri. ULTRONEUS 30 GENNAIO 2010
ALFANO SIA CONSEGUENZIALE
ALFANO SIA CONSEGUENZIALE
L’impegno assunto sulla Scuola di Magistratura al Dicastero di Via Arenula dal ministro Alfano il 29 ottobre scorso, davanti ad una folta e qualificata rappresentanza politica proveniente da Catanzaro e dalla Calabria, deve essere onorato senza ulteriori snervanti attese. Dal Ministero non ci attendiamo ulteriori rassicurazioni, ma solo che inizino i corsi per le “toghe”. D’altra parte il serio intento di ristabilire la giustizia e la nostra gratitudine per chi si è adoperato a sposare questa battaglia inducono a richiedere al ministro un’azione consequenziale, ovvero un decreto che metta finalmente nero su bianco quanto dichiarato, al fine di autorizzare l’insediamento della Scuola. E’ d’obbligo altresì sottolineare l’immediata efficacia esecutiva della sentenza amministrativa di primo grado emessa il 24 marzo scorso dal TAR Lazio, tuttora sussistente: l’effetto conseguente immediato è il ripristino del Decreto interministeriale Castelli-Tremonti del 30 gennaio 2006, che dunque deve essere applicato. In tal senso appaiono incomprensibili gli ulteriori rinvii. Infatti rileviamo – per averlo letto persino su L’Eco di Bergamo del 29 novembre scorso – che è inutile ricorrere al solito brutto vizio del compromesso all’italiana per salvare capre e cavoli, nella fattispecie anche Benevento. In questa faccenda di malapolitica l’elemento abusivo non è Catanzaro bensì la città sannita, per essere stata scelta da Mastella con una inusitata partigianeria, nel disprezzo del nostro territorio. Dunque Alfano non dovrebbe temere di scontentare i sanniti, i quali con la Scuola di Magistratura non c’entrano nulla. Dovrebbe esclusivamente far partire i corsi nelle tre sedi (Bergamo, Firenze, Catanzaro). Creare una quarta sede a Benevento e tergiversare in attesa di qualche soluzione inventata da Tremonti per coprire le spese di questa quarta inutile sede, in realtà significa concludere la vicenda “a tarallucci e vino”, come scrivono appunto i giornalisti bergamaschi, i quali non fanno altro che registrare l’anomalia di un eventuale deleterio spezzatino della Scuola. Scrivono ancora da Bergamo: “La classica soluzione all’italiana che non scontenta nessuno, tranne forse il cittadino medio che proprio fa difficoltà a capire come in questi momenti di crisi si possano moltiplicare le istituzioni e non contenerle. E solo per la mancanza di coraggio di dire un semplice monosillabo a qualcuno (a Mastella ieri, alla De Girolamo oggi): NO”. ULTRONEUS 27 GENNAIO 2010
LO STATO IN CALABRIA?
LO STATO IN CALABRIA?
Pochi giorni fa abbiamo lamentato l’eventualità che lo Stato, in Calabria, mostrasse la sua presenza mantenendone però le anomalie di fondo. Purtroppo è ciò che sta accadendo: il Consiglio dei Ministri non si terrà a Catanzaro e il “superprefetto” non avrà sede a Catanzaro così come ha specificato ieri il sottosegretario Nitto Palma il quale, con un pizzico di coda di paglia, ha tenuto ad evidenziare che però il “coordinamento amministrativo delle prefetture resta a Catanzaro”. Ancora una volta dunque – e ciò succede solo in Calabria – si sorvola sulle più elementari regole di rispetto istituzionale maltrattando il capoluogo, a cui si sottraggono ruoli, funzioni, competenze e visibilità, umiliandone lo status politico-direttivo quando addirittura non si arriva ad ignorarne l’esistenza geografica. Cosa significa allora, e concretamente, “presenza dello Stato in Calabria”? Si tratta di qualche carabiniere e magistrato in più? Certamente sì. Ma non basta. La stessa seduta del Governo prevista sul territorio calabro può essere un buon segnale, purché non si declami il paradigma della legalità, così confortevole in questi momenti, salvo poi continuare a fare i soliti gargarismi mentre le anomalie di fondo, in Calabria, restano tali e quali, imbrigliati nel birignao della politica politicante. Al di là della imponente lotta alla ‘ndrangheta, lo Stato in Calabria deve ripartire da una politica che alimenti il concetto di “ordine” a tutti i livelli, dal rispetto per le più elementari regole quotidiane fino ad arrivare a quello ambientale, passando da quello istituzionale. Catanzaro non può essere sistematicamente esclusa da questo “ordine”. Il suo ruolo direttivo nel contesto regionale non può essere ulteriormente vessato oltre che dai campanili locali anche dalle disattenzioni dello Stato. Carlo V, l’imperatore che definì "magnifica et fidelissima" la città di Catanzaro, usava dire che “la ragione di stato non deve opporsi allo stato della ragione”. Ecco, nel nostro caso è auspicabile che i poteri romani usino la ragione per comprendere le inefficienze e gli sperperi causati in Calabria dall’inutile duopolio tra Catanzaro e Reggio, che si manifesta con la colpevole complicità di Roma ogni qualvolta questa esaudisca i rivendicazionismi reggini in merito a prerogative spettanti al capoluogo. E’ successo di recente con la Direzione Regionale del Lavoro e con quella delle Dogane. Ed è successo in passato con l’assegnazione del Consiglio Regionale. Ma succede continuamente con innumerevoli antipatiche ed anacronistiche questioni accresciute nel campanilistico terreno di coltura in riva allo Stretto e, ahinoi, assecondate da Roma. Se Catanzaro è il capoluogo di regione, sia lo Stato per primo a rispettare e farne rispettare la dignità e lo status! Dia l’esempio, in ogni modo. Dal superprefetto alla seduta del consiglio. Ma soprattutto unendo le sedi istituzionali, con ciò sanando un peccato originale. Viceversa, mantenendo l’anomalia istituzionale, nei calabresi persisterà subdolo un messaggio di disordine che continuerà a riflettersi nel vivere quotidiano. E che fomenterà guerre tra poveri, come i manzoniani capponi legati e tenuti a testa in giù che s’ingegnavano a beccarsi l’uno con l’altro, come accade tra compagni di sventura. Scendendo dal Manzoni a più prosaica metafora, chissà se la nostra deputazione avrà la memoria dell’elefante o continuerà ad abbaiare alla luna! ULTRONEUS 21 GENNAIO 2010
LA PRESENZA DELLO STATO PARTE DAL RISPETTO DEL CAPOLUOGO
LA PRESENZA DELLO STATO PARTE DAL RISPETTO DEL CAPOLUOGO
La scelta di tenere una seduta del Consiglio dei Ministri in Calabria in relazione ai fatti di Rosarno è apprezzabile: il Governo vuole dare un segnale che lo Stato, nella nostra regione, c’è. Su questo aspetto però dobbiamo sottolineare un elemento solo apparentemente marginale che attiene alla supposta presenza dello Stato in Calabria, presenza da intendersi in senso lato. Andiamo al sodo: dove si svolgerà questa seduta del Consiglio dei Ministri? La risposta normale è Catanzaro, ma siccome di normale in Calabria non vi è nulla, non ci sarebbe da meravigliarsi se ancora una volta registreremo un'anomalia. Anomalie presenti sul territorio calabrese non riferibili soltanto al “disordine” imposto dalla criminalità organizzata ma anche a quelle istituzionali create – negli ultimi 40 anni – dallo Stato in Calabria, a partire dalla separazione delle sedi di Giunta e Consiglio regionale in poi. Si tratta in entrambi i casi di debolezze che, pur con le debite proporzioni, influenzano i calabresi in modo negativo. Per quanto attiene la ‘ndrangheta siamo convinti che l’aggressione al patrimonio sia lo strumento di contrasto più incisivo. Per quanto riguarda invece il “disordine” istituzionale vigente nella nostra regione la soluzione sarebbe molto più banale se solo i poteri romani decidessero di intervenire una volta per tutte ed in modo corretto anziché fomentare essi stessi l’eterna anomalia campanilistica calabra. Per esempio sono anni che al Prefetto di Reggio Calabria vengono attribuiti da Roma (in modo provvisorio viene detto!) i poteri appartenenti al Prefetto di Catanzaro. Ci spieghiamo meglio: se l’art. 10 della legge 5 luglio 2003 n. 131 recante “Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3” afferma che il Prefetto preposto all’ufficio territoriale del Governo avente sede nel capoluogo di regione svolge le funzioni di rappresentante dello Stato per i rapporti con il sistema delle autonomie, cioè coordina tutte le prefetture presenti in regione, ci sembra contraddittorio che il Governo affidi invece tali funzioni ad un prefetto diverso da quello avente sede nel capoluogo di regione. In tal caso è paradossalmente lo Stato che incoraggia il “disordine”, e che associa questa del Prefetto alle tante altre “deportazioni” di competenze e funzioni del capoluogo verso lo Stretto. Infine, ritornando alla seduta del Consiglio dei Ministri prevista per fine mese in Calabria, crediamo che questa si debba fare nella sua sede istituzionalmente consona, cioè Catanzaro. Anche in questo caso non vorremmo invece assistere ad un ulteriore comportamento anomalo e scorretto. Dimostri, lo Stato, di essere presente anche sotto il profilo del rispetto istituzionale per la città capoluogo di regione. ULTRONEUS 18 GENNAIO 2010
IL GAFFEUR
IL GAFFEUR
Continua senza sosta l’imbarazzante scia di gaffes di Peppe Scopelliti, che appare sempre più inadeguato a rappresentare la regione Calabria. L’ultima “perla” del sindaco reggino riguarda l’opinione espressa in merito ai fatti di Rosarno: secondo lui la ‘ndrangheta non c’entra nulla! E infatti gli investigatori starebbero seguendo due piste: Cappuccetto Rosso e Biancaneve! Qualche settimana fa, il solito Peppe, avevo espresso soddisfazione per la ripartizione del fondo ministeriale per la sicurezza urbana e la tutela dell’ordine pubblico, che assegna alla Calabria risorse per oltre dieci milioni di euro: una soddisfazione, la sua, molto di parte giacché nella suddivisione di tali fondi al comune “amico”di Reggio sono stati concessi ben novecentomila euro, mentre al capoluogo di regione sono destinate le briciole, ovvero centomila euro. Scopelliti ha dichiarato, con la sua solita faziosità, che questi finanziamenti “faranno sentire più sicure le comunità”. A noi invece sembra di sentire più sicura la sua inidoneità alla candidatura regionale. Ma queste sono solo le ultime, in ordine cronologico, delle sue gaffes. E’ importante rammentare tutte le altre. Quando si iniziò a parlare di elezioni regionali ebbe a dire – in modo assai infelice – che avrebbe accettato di candidarsi alla presidenza solo qualora questa avesse portato un beneficio alla sua Reggio! Dunque, nella sua logica faziosa, gli altri territori della Calabria sono luoghi non degni di attenzione? E che dire della dichiarazione – anche questa molto avventata – rilasciata in seguito ai rilievi della Mare Oceano quando espresse un “sospiro di sollievo” sol perché si scoprì che in fondo al mare di Cetraro non giaceva la Cunsky ma la Catania, con ciò sorvolando colpevolmente sul problema ambientale esistente sul nostro territorio? E che dire ancora della “classe” manifestata allorquando, pochi mesi fa, invitava a prendere a calci nel sedere il suo avversario politico? Ma Scopelliti è inadeguato sostanzialmente perché affetto da un eccesso di municipalismo che gli impedisce di guardare oltre Gallico e che anche di recente ha creato scontri con Catanzaro quando ha preteso, e tuttora pretende, di erodergli ruoli e funzioni tipicamente afferenti al capoluogo di regione: solo per citare le ultime rivendicazioni basti ricordare la vicenda della Direzione Regionale del Lavoro, quella delle Dogane, il Competence Center delle Poste. E che dire ancora di come egli guardi male la richiesta di un distaccamento del Reparto Mobile della Polizia di Stato nel capoluogo? E del misterioso dirottamento del raduno nazionale dei Carabinieri già previsto a Catanzaro nella prossima primavera e fatto miracolosamente spostare in riva allo Stretto? Per non parlare della sua atavica allergia verso Catanzaro, che gli impedisce di riunire il PDL regionale nel capoluogo. C’è poi il problema palesato dalla Corte dei Conti, ripreso dai media nazionali, in cui non sembrerebbe proprio che sia un amministratore virtuoso come vuol far credere. Ma non vogliamo cavalcare quest’onda, sebbene la vicenda Italcitrus e le decine di milioni di debiti del suo Comune di cui leggiamo sulle cronache locali, ci inquietano non poco. Infine c’è l’adesione del duo Mastella-Nucara alla candidatura di Peppe Scopelliti. E’ del tutto evidente che se il sindaco reggino accetta l’appoggio di colui il quale (Mastella) ha derubato la Calabria della sede meridionale della Scuola di Magistratura, e se accetta l’appoggio di chi (Nucara) sparla continuamente per delegittimare lo status di Catanzaro, probabilmente c’è un problema in più. Uno dei tanti che rendono effettivamente inadeguato Peppe Scopelliti a candidarsi alla presidenza della nostra regione, che ha bisogno di uomini-regione, e non di campanilisti. E infine abbiamo scoperto che Giacomo Mancini junior, in un patetico momento nel quale voleva esaltare la candidatura di Scopelliti, ha dichiarato di commuoversi e inginocchiarsi al cospetto della lapide che ricorda i fatti di Reggio degli anni ’70, e subito dopo pensava suo nonno, Giacomo Mancini senior, definendolo “statista del fare”. Noi altri invece, oltre a ricordare che quella fu una rivolta sbagliata fomentata da motivazioni inconsistenti, ci “commuoviamo” ogni qualvolta percorriamo l’orribile autostrada A3, il cui tracciato completamente errato fu voluto proprio da Mancini senior. E ancora oggi i calabresi e gli italiani ne pagano le gravi conseguenze. E ora questi gaffeurs vorrebbero governare la Calabria? ULTRONEUS 14 gennaio 2009
L'ISOLA PEDONALE È UNA RISORSA
L'ISOLA PEDONALE È UNA RISORSA
La stucchevole polemica sull’isola pedonale a Catanzaro è sbarcata sul terreno degli insulti. Eppure, su come regolamentare accessi e mobilità nel centro storico, così come sull’opinabilità delle scelte relative all’arredo urbano, è legittimo intrattenersi in dibattiti politici. Purché questi siano costruttivi e purché mantengano fermo ed irrinunciabile un punto: il cuore antico di Catanzaro, quello ubicato sui famosi Tre Colli, non può essere assimilato ad una qualsiasi altra zona della città e pertanto non può subire la violenza del caotico traffico veicolare. La sua vocazione è scritta nella conformazione stessa dell’antico habitat urbano, che ci parla non già di autovetture ma di uomini quali protagonisti di questa parte di ambiente cittadino. L’isola pedonale è un beneficio collettivo. E’ un valore assoluto e così sarà anche per Catanzaro dove, finalmente, comincia a delinearsi un aspetto gradevole del suo cuore antico ed una regolamentazione seria della relativa mobilità. Le nuove norme sui flussi veicolari e l’idea di recuperare progressivamente il centro storico, sono obiettivi di civiltà irrinunciabili per chiunque abbia un po’ di sensibilità civica e non possono arrestarsi di fronte all’incolto ed anacronistico desiderio di pochi, nostalgici del caos e del rumore. L’isola pedonale costituisce un vantaggio per tutti e, infatti, la stragrande maggioranza dei cittadini è favorevole alla rinascita del centro storico che incentiva la socializzazione, gli incontri, le relazioni e, di conseguenza, il commercio. Un Corso pedonalizzato rappresenta anche un’opportunità per tutti i commercianti che operano al suo interno, specialmente per quelli che sapranno rispondere alla sfida rappresentata dalla proliferazione dei centri commerciali ed avranno la capacità di distinguersi per qualità della proposta e dei rapporti umani, sfruttando l’isola pedonale come vantaggio competitivo e valore aggiunto alla loro attività imprenditoriale e commerciale che, spesso e fin oltre i normali orari di apertura dei centri commerciali, può beneficiare di eventi e manifestazioni che si svolgono frequentemente proprio sul Corso e che attraggono potenziale clientela da ogni angolo della regione. In tale prospettiva il centro storico potrà progressivamente rivitalizzarsi a dispetto di quei pochi denigratori dell’isola pedonale che tentano di contrastare tale provvedimento di civiltà non più e non solo con la spuntata arma della loro ignoranza ma adesso anche con quella infida della menzogna e della meschinità. ULTRONEUS 8 GENNAIO 2010
SCORIE NUCLEARI IN CALABRIA? NO, GRAZIE.
SCORIE NUCLEARI IN CALABRIA? NO, GRAZIE.
Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, pare abbia individuato i siti idonei per la realizzazione delle prime centrali nucleari in Italia: si tratterebbe dell’area del Polesine, in Veneto, e di altre località dove in passato era stata avviata la costruzione di centrali nel nostro Paese (fra cui Trino Vercellese, Caorso, Montalto di Castro, Latina). In pratica si dovrebbe seguire la dislocazione stabilita nel 1979, sebbene dopo trent’anni è doveroso rivedere quella mappa ricorrendo a studi più aggiornati. Ma il vero punto critico della questione sembra riguardare il deposito delle scorie che, ovviamente, nessuno vuole. C’è da rimanere allibiti sull’approccio che a noi sembra si voglia adottare nella scelta del sito: non già un metodo scientifico basato su criteri oggettivi quali quelli scientifici, ma piuttosto imposizioni e convenienze politiche. Così veniamo a sapere che per il deposito nazionale delle scorie nucleari l’ipotesi più accreditata riguarderebbe il nostro territorio. Se ciò fosse vero sarebbe la dimostrazione lampante dello scarso peso politico attualmente esercitato dai nostri rappresentanti, laddove in special modo la Calabria dovrebbe essere preservata da ulteriori ferite e alzare la voce per rivendicare semmai una massiccia bonifica del suo mare e del suo sottosuolo dopo tutto lo scandaloso marciume che è venuto a galla. Anzi proprio a motivo dei disastri ambientali che incombono sulla nostra regione, e proprio per il giustificato allarme insorto legittimamente nella popolazione, il Governo nazionale dovrebbe avere il buon senso di pensare al nostro territorio in termini di salvaguardia e valorizzazione. Una “discarica” nucleare sarebbe percepita come una prepotente vessazione. Senza trascurare la sismicità di quest’area, fatto assolutamente rilevante in queste scelte. I nostri deputati ed i nostri senatori dovrebbero occuparsi seriamente di questa vicenda, stare in allerta ed informarsi dettagliatamente, poiché è imminente la data del 15 febbraio, periodo entro cui verosimilmente il Governo deciderà l’ubicazione delle nuove centrali e, conseguentemente, l’ubicazione del deposito delle scorie. A tal proposito sappiamo che una parola importante dovrà essere fornita dagli esperti dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, che ancora però non è stata costituita. Anzi, a dirla tutta, leggiamo sulla stampa nazionale che non si sa nemmeno dove avrà sede questo importante ufficio, dal momento che Scajola sponsorizza Genova, capoluogo della regione Liguria, mentre Brunetta spinge per Venezia, capoluogo del Veneto. Allora lanciamo noi una proposta ai nostri parlamentari affinché la ribadiscano con convinzione alle sedi romane competenti: propongano il capoluogo della Calabria, Catanzaro, come sede dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare. Sarebbe un grande segnale per il nostro territorio da parte del Governo. Non certamente da interpretare come risarcimento per i disastri ambientali, per i veleni nei mari e per quelli nel sottosuolo: non può essere certo un ufficio, ancorché prestigioso, ad azzerare il problema ecologico. Ma sarebbe almeno un segno tangibile che quando si pensa alla Calabria non lo si fa solo per ipotizzarvi una discarica, che oggi sarebbe vista inequivocabilmente come la beffa sulle beffe dei già notevoli disastri ambientali; bensì per insediarvi un presidio governativo importante di controllo e di scienza. ULTRONEUS 29 DICEMBRE 2009
LA QUESTURA DI CATANZARO ELEVATA A DIRIGENZA GENERALE
LA QUESTURA DI CATANZARO ELEVATA A DIRIGENZA GENERALE
Esprimiamo grande soddisfazione per la promozione del questore di Catanzaro al rango di Dirigente Generale e, cosa ancora più rilevante, l’elevazione della Questura catanzarese a Dirigenza Generale. E’ una notizia che accogliamo con grande soddisfazione, un obiettivo importante che spetta ad un capoluogo di regione. Oggi, nel porgere gli auguri al questore Arturo De Felice per la promozione ricevuta, siamo compiaciuti per il giusto riconoscimento finalmente assegnato a Catanzaro. In passato, per questa faccenda, piovvero violente le critiche contro l'allora viceministro dell’Interno,Marco Minniti, per non aver saputo recepire le istanze del territiro. Infatti all'epoca, nel nuovo assetto organizzativo dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza, si propose una rimodulazione delle funzioni dei questori dei capoluoghi di regione fornendo a questi la qualifica di Dirigente Generale con poteri più ampi rispetto a quelli del Dirigente Superiore. Catanzaro venne esclusa dalla sopradetta rimodulazione, ma di contro furono beneficiate altre capitali regionali come Ancona, Campobasso, L’Aquila, Perugia, Potenza. Si suppose che Minniti ebbe paura di offrire l’opportunità a Catanzaro per evitare un “conflitto” con la sua Reggio, già da tempo dotata (per le solite ragioni dell’emergenza criminale) di una Questura con Dirigenza Generale. Fu quella una supposizione per giustificare un’ingiustificabile dimenticanza del Ministero nei confronti della città dell'Istmo. Una supposizione non lontana dalla verità se la colleghiamo ad altre “distrazioni” simili fatte a danno del nostro territorio, come la Direzione Regionale del Lavoro, la Direzione Regionale delle Dogane, e il mancato distaccamento del Reparto Mobile della Polizia di Stato sul quale, ancorché in presenza di un costo zero per lo Stato, siamo in attesa di riscontro. Ma fra le tante anomalie tutte calabresi che ancora anacronisticamente persistono, oggi almeno registriamo positivamente l’elevazione della Questura di Catanzaro, sebbene c’è da capire se e quando i vari settori interni alla Questura saranno adeguati al nuovo rango. A tal proposito sarebbe opportuno che la nostra deputazione incontri Maroni per definire la cosa in modo integrale. Infine, nel porgere i saluti e dare un caloroso benvenuto al nuovo prefetto di Catanzaro, dottoressa Giuseppina Di Rosa, cogliamo l’occasione per ribadire un’altra questione che riguarda proprio le Prefetture, ovvero il ripristino del coordinamento regionale delle stesse presso la città capoluogo di regione. Nel caso specifico tale coordinamento fu provvisoriamente (provvisoriamente?) spostato in riva allo Stretto con il solito escamotage dell’emergenza criminale. Ora però si rende necessaria un’azione politica che, richiamandosi alle norme dell’ordinamento giuridico compatibili con le disposizioni della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, faccia valere il ruolo del Prefetto di Catanzaro quale rappresentante dello Stato in ambito regionale. E’ bene ricordare che la Prefettura avente sede nel capoluogo di regione, oltre alle normali funzioni previste a livello provinciale, svolge tutte le attività connesse alle funzioni di rappresentanza dello Stato per i rapporti con il sistema delle autonomie, indicate dall'articolo 10 della legge 5 luglio 2003, n. 131, recante “Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001. n. 3”. Nella fattispecie, all’art. 10, viene chiaramente affermato che il prefetto preposto all’ufficio territoriale del Governo avente sede nel capoluogo della Regione svolge le funzioni di rappresentante dello Stato per i rapporti con il sistema delle autonomie. ULTRONEUS 18 DICEMBRE 2009
AVANTI COL DDL "LAZZATI"
AVANTI COL DDL "LAZZATI"
Il prossimo martedì 15 dicembre si riunirà la Commissione Giustizia della Camera per approvare il testo del ddl Lazzati, che giace in Parlamento da diversi anni ma che adesso sembra finalmente aver trovato una condivisione importante e trasversale che prefigura un’imminente approvazione della legge. Chiunque è sensibile alla tematica della legalità non può che essere grato al giudice Romano De Grazia per aver pensato e portato avanti con tenacia questa iniziativa che, se approvata in tempi ristretti come noi auspichiamo, complicherà la vita ai gruppi criminali che anche nell’imminente campagna elettorale per le regionali stanno organizzando i loro giochi di potere losco. Fa bene a tutti ricordare che il testo del Lazzati prevede il divieto di svolgimento di propaganda elettorale alle persone sottoposte a misure di prevenzione. Inoltre, su richiesta del questore o del procuratore della Repubblica, possono essere sottoposti alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza coloro che siano abitualmente dediti a traffici delittuosi, vivano abitualmente con proventi di attività delittuose, siano dediti alla commissione di reati, siano indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso. Attualmente il sorvegliato speciale non può votare e non può essere eletto; può invece svolgere attività di propaganda elettorale e influenzare le attività delle istituzioni dall'esterno al solo scopo di trarne profitto attraverso la presenza, nelle sedi elettive, di propri uomini. Il disegno di legge Lazzati introducendo dunque il divieto di propaganda elettorale per il sorvegliato speciale e sanzionando anche la condotta del candidato che si rivolgesse a questi per la propaganda, contribuirebbe non poco a limitare alle origini l’intreccio mafia-politica. Pertanto, se ciò diventerà legge come noi crediamo, l’imminente campagna elettorale sarà bonificata nel senso che obbligatoriamente le forze dell’ordine dovranno sorvegliare i sorvegliati che – direttamente o indirettamente – abbiamo legami col mondo del malaffare o siano infidi intermediari fra il mondo politico e il mondo mafioso. Ecco perché il ddl Lazzati deve essere approvato con urgenza. Ed ecco anche perché qualche politico ha fatto e continua a fare ostruzionismo affinché il Lazzati non diventi una legge della Repubblica. Fortunatamente sta aumentando la consapevolezza del danno arrecato al comune vivere civile dal turpe intreccio fra politica e mafie. Abbiamo vissuto molte stagioni in cui mafiosi e parenti di mafiosi hanno liberamente fatto campagna elettorale, quando addirittura non sono stati eletti in prima persona nei nostri consigli comunali, provinciali, regionali o in Parlamento. Il Lazzati restituirà un po’ di agibilità democratica al Paese, depurandolo da questo vergognoso intreccio. ULTRONEUS 9 dicembre 2009
AVANTI COL DDL LAZZATI
AVANTI COL DDL LAZZATI
Il prossimo martedì 15 dicembre si riunirà la Commissione Giustizia della Camera per approvare il testo del ddl Lazzati, che giace in Parlamento da diversi anni ma che adesso sembra finalmente aver trovato una condivisione importante e trasversale che prefigura un’imminente approvazione della legge. Chiunque è sensibile alla tematica della legalità non può che essere grato al giudice Romano De Grazia per aver pensato e portato avanti con tenacia questa iniziativa che, se approvata in tempi ristretti come noi auspichiamo, complicherà la vita ai gruppi criminali che anche nell’imminente campagna elettorale per le regionali stanno organizzando i loro giochi di potere losco. Fa bene a tutti ricordare che il testo del Lazzati prevede il divieto di svolgimento di propaganda elettorale alle persone sottoposte a misure di prevenzione. Inoltre, su richiesta del questore o del procuratore della Repubblica, possono essere sottoposti alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza coloro che siano abitualmente dediti a traffici delittuosi, vivano abitualmente con proventi di attività delittuose, siano dediti alla commissione di reati, siano indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso. Attualmente il sorvegliato speciale non può votare e non può essere eletto; può invece svolgere attività di propaganda elettorale e influenzare le attività delle istituzioni dall'esterno al solo scopo di trarne profitto attraverso la presenza, nelle sedi elettive, di propri uomini. Il disegno di legge Lazzati introducendo dunque il divieto di propaganda elettorale per il sorvegliato speciale e sanzionando anche la condotta del candidato che si rivolgesse a questi per la propaganda, contribuirebbe non poco a limitare alle origini l’intreccio mafia-politica. Pertanto, se ciò diventerà legge come noi crediamo, l’imminente campagna elettorale sarà bonificata nel senso che obbligatoriamente le forze dell’ordine dovranno sorvegliare i sorvegliati che – direttamente o indirettamente – abbiamo legami col mondo del malaffare o siano infidi intermediari fra il mondo politico e il mondo mafioso. Ecco perché il ddl Lazzati deve essere approvato con urgenza. Ed ecco anche perché qualche politico ha fatto e continua a fare ostruzionismo affinché il Lazzati non diventi una legge della Repubblica. Fortunatamente sta aumentando la consapevolezza del danno arrecato al comune vivere civile dal turpe intreccio fra politica e mafie. Abbiamo vissuto molte stagioni in cui mafiosi e parenti di mafiosi hanno liberamente fatto campagna elettorale, quando addirittura non sono stati eletti in prima persona nei nostri consigli comunali, provinciali, regionali o in Parlamento. Il Lazzati restituirà un po’ di agibilità democratica al Paese, depurandolo da questo vergognoso intreccio.
INNOVAZIONI TECNOLOGICHE
INNOVAZIONI TECNOLOGICHE
Le innovazioni tecnologiche migliorano, e di molto, la qualità dei servizi e dunque la qualità della vita. Questo vale per un singolo cittadino e, di conseguenza, vale per un'intera comunità nel momento in cui questa fosse dotata di tecnologie adeguate e funzionali a rendere il nostro quotidiano sempre meglio "attrezzato". In questa prospettiva è da salutare con grande entusiasmo la stipula del contratto realizzata nei giorni scorsi tra l'amministraizone comunale della città capoluogo di regione con un'azienda di telecomunicazioni, la Linkem SpA, al fine di coprire Catanzaro con la tecnologica wireless definita WiMax. Grazie a questo accordo la Linkem investirà sul territorio catanzarese in modo da garantire una copertura idonea addirittura fino ai comuni limitrofi, ciò consentendo di avere l’accesso a reti di telecomunicazione a banda larga senza fili. La soddisfazione nasce dal fatto che non si tratta di una ipotesi progettuale ma, per l'appunto, di un accordo già siglato e già deliberato dalla giunta comunale di Catanzaro. La Linkem, fra l'altro, è una delle principali aziende mondiali dedicate a questo genere di tecnologia: quasi tutti gli aeroporti nazionali e i principali scali internazionali, fra cui il JKK di New York, fruiscono della tecnologia wireless prodotta dalla Linkem per la copertura in WiMax. Tale azienda ovviamente ha vinto il bando dal Ministero delle Comunicazioni per operare in determinati territori, fra cui la Calabria. Si tratta pertanto di un momento importante che – sotto il profilo tecnologico – posiziona Catanzaro assieme a quelle più avanzate: la tecnologia WiMax infatti consentirà di portare il web ad alta velocità su tutto il territorio cittadino, anche in quelle zone attualmente non coperte dall’ADSL. Ciò colmerà un “divario digitale” non più sostenibile né dai privati cittadini né dalle aziende. Si tratta di una vera rivoluzione tecnologica, con vantaggi per la collettività ed il tessuto produttivo locale. Insomma, senza timore d'enfatizzare oltremisura la notizia, ci sembra che questo risultato dia ad una città del Sud qual è Catanzaro, e di riflesso alla Calabria, un vantaggio ed un primato che difficilmente si ravvisano in tanti altri settori del nostro vivere quotidiano. ULTRONEUS 12 DICEMBRE 2009
SCOPELLLITI, IL MEGLIO DELLA POLITICA?
SCOPELLLITI, IL MEGLIO DELLA POLITICA?
Che Scopelliti sia un candidato anomalo e inadeguato per la presidenza regionale della Calabria lo abbiamo specificato già diverse volte, argomentando con dovizia di particolari le ragioni per le quali questa inadeguatezza è ormai palese a molti calabresi. Adesso c’è un imbarazzante motivo in più che irrobustisce l’inopportunità che il sindaco reggino si candidi: il sostegno garantito dal duo Mastella-Nucara. Sorvoliamo sul segretario repubblicano: è indegno di una nostra pur minima considerazione. Su Mastella invece ci pronunciamo. L’ex guardasigilli, proprio pochi giorni fa, durante una sua visita in Calabria (che faccia tosta!) ha dichiarato che “se il candidato del centrodestra è Scopelliti, noi dell’UDEUR sosterremo Scopelliti”. Il ceppalonico addirittura ha aggiunto di auspicare “una bella figura e di avere un notevole risultato” alle imminenti competizioni calabre. Parafrasando l’ex ministro ceppalonico è fin troppo facile replicare che qualora Mastella sostenga un qualunque candidato alla presidenza della regione, quel candidato sarebbe automaticamente percepito come il peggiore possibile per guidare la Calabria. Infatti l’ex guardasigilli sarà perennemente ricordato per essere l’artefice di una delle peggiori azioni di malapolitica, ovvero il decreto che porta la sua firma attraverso cui ha scippato alla Calabria la sede meridionale della Scuola Superiore di Magistratura, argomento ancora attuale. Se Peppe Scopelliti viene sostenuto da un uomo come Mastella, che ha usato il potere ed il Ministero di cui era titolare per derubare vergognosamente la Calabria di una grande opportunità, e se contestualmente Peppe Scopelliti non rinunciasse all’appoggio manifestato dal ceppalonico, allora anche solo in virtù della proprietà transitiva potremmo desumere – ancora una volta – che la candidatura del sindaco reggino non va bene. Pertanto Mastella è solo l’ultima – in ordine di tempo – fra le cause che rendono il sindaco reggino improponibile: non dimentichiamo il dato imbarazzante per il quale scopriamo che Scopelliti è tutt’altro che un sindaco virtuoso se è vero che i debiti della sua amministrazione ammonterebbero a circa 23 milioni di euro come leggiamo sulla stampa nazionale e se è vero che la Corte dei Conti lo ha condannato per la vicenda Italcitrus. Non dimentichiamo inoltre che Scopelliti è cresciuto in un terreno di coltura alimentato da un becero municipalismo che ancora di recente ha creato scontri con Catanzaro quando ha preteso, e tuttora pretende, di erodergli ruoli e funzioni tipicamente afferenti al capoluogo di regione (solo per citare le ultime rivendicazioni basti ricordare la vicenda della Direzione Regionale del Lavoro, delle Dogane, il Competence Center delle Poste). E che dire dell’infelice dichiarazione con cui Scopelliti ha affermato che la sua candidatura l’avrebbe accettata solo qualora questa avesse portato un beneficio alla sua Reggio! Nella sua logica faziosa, Castrovillari, Locri, Gioia Tauro, Lamezia Terme, Corigliano, Crotone, Cosenza, Vibo Valentia, Palmi, Rossano e via discorrendo, sono dunque luoghi non degni di attenzione? Peppe Scopelliti non va bene per una lunga e dettagliata serie di ragioni. Clemente Mastella poi, che gli garantisce sostegno, è solo l’ultima di queste ragioni. Anzi, è la conferma apodittica che Scopelliti non può andar bene per guidare la Calabria. E c’è un’altra conferma: la politica attuale è adulterata se è vero che per il PDL regionale Scopelliti viene incensato come “il meglio della politica”. Incredibile! ULTRONEUS 7 DICEMBRE 2009
POLO ARCHIVISTICO DI CATANZARO
POLO ARCHIVISTICO DI CATANZARO
A pochi giorni dalla comunicazione, da parte del sindaco di Catanzaro Rosario Olivo e dell’assessore alla cultura Antonio Argirò, della positiva conclusione dei contatti avviati dal Comune di Catanzaro con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali relativamente al nuovo Polo Archivistico del capoluogo calabrese, è opportuno esprimere il compiacimento per il brillante risultato che ha portato alla soluzione dell’annoso, oserei dire secolare, problema che riguarda l’importante struttura dell’Archivio di Stato di Catanzaro. Il termine secolare non deve destare stupore perché, alla luce delle relazioni del 1901 del conte Hettore Capialbi e del 1981 di Domenico Coppola ed Italo Montoro, l’attuale Archivio di Stato, così definito dal 1963, fin dalla sua prima istituzione del 1818, con la denominazione di Archivio Provinciale di Calabria Ulteriore Seconda, ebbe a patire difficoltà organizzative e di funzionamento legate soprattutto alla insufficienza dei locali. Il Capialbi, nella sua relazione, lamenta che la Legge Organica del 1818 che diede vita agli archivi “non ebbe nella nostra Provincia una pronta attuazione, sia per inefficienza dell’amministrazione, sia per la deficienza dei locali” e ricorda che “trascorsero 24 anni prima che la Legge che istituiva gli Archivi avesse un principio di esecuzione”. I primi passi, quindi, il nostro archivio li compie nel 1843 e la sua prima dotazione è di appena tre stanze che, sebbene divenute 19 nel 1901, risultavano ancora “inadeguate ed insufficienti alla regolare classificazione e distribuzione delle carte”. Né tale situazione appariva risolta dopo ottanta anni, all’epoca della relazione Coppola-Montoro, i quali lamentano la mancanza di “un’adeguata dotazione di mezzi di corredo e un apprezzabile ordinamento” e, com’è noto, neppure ai giorni nostri, dopo quasi due secoli da quel lontano 1818. E’ proprio in base a questa breve digressione storica che si comprende ancora meglio l’importanza e la straordinarietà di questo risultato che, sfatando il convincimento che il problema Archivio di Stato non fosse risolvibile, ha dimostrato come specifiche e meritorie sensibilità culturali presenti nella città di Catanzaro hanno spinto nella direzione giusta attuando una campagna di stampa di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, favorendo contatti tra le varie Istituzioni, sollecitando la stesura di Relazioni che descrivessero il reale stato di carenza di locali idonei ad ospitare gli Uffici ed i Depositi, suggerendo la struttura del Centro Le Botteghe quale sede più idonea e – fatto assolutamente rilevante e nuovo – proponendo l’istituzione del Laboratorio di Restauro. Il prossimo passo dovrà essere quello di riportare in sede tutto il materiale archivistico temporaneamente allocato altrove, in particolare quello di Napoli dove si trova tutta la parte membranacea, oltre seimila bolle, diplomi, sentenze, donazioni e scritture tra i secoli XI e XVI, che faceva parte dell’enorme documentazione raccolta dalla Cassa Sacra sul finire del XVIII secolo. ULTRONEUS 3 DICEMBRE 2009
IL PARLAMENTO ACCELERI SUL DDL LAZZATI
IL PARLAMENTO ACCELERI SUL DDL LAZZATI
Il disegno di legge Lazzati, che giace in Parlamento da diversi anni, deve essere approvato nel più breve tempo possibile al fine di consentire la sua attuazione già per l’imminente campagna elettorale che coinvolgerà le regioni. In tale prospettiva si restituirebbe ai cittadini un importante segnale di legalità e trasparenza, specialmente in un territorio difficile com’è quello calabrese dove le pressioni dei gruppi criminali organizzati hanno un elevato potere di inquinamento e penetrazione negli ambienti politici. Il testo prevede il divieto di svolgimento di propaganda elettorale alle persone sottoposte a misure di prevenzione. Inoltre, su richiesta del questore o del procuratore della Repubblica, possono essere sottoposti alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza coloro che siano abitualmente dediti a traffici delittuosi, vivano abitualmente con proventi di attività delittuose, siano dediti alla commissione di reati, siano indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso. Attualmente il sorvegliato speciale non può votare e non può essere eletto; può invece svolgere attività di propaganda elettorale e influenzare le attività delle istituzioni dall'esterno al solo scopo di trarne profitto attraverso la presenza, nelle sedi elettive, di propri uomini. Il disegno di legge Lazzati introducendo dunque il divieto di propaganda elettorale per il sorvegliato speciale e sanzionando anche la condotta del candidato che si rivolgesse a questi per la propaganda, contribuirebbe non poco a limitare alle origini l’intreccio mafia-politica. Ecco perché il Parlamento, che negli ultimi tempi sembra finalmente trattare la questione in modo più concreto rispetto al passato, dovrebbe adesso bruciare le tappe e approvare il disegno di legge proposto meritoriamente con passione e anni di impegno dal giudice Romano De Grazia. Se la proposta Lazzati sarà approvata prima delle elezioni regionali il nostro Parlamento offrirebbe alla società civile un incoraggiante segnale volto a proteggere gli spazi dell’agibilità democratica, minati prepotentemente dal malaffare diffuso. E’ infatti evidente che oggi, sul terreno dell’intreccio elettoralistico mafia-politica, soffriamo di un deficit legislativo che agevola i mafiosi, o gli amici dei mafiosi, a sedersi sulle poltrone dell’amministrazione pubblica consentendogli di compiere, indisturbati, il loro scempio. La Calabria, in modo particolare, non può più attendere perché ha un urgente bisogno di legalità. ULTRONEUS 30 novembre 2009
LA CANDIDATURA DI SCOPELLITI NON PUÒ ESSERE LA MIGLIORE
LA CANDIDATURA DI SCOPELLITI NON PUÒ ESSERE LA MIGLIORE
Mentre il senatore Antonio Gentile, vice coordinatore del PDL calabrese, conferma il sostegno a Peppe Scopelliti quale candidato alla presidenza regionale, lasciando intendere che le voci sull’eventuale sostituzione di tale candidatura con un’altra (esattamente quella del berlusconiano Bernardo Misaggi) “non spostano di un millimetro” la sponsorizzazione del sindaco reggino da parte del PDL regionale, da più parti emergono considerazioni politiche affatto trascurabili. Si tratta di posizioni che non depongono a favore del sindaco metropolitano, e che provengono essenzialmente da ambienti interni al PDL stesso. Dunque un problema c’è e non ci convince nemmeno la scesa in campo del pur ottimo Alemanno per mettere la pezza a colori. Pertanto, non temendo per nulla di scivolare sul terreno dell’ingerenza e credendo fermamente nel diritto di giudicare sotto il profilo politico ogni candidato alla presidenza della nostra regione, riteniamo inadeguata la figura di Scopelliti. Non vi è dubbio che siamo di fronte ad una persona volutamente sopravvalutata dall’apparato di partito, con la scesa in campo dei vari generali che ne hanno decantato le improbabili virtù e tessuto le lodi, procurandogli occasioni di visibilità continua, elargendogli generosamente opportunità di vantaggio, inventando allo scopo una città metropolitana che – agli occhi di tanti italiani – è apparsa come una forzatura, cucendogli addosso l’abito nuovo ed elegante del bravo amministratore, salvo scoprire che quell’abito in realtà non è di buona fattura e non è nemmeno nuovo. Tutt’altro. Rappresenta la vecchia politica. Un abito all’apparenza di marca che però la marca non ce l’ha. Se Gentile ritiene che il PDL calabrese non debba “spostare di un millimetro” la decisione su Scopelliti, avrà certamente le sue ragioni. Che però, a noi osservatori esterni, paiono delle pessime ragioni. E’ una vicenda che ha guadagnato pure l’attenzione dei media nazionali i quali hanno sottolineato il dato imbarazzante per il quale il secondo sindaco più amato in Italia risulta essere il più indebitato. L’insolvenza di 12.871 bollette alla sola Enel, pari ad un debito dell’amministrazione comunale reggina di oltre 9 milioni di euro, che si sommerebbero ad ulteriori 14 milioni di decreti ingiuntivi e chissà a cos’altro ancora, è un fatto su cui ragionare. Leggiamo questi imbarazzanti dati pubblici a cui non hanno fatto seguito le smentite. Qualcosa non torna. O vogliamo far finta di niente? E che dire dell’acceso campanilismo del nostro Peppe? Forse cominciano ad essere in tanti ad accorgersene, ciò accrescendo il malcontento su una candidatura che oggettivamente è stata viziata fin dall’origine da un difetto di eccessivo municipalismo. E’ innegabile che Scopelliti interpreti male il ruolo per il quale è, ad oggi, il candidato del PDL. Insediarsi a Palazzo Alemanni significa avere una visione regionale della politica. Scopelliti, al contrario, ha sempre dichiarato che la sua candidatura l’avrebbe accettata qualora ciò avesse portato un beneficio alla sua Reggio. Quindi, nella sua logica, Castrovillari, Locri, Catanzaro, Gioia Tauro, Lamezia Terme, Corigliano, Cosenza, Vibo Valentia, Rossano e via discorrendo, sono luoghi non degni di attenzione. Discorso a parte merita il capoluogo regionale, per il quale Scopelliti prova una sincera allergia e per il quale ha già dato abbondanti prove di volerne smantellare ruoli e funzioni (si pensi alla Direzione Regionale del Lavoro, delle Dogane, al Competence Center delle Poste, solo per citare fatti recenti). E poi uno che incoraggia a prendere a calci nel sedere l’avversario non ci sembra all’altezza del ruolo. ULTRONEUS 25 NOVEMBRE 2009
ZTL: SOLO GLI INCOLTI POSSONO OSTACOLARLA!
ZTL: SOLO GLI INCOLTI POSSONO OSTACOLARLA!
La battaglia per l'isola pedonale e la ZTL (zona a traffico limitato) rappresenta lo spartiacque tra i sostenitori di una cultura "paesana", conservatrice, vecchia e stantia ed ancorata ad un modus operandi che vede nell'autoconservazione del "privilegio" il proprio stile di vita, e – dall’altra parte – una nuova cultura "giovanile", dinamica e moderna, che ad una città "messicanizzata" preferisce una Catanzaro europea e funzionale che possa assurgere, con servizi efficienti ed all'altezza dei tempi, al suo ruolo naturale e storico di Capitale Regionale. Non vi è dubbio che accompagnare il proprio figlio con la macchina fino all'uscio della scuola rappresenta un "privilegio" non certamente tollerabile in una città civile e moderna. Non vi è dubbio che arrivare con la propria automobile fino al porta del proprio ufficio sia un “privilegio” di cui difficilmente si può fare a meno. E' altresì intollerabile pensare che la ZTL debba essere disattesa per consentire a qualche "VIP" (vero o presunto) di arrivare con la propria autovettura sul Corso per parcheggiarla accanto alla vetrina (due passi a piedi non fanno forse bene alla salute?). Non sarebbe forse meglio prendere un Taxi atteso che questo servizio nella nostra Città è perfettamente operativo? E' tollerabile che una esigua minoranza, rappresentante delle forze contrarie a qualsiasi innovazione o cambiamento, determinino scelte che vadano a peggiorare la qualità della vita della stragrande maggioranza dei cittadini catanzaresi favorevoli all'isola pedonale su Corso Mazzini? Le isole pedonali sono un beneficio indiscusso per la collettività, commercianti di valore inclusi, commercianti scadenti esclusi. Ormai ne sono convinti tutti: una città a traffico limitato migliora la salute e la qualità della vita. ULTRONEUS 24 NOVEMBRE 2009
SOLIDARIETÀ AL SINDACO DI LAMEZIA TERME
SOLIDARIETÀ AL SINDACO DI LAMEZIA TERME
All’indomani dell’aggressione subita dal sindaco di Lamezia Terme, il primo sentimento che tutti dovrebbero desiderare di esprimere a Gianni Speranza è la solidarietà sincera e convinta. Quella delle demolizioni di immobili abusivi è una vicenda che ci lascia costernati giacché, pur nella complessità dei fatti e delle conseguenze che da essi discendono, appare chiaro che l’amministrazione comunale della cittadina catanzarese è scevra da qualsiasi responsabilità dal momento che le demolizioni in atto sono il frutto di una sentenza del locale tribunale. Sentenza che, a sua volta, non fa altro che obbligare l’applicazione di leggi della Repubblica Italiana. In quest’ottica riteniamo allora che la rabbia di taluni soggetti, particolarmente vivaci, sia stata mal indirizzata. Non può essere Gianni Speranza il colpevole di questa faccenda. E non è certamente Gianni Speranza l’abusivo in questa storia. L’aggressione che egli ha subìto è il segnale di un clima adulterato a causa di pericolose derive che certi settori della comunità lametina vorrebbero imporre, e che fortunatamente la stragrande maggioranza di quella città aborrisce. Ma se questo è vero bisogna che tutta la cittadinanza si stringa attorno al suo sindaco, non solo in quanto primo cittadino ma per l’impegno difficile e rischioso che mette quotidianamente nel perseguire una legalità che appare così difficile da raggiungere. E’ proprio questo il momento di stringersi attorno a Gianni Speranza, al di là dell’appartenenza ideologica di ciascuno. In tal senso bolliamo in modo assai negativo le strumentalizzazioni di questa vicenda con le quali alcuni ambienti politici si sono spudoratamente esercitati contro il sindaco di Lamezia Terme: un atteggiamento che ci appare ancora più irresponsabile se lo contestualizziamo in queste ore nelle quali la rabbia, le proteste e le violenze sono sovrabbondanti. Di certo c’è che il problema dell’abusivismo e della devastazione urbanistica è diffuso in tutto il Mezzogiorno. Altrettanto vero è che un provvedimento giudiziario deve intervenire in modo imparziale su tutti gli abusi. Ma pur comprendendo umanamente il dramma di chi si vede “sfrattato” da un immobile che, seppur abusivo, rappresenta il suo unico tetto, di contro mai comprenderemo quanti hanno devastato il territorio consapevoli di farlo e sfidando le leggi e il decoro. Non possiamo correre il rischio che la tracotanza assurga a modello sociale. Vogliamo pensare che il rispetto delle regole sia ancora un valore, oltre che un dovere. E preferiamo immaginare che la politica sia il luogo del confronto civile e non un terreno calpestato dai barbari. ULTRONEUS 21 NOVEMBRE 2009
EUROPA, NON PERDERTI!
EUROPA, NON PERDERTI!
Poco più di un quarto di secolo fa l’indimenticato e indimenticabile Karol Wojtyla lanciò un grido d’allarme che – nella sua visione delle cose del mondo – fu semplicemente un grido d’amore: “Europa, sii te stessa!” Come tanti altri accadimenti della sua vita e della nostra epoca, Giovanni Paolo II aveva intravisto, con la sua sapienza, il suo acume, la sua lungimiranza e certamente con la sua ispirazione, la deriva laicista verso cui stava scivolando il Vecchio Continente. A distanza di quasi trent’anni da quell’invocazione oggi possiamo renderci conto ancora meglio quanto – nostro malgrado – quel grido sia attuale. L’Europa sembra scioccamente aver dimenticato da dove derivi. Fa fatica a riscoprire le sue origini, la sua cultura, i suoi pilastri portanti e le sue travi. Sembra impegnarsi nella distruzione di ciò che rappresenta la sua intelaiatura culturale, storica, sociale. Si preoccupa per esempio di far togliere i crocefissi dalle aule scolastiche con ciò immaginando di avere un’Europa migliore, più libera; mentre invece non fa altro che perdersi e perdere ogni giorno pezzi della sua storia. E quando si perdono le origini è assai difficile guardare al futuro. Oggi tutti, ma soprattutto i governanti dei Paesi d’Europa, dovrebbero riflettere seriamente sugli elementi che fondano l’identità del nostro continente. Il Cristianesimo, che piaccia o non piaccia, che si sia credenti o meno, ha avuto un ruolo centrale nella nostra storia, nella storia dell’Occidente. E non si tratta semplicemente di un ruolo circoscritto alla sfera spirituale. Il Cristianesimo ha avuto un impatto fondamentale nella prassi, nel lavoro, nell’elaborazione culturale. Si pensi a San Benedetto, la cui regola si è diffusa nelle menti dei popoli europei unificando, di fatto, l’Europa attraverso la formazione dell’uomo. Volendo considerare anche solo questo aspetto ispirato profondamente dal Cristianesimo nelle menti degli europei, possiamo affermare che vi è una identità europea originata dal tema del lavoro, dei valori, di un’etica che si è espressa nelle opere di tante donne e tanti uomini. Per tornare a San Bendetto quale esempio di propagazione culturale del Cristianesimo, si può ancora una volta e ancora di più riflettere sulla sua regola, ora et labora, che sintetizza mirabilmente la contemplazione e l’azione, la preghiera e il lavoro, l’introspezione e la socializzazione. Una matrice ricca e indiscutibilmente presente nella nostra vecchia Europa. La stessa nostra vecchia Europa che – in nome di un laicismo che niente ha da spartire col più sano concetto di laicità – rinnega sé stessa praticando una forma arrogante di ideologismo. La nostra stessa vecchia Europa che predica il relativismo, che pratica un inutile buonismo di fronte a problemi che sebbene abbiano un nome ben preciso non vengono identificati col loro giusto appellativo per timore di apparire politicamente scorretti. In realtà rinnegare le proprie radici è un’azione infame, una vigliaccata. ULTRONEUS 19 NOVEMBRE 2009
PEPPE SCOPELLITI "SANTO SUBITO"?
PEPPE SCOPELLITI "SANTO SUBITO"?
A distanza di quindici giorni dall’incontro di Via Arenula dove il ministro Alfano ha confermato a Catanzaro la Scuola di Magistratura, è interessante analizzare le varie dichiarazioni rilasciate in merito. Ovviamente tutti rivendicano tutto. Persino quelli che ieri difendevano Mastella oggi hanno la sfrontatezza di attribuirsi meriti cedendo alla tentazione bulimica (che non gli è estranea per carattere) per darsi un assetto rassicurante in funzione elettoralistica. Siamo ben oltre la già deludente adulterazione della politica: è cabaret! Bisogna avere l'onestà intellettuale di affermare come, quanto e chi ha contribuito, rivelandosi utile in ogni sede, compresa quella giudiziaria, a portare avanti una battaglia sacrosanta contro lo scippo della Scuola ai danni della Calabria. Non tutti hanno da sempre mostrato la stessa aggressività in questa giusta rivendicazione. Non tutti hanno organizzato o partecipato ad una protesta di piazza, come quella del gennaio 2007 voluta da alcuni movimenti civici locali e a cui hanno aderito molti sindaci della provincia. Non tutti hanno pervicacemente sollecitato ad agire i nostri deputati e gli enti preposti, invocando sempre l’unitarietà dell’azione. Perciò esaltare oltremodo, come qualcuno fa, il merito di un solo ente rispetto ad un altro, o magnificare alcuni legali rispetto ad altri, o ridurre il ruolo di qualcuno a mero erogatore di immobili, significa due cose: o si è in malafede o davvero non si conosce questa faccenda sin dalle sue origini. Giova inoltre alla verità ricordare che se l’unico ricorso accettato dal TAR è quello della Provincia per esclusive ragioni di competenza territoriale, nei fatti la discussione del merito è stata portata avanti dai legali del Comune, cui la Provincia ha diligentemente delegato la trattazione. A questo punto, ma solo dopo questo punto, è chiaro che maturità e responsabilità impongano di gioire tutti insieme per una “vittoria” che restituisce dignità al capoluogo di regione e che, sotto un profilo politico, ci induce a sperare che si può cambiare se le giuste cause diventano momento di unione e non di faziosità infantili. Insomma il messaggio che vogliamo far passare è che il risultato che oggi salutiamo con favore è figlio non già di un solo soggetto, di un solo incontro, di una sola sentenza, bensì di lunghe lotte e appassionati contributi a vario livello, in un puzzle messo insieme con vari elementi e realizzato in tre anni di battaglie. Né bisogna disconoscere il ruolo interpretato da Peppe Scopelliti, da taluni già santificato: egli ha dato il suo contributo alla causa, pertanto lo ringraziamo per aver abbandonato il suo atavico atteggiamento ostile nei confronti di Catanzaro e siamo convinti che non l’abbia fatto perché è candidato alla presidenza regionale. Scopelliti, probabilmente, ha abbandonato il vezzo municipalistico. Perciò siamo sicuri che in questa sua nuova fase politica sia consumato da mille scrupoli pensando a tutte le volte che ha tentato (a volte riuscendovi) di strappare ruoli e funzioni a Catanzaro, contrapponendo in modo irresponsabile il capoluogo di regione alla sua Reggio. Si pensi alla Direzione Regionale del Lavoro, o a quella delle Dogane, o a tanto altro ancora quando egli osteggiava la nostra città. Ma quello, appunto, era un altro Scopelliti. Il nuovo Scopelliti comincia a comprendere cosa significhi ragionare per il bene di tutti i calabresi. E’ giovane e coraggioso: non avrà difficoltà, qualora diventasse governatore, a riconoscere il vantaggio per la Calabria intera se questa sarà dotata di un capoluogo forte, che possa esercitare a pieno le sue funzioni senza più subire intralci da rivendicazioni campanilistiche. Per esempio sponsorizzare il ddl “Catanzaro Capitale” che giace in Senato, inglobare nella costruenda Cittadella Regionale anche il Consiglio Regionale, attualmente ubicato sullo Stretto, potrà essere il suggello del positivo cambiamento in corso nella sua politica. E farà dimenticare ai calabresi i giorni (assai recenti) in cui egli incoraggiava a dispensare calci nel sedere ai sui avversari o dichiarava che avrebbe accettato di candidarsi a governatore della Regione solo se ciò avesse avvantaggiato Reggio. Detto questo, siamo in attesa della cosa più importante: che il ministro Alfano trasformi le sue dichiarazioni in Decreto. ULTRONEUS 10 novembre 2009
MURI ABBATTUTI E MURI CHE SI COSTRUISCONO
MURI ABBATTUTI E MURI CHE SI COSTRUISCONO
Esattamente vent’anni fa crollava il muro di Berlino, simbolo nefasto di quella cortina di ferro che ha diviso i popoli d’Europa e, ancora più tristemente, ha diviso al suo interno una nazione ed una città. Il 9 novembre del 1989 quel muro alto quasi quattro metri è stato abbattuto da una ventata di democrazia spirata ed ispirata da una sorta di ossimoro della storia grazie al quale chi è riuscito a resistere alle dittature costruendo silenziosamente la voglia di libertà, mattone dopo mattone, è poi riuscito a demolire, sempre mattone dopo mattone, il muro della vergogna fatto non solo di pietre e cemento ma di steccati ideologici. Karol Wojtyla è stato probabilmente l’artefice che meglio ha instillato il desiderio della libertà sin dai tempi in cui appoggiò Solidarnosc a Danzica, con ciò consacrando il declino comunista. Oggi tutti gli amanti della libertà, non solo a Berlino, dovrebbero gioire. Quel muro è stato il paradigma del male e al tempo stesso un insegnamento valido per sempre e a tutte le latitudini, giacché in ogni luogo purtroppo sono esistite e tuttora permangono barriere fra gli uomini. Se pensiamo ad esempio che in questi giorni è stata bocciata la candidatura di Massimo D’Alema a rappresentante degli Affari Esteri della Unione Europea, in quanto il suo passato comunista viene percepito ancora come un “muro”, allora è facile comprendere quanti ostacoli e quante nuove barriere provengano dall’ideologismo tout court. Nel desiderio degli uomini di buona volontà alberga sicuramente l’aspirazione ad andare oltre ogni muro. Ma la controparte di questi uomini fa sentire prepotentemente la propria presenza che tende a disunire, a rompere, a dividere, in nome del proprio particolarismo o del proprio interesse egoistico. Sperimentiamo quotidianamente l’innalzamento irresponsabile di muri adatti a proteggere solo il proprio orticello a discapito del bene collettivo: è esperienza comune, nostro malgrado, registrare un’infinità di esempi simili come nel caso della politica più deteriore, quella che tanto a livello locale quanto a livello nazionale o sovranazionale, eccelle solo per autoreferenzialità. L’attuale querelle sulla Scuola Superiore della Magistratura, una vicenda molto dibattuta nella nostra città, è solo un esempio di come la politica politicante sappia innalzare muri per creare divisioni laddove al contrario c’è bisogno di unità. Ma poiché la vicenda sopra menzionata è un’opportunità troppo ghiotta per presentarsi al cospetto degli elettori, magari per l’imminente tornata regionale o, un anno dopo, per quella comunale, ecco spuntare come funghi improbabili vincitori ed altrettanto improbabili eroi virtuosi. Tutti a rivendicare tutto, senza però accorgersi che così facendo innalzano, per l’appunto, un ulteriore muro di cui Catanzaro non ha bisogno. Anzi, sarebbe il caso che il ventennale che oggi tutto il mondo festeggia fosse interpretato dalla nostra piccola classe politica in modo fruttuoso. Basterebbe legittimamente riconoscere i meriti propri senza per questo dover disconoscere quelli altrui. Come ho già affermato in precedenza, la Scuola di Magistratura (se mai Alfano firmerà questo benedetto Decreto) è una vittoria paragonabile ad un puzzle realizzato con le specificità, la costanza e le competenze di diversi soggetti. Negarlo equivale a costruire nella politica locale un altro muro, molto insidioso e assai pernicioso per lo sviluppo della nostra amata città. ULTRONEUS 8 novembre 2009
VELENOSI SOSPIRI DI SOLLIEVO
VELENOSI SOSPIRI DI SOLLIEVO
Alleggerisce solo in minima parte l’angoscia dei calabresi la notizia di pochi giorni fa rilasciata dal Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, la quale – in merito ai primi rilevamenti sulla nave affondata nel mare di Cetraro – rende noto che non si tratta della “Cunsky” e, cosa ancora più importante, non vi sarebbero alterazioni della radioattività fino alla profondità di trecento metri. Ciò, con tutta evidenza, non fuga però i dubbi circa la presenza di rifiuti pericolosi nei nostri mari. Né può tranquillizzare l’opinione pubblica rispetto alla più complessiva gravità del problema. Infatti non è più un mistero che mare e terra calabresi, nostro malgrado, siano stati utilizzati per decenni da losche organizzazioni per disfarsi di materiale inquinante. Pertanto il caso inquinamento resta aperto. Anzi apertissimo. E paradossalmente il fatto che si tratti della innocua “Catania” e non della pericolosa “Cunsky” amplifica ancora di più la preoccupazione di quanti aspettano di sapere dove siano sepolti i veleni. Alla luce di tutto ciò, non riusciamo quindi a comprendere come faccia il coordinatore regionale del PDL, Beppe Scopelliti, a “tirare un sospiro di sollievo”. La verità è un’altra e sta da un’altra parte. Non siamo noi a ricorrere imprudentemente all’allarmismo visto che è la realtà dei fatti a presentarci un conto salato e preoccupante. I calabresi hanno tutte le ragioni del mondo per pretendere una bonifica complessiva attorno agli ottocento chilometri di costa della nostra regione, dove sarebbero sepolte chissà quante navi. I primi rilievi effettuati a largo di Cetraro dalla “Mare Oceano” inviata nei giorni scorsi sono solo una minuscola azione dell’intervento massiccio che tutti ci attendiamo dal Governo su questa drammatica faccenda che riguarda la salute pubblica, l’economia e l’immagine del nostro territorio, il nostro presente ed il nostro futuro. La Calabria si è svegliata una mattina di qualche mese fa con un problema in più. Un problema tanto inaspettato quanto angoscioso, su cui vi è l’obbligo da parte del Governo di mantenere altissima la guardia con azioni concrete, ovvero con interventi capillari, analisi puntuali, rilievi estesi. Oggi la tecnologia e le immagini satellitari consentono di poter verificare la presenza di relitti e del rischio ambientale, e quindi poter agire di conseguenza. Non vorremmo che, conclusa l’indagine a largo di Cetraro, cali il sipario e l’attenzione sulle problematica ambientale in Calabria. Ecco perché non può essere questo il momento di tirare scopellitiani sospiri di sollievo. E’ semmai il momento di rilanciare, di invocare operazioni minuziose per mare e per terra, richiedere provvedimenti appropriati. Tutti i calabresi aspettano impazienti ed incazzati di poter tirare, anche loro, il sospiro di sollievo che Scopelliti ha già prematuramente ed ingenuamente emesso; ma prima di abbandonarsi al piacere della consolazione pretendono, con molta più responsabilità, di conoscere la verità sui relitti velenosi e su altro ancora. E la verità potrà essere conosciuta solo allorquando si metterà in campo una task-force dedicata esclusivamente ai rilievi sul territorio che sia funzionale alla relativa bonifica, e non a qualche campagna elettorale. ULTRONEUS 5 NOVEMBRE 2009
SCUOLA MAGISTRATURA E ZFU, DUE OTTIMI RISULTATI PER LA CALABRIA
SCUOLA MAGISTRATURA E ZFU, DUE OTTIMI RISULTATI PER LA CALABRIA
Questi giorni di fine ottobre hanno consegnato al territorio catanzarese due ottime notizie. La prima è la decisione del guardasigilli Angelino Alfano di restituire la Scuola Superiore della Magistratura a Catanzaro, scelta lungamente attesa e finalmente dichiarata con ufficialità dal ministro della giustizia direttamente al sindaco Rosario Olivo, al presidente della provincia Wanda Ferro, al governatore Agazio Loiero e ad una folta delegazione della politica calabrese ricevuta a Via Arenula mercoledì scorso. La seconda buona notizia è l’inserimento di Lamezia Terme fra le 22 Zone Franche Urbane italiane, selezionate dal Ministero dello Sviluppo Economico in base a una serie di indicatori di disagio socioeconomico. Sebbene si tratta di campi assolutamente differenti l’uno dall’altro, in entrambi i casi siamo di fronte ad un impulso positivo fornito alla tanto agognata crescita del nostro territorio. La Scuola di Magistratura, per la quale adesso attendiamo il decreto ministeriale di Alfano nell’auspicio che stavolta l’attesa sia breve, ci piace inquadrarla nella vocazione culturale che la nostra città deve recuperare, ossia in quell’aspetto dove Università, Teatri, Polo delle Arti e quindi Scuole di alta formazione – nel loro insieme – possano rappresentare il capoluogo di regione come città d’eccellenza. Anche la Zona Franca Urbana di Lamezia va nella direzione di rendere compiuta la vocazione della cittadina tirrenica catanzarese: si tratta infatti di consacrare, attraverso il riconoscimento ministeriale e l’incentivo che da esso ne discende, l’importante ambito agricolo e commerciale di quel territorio. Pertanto oggi non si può che manifestare entusiasmo per questo risultato che giunge dal Ministero delle Attività Produttive, a ulteriore conferma che unendo gli sforzi di tutti è davvero possibile conseguire risultati utili alla collettività. Infine ciò conferma una cosa che per quanto banale è assai utile ribadirla, ossia che i territori non sono e non devono essere in conflitto fra di loro, ma sono e devono essere complementari. Ognuno massimizzando e valorizzando la propria specifica vocazione, nel rispetto di ruoli e funzioni. Così mentre Catanzaro aspira legittimamente alla costruzione del suo futuro basato su quattro pilastri (la Città-Regione, la Città-Universitaria, la Città-Turistica, la Città-Storica), Lamezia Terme aspira altrettanto legittimamente alla realizzazione compiuta della sua vocazione fondata – grazie alle favorevoli condizioni del territorio – sullo sviluppo commerciale, agricolo e della logistica a servizio dell’intera regione. Ecco perché non bisognerà mai stancarsi di affermare che la politica, anziché farsi impapocchiare da interessi di bottega o di campanile, può produrre ottimi frutti per tutti se solo guardasse alla realtà delle cose in modo obiettivo e unisse sforzi, risorse e menti senza alzare steccati ideologici o localistici. ULTRONEUS 2 NOVEMBRE 2009
SCUOLA MAGISTRATURA, UNA VITTORIA DELLA CALABRIA
SCUOLA MAGISTRATURA, UNA VITTORIA DELLA CALABRIA
La tormentata vicenda della Scuola Superiore della Magistratura molto verosimilmente è arrivata ad un punto determinante: infatti l’odierno incontro romano tra il guardasigilli Angelino Alfano e una folta rappresentanza della politica catanzarese e calabrese ha dato un esito positivo per il quale esprimiamo enorme soddisfazione. Sul sito internet del Ministero della Giustizia è già presente il comunicato stampa ufficiale con cui Alfano si impegna a “mantenere Catanzaro come sede della Scuola della Magistratura” aggiungendo, fra l’altro, che “la presenza di una sede della Scuola in Calabria rappresenta un importante presidio simbolico di affermazione della legalità in una delle regioni italiane più martoriate dalla criminalità organizzata”. E’ superfluo evidenziare quante aspettative erano state riposte nell’incontro di oggi in Via Arenula. La nostra città e l’intera Calabria presentavano delle buone ragioni rispetto a questa incredibile vicenda passata prepotentemente alla ribalta in seguito alla decisione dell’allora ministro Clemente Mastella di trasferire ex abrupto la Scuola da Catanzaro a Benevento, successivamente contraddetto per tale decisione e modalità anche da una sentenza del TAR Lazio. Pertanto il favorevole intento manifestato oggi da Alfano di mantenere la Scuola a Catanzaro fornisce l’opportunità di ringraziare quanti hanno partecipato a questa sacrosanta “battaglia”, sia a chi ci ha creduto dall’inizio aggregandosi alla manifestazione di piazza organizzata il 27 gennaio 2007, sia a tutti coloro i quali si sono successivamente e responsabilmente impegnati. E’ una vittoria della città. E’ una vittoria della Calabria. E dal momento che oggi, di fronte ad Alfano, erano presenti oltre al sindaco Olivo, al presidente della provincia Ferro e della regione Loiero, anche molti deputati e senatori di vari schieramenti e di differenti territori regionali, il dato positivo che si può trarre è che la politica calabrese – quando c’è in ballo la crescita della collettività – deve sempre saper dimostrare unità e responsabilità per ottenere risultati concreti e attesi dalla gente. ULTRONEUS 29 OTTOBRE 2009
QUEGLI IRRESPONSABILI PER REGGIO CAPOLUOGO
QUEGLI IRRESPONSABILI PER REGGIO CAPOLUOGO
C'è da rimanere attoniti nell'apprendere che un gruppo di cittadini calabres, esattamente di Reggio, abbiano dato origine ad un gruppo facebook per Reggio capoluogo, con ciò riproponendo in modo nefasto e grave antichi campanilismi che alla Calabria fanno male. E c'è da rimanere ancora più sconcertati nel registrare che tale gruppo abbia organizzato addirittura una manifestazione presso l'anfiteatro presente sul bellissimo lungomare della città dello stretto al fine di far sentire la loro voce, ovvero la voce di chi anacronisticamente propone l'improponibile. Non c'è dubbio che tutto questo riporta indietro la nostra regione e determina una giustificata irritazione da parte di quanti vedono in questi atteggiamenti un clima da suburra. Si diffondono germi di un insano rancore e di un’irresponsabile rivalità fra territori. E giacché l’ultima cosa di cui la nostra Calabria ha bisogno è proprio un clima di odio, c'è da bollare in modo decisamente negativo i messaggi e le iniziative abbracciati dagli iscritti al sopracitato gruppo. Siamo di fronte non già ad una espressione di morigerata proposizione politica o culturale, bensì di una imprudente emanazione propagandistica finalizzata a generare risentimenti e fratture. In una parola a fomentare odio. E tutto questo mentre, con furba ipocrisia, i fondatori del gruppo Facebook per “Reggio Capoluogo” tengono sfacciatamente a precisare di non porsi “in contrapposizione a Catanzaro: di gruppi di odio su Facebook ve ne sono fin troppi e per gli argomenti più disparati. Non è il nostro scopo”. Che faccia tosta! Il mondo è pieno di gente che predica bene e razzola male; non sarà dunque un gruppo Facebook a scandalizzarci. Ma riteniamo sia doveroso intervenire per evitare la perniciosa influenza, per la nostra regione, di simili seminatori d’odio. E’ grave, altresì, che al raduno di domenica sembra abbiano dato l’adesione pure rappresentanti politici di ogni colore politico e di ogni livello istituzionale. La politica, quella seria e buona, deve lavorare per la conciliazione e il progresso della Calabria, senza mostrarsi troppo buona e conciliante rispetto a determinati ambienti che fomentano odio. Forse è utile rammentare la definizione che Winston Churchill dava della persona troppo conciliante: uno che nutre il coccodrillo nella speranza che questo lo mangi per ultimo! ULTRONEUS 24 ottobre 2009
A CATANZARO LA SEDE DELLA SCUOLA PER MAGISTRATI
A CATANZARO LA SEDE DELLA SCUOLA PER MAGISTRATI
Sulla Scuola di Magistratura non possiamo continuare a subire umiliazioni. Non vogliamo contentini, non ci piacciono le soluzioni condivise ipotizzate dal ministro Alfano se queste significano mezza sede a te e mezza sede a me. Vogliamo l’unica sede meridionale prevista per la Scuola Superiore della Magistratura, afferente al distretto composto da Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Dal lontano 17 dicembre 2006, giorno in cui per la prima volta e grazie a CNC si parlò e si “scoprì” questa faccenda, ne abbiamo sentite di tutti i colori. Oggi prosegue la scia col ministro Alfano che riesce a interpretare ruoli diversi nell’arco di 24 ore. Se l’altro ieri – durante la festa PDL a Benevento – lo abbiamo visto indossare i panni di Ponzio Pilato, oggi – in occasione della sua visita a Palmi – lo ammiriamo in una perfetta interpretazione del cerchiobottismo. Un vero artista poliedrico. Così a Benevento afferma che non farà nulla per modificare quanto disposto da Mastella, con ciò imbonendosi l’uditorio sannita che aveva di fronte. A Palmi afferma che sta individuando una soluzione condivisa che non tolga la scuola a Catanzaro, con ciò imbonendosi l’uditorio calabrese. Insomma Alfano 1 è colui il quale si lava le mani, non avendo il coraggio di prendere una decisione seria. Alfano 2 è colui il quale dà un colpo al cerchio ed uno alla botte per non scontentare nessuno. Così facendo però viene fuori una percezione del guardasigilli, che potremmo definire Alfano 3, nella quale primeggia l’equivoco e il politichese. Se quella di Mastella è stata oggettivamente un’azione di rapina, non ha senso che Angelino Alfano tenti una qualche giustificazione. Lo scippo del ceppalonico è censurabile senza se e senza ma. E’ inutile pertanto che l’attuale guardasigilli abbia dichiarato di essere “al lavoro per trovare una soluzione condivisa” e che non abbia voluto cambiare il decreto del suo predecessore “per ovvie ragioni di riguardo”. Quest’ultima dichiarazione fa venire i brividi, specie se si pensa che esce dalla bocca di un ministro della Giustizia. Ma quale riguardo merita una persona che commette uno scippo? Normalmente meriterebbe una punizione. Ma le perle continuano quando si afferma che la soluzione dell’ipotetico sdoppiamento delle sedi tra Benevento e Catanzaro è una vicenda complessa perché c’è da tenere in considerazione i costi. Secondo noi Alfano sta mettendosi in un vicolo cieco. Alfano deve semplicemente cancellare la sede di Benevento prendendo atto della sentenza del TAR, e deve ufficializzare la partenza dei corsi a Catanzaro. Compromessi all’italiana, soluzioni di comodo, contentini, spezzatini, elemosine e pezze a colori non servono. La nostra deputazione, il nostro governatore, la nostra presidente della provincia, il nostro sindaco, abbiano la dignità di non farsi infinocchiare su questo. E Alfano abbia il coraggio di riportare il maltolto nel capoluogo calabrese. Abbia il coraggio di esercitare le prerogative di un ministro della giustizia, senza politicizzare la faccenda coinvolgendo Beppe Scopelliti che – con tutta evidenza e dati alla mano – ha sempre lavorato per togliere di tutto e di più a Catanzaro (si pensi alla Direzione Regionale del Lavoro, delle Dogane e via discorrendo, e si pensi pure al fatto che finora non si è mai degnato di organizzare gli incontri regionali del PDL nel capoluogo). Abbia il coraggio, Alfano, di discernere le cose. ULTRONEUS 15 OTTOBRE 2009
ALFANO COME PONZIO PILATO
ALFANO COME PONZIO PILATO
Che differenza c’è fra il ministro Alfano ed il suo predecessore Mastella? Probabilmente nessuna. Li accomuna l’assenza totale di buon senso e uno scarsissima capacità di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Molto grave per chi dirige un Ministero della Giustizia. Li differenzia invece un’altra cosa: se Mastella, spostando la Scuola di Magistratura da Catanzaro alla sua Benevento, palesò la sua negativa politica personalistica, Alfano oggi manifesta un atteggiamento altrettanto grave qual è il suo nefasto pilatismo. Dunque Angelino Alfano come Ponzio Pilato. Sì perché dichiarare di non voler far nulla per modificare quanto fatto dal suo predecessore, significa esattamente lavarsene le mani e infischiarsene se lo scippo perpetrato da Mastella sia stata un’operazione utile al Paese o utile solo a Ceppaloni. Così stante la situazione Alfano è pernicioso quanto Mastella nella percezione che fornisce agli italiani rispetto ad un Ministero che dovrebbe occuparsi di agire sempre e soltanto per far trionfare le cose giuste. Si dirà ancora una volta che siamo in Italia. Ma ci dovrà pur essere qualcuno che denuncia questa indicibile strumentalizzazione della politica per fini non utili alla collettività. La sortita dell’attuale guardasigilli in quel di Benevento, venerdì scorso durante la festa PDL del Sannio, è stata quanto mai infelice e ha denotato quanto strumentale sia il modo di agire se – per compiacere l’uditorio locale e la padrona di casa, tale onorevole Nunzia De Girolamo – si abdica al proprio ruolo di Ministro della Giustizia per indossare quello del peggior opportunismo. Un ministro che non ha il coraggio di agire per il bene del Paese non è un ministro degno. Un ministro che non vuole confermare le ragioni logiche, legittime e acclarate di Catanzaro, è un ministro che nasconde qualche faziosità. Non può lavarsene le mani. Deve avere il coraggio di assumersi ogni responsabilità consona al suo rango, con le scelte consequenziali. D’altronde Silvio Berlusconi aveva dichiarato a Catanzaro, nell’ultima campagna elettorale, quanto brutta sia stata l’azione di rapina di Mastella per la nostra città e come vi avrebbe posto rimedio. “Meno male che Silvio c’è” abbiamo pensato tutti a Catanzaro, salvo ricrederci a distanza di diversi mesi dal mancato rimedio promessoci. L’unico dato positivo che registriamo in questa faccenda è un’apparente rinascita del sentimento di amor proprio che sembra pervadere trasversalmente la nostra deputazione: protestano in coro Speziali, Traversa, Pittelli, Amendola, Tassone. Protesta la società civile. Protesta chi ha a cuore un sentimento di giustizia. Fanno bene a boicottare il convegno previsto lunedì 12 a Palmi in occasione del quale arriverà Angelino Alfano. Sarebbe un segnale positivamente devastante se il guardasigilli fosse lasciato completamente solo. Come può mettere piede in Calabria se egli è reo, con Mastella, di un grave nocumento all’intera regione. Non c’è dubbio che anche il candidato PDL per la prossima presidenza regionale, Beppe Scopelliti, alzerà la voce e sfrutterà i suoi buoni uffici romani e le sue ottime entrature presso Berlusconi, Fini, Gasparri e Larussa per difendere la sua Calabria ed il suo capoluogo. Da parte nostra, lanciamo un appello di sensibilizzazione: tutti davanti al Parlamento per protestare. All’epoca del fattaccio commesso da Mastella fu commesso un clamoroso errore: alla brillante idea di tenere davanti a Montecitorio un consiglio comunale aperto, non ci fu alcun seguito. Non si ripeta quell’errore. Stavolta facciamo sentire la nostra voce con tutti i mezzi civili a disposizione. E sia la nostra deputazione, di destra e di sinistra, a guidare questa sacrosanta battaglia. Abbiamo bisogno di agire. Di Ponzio Pilato ne abbiamo fin troppi! ULTRONEUS 12 OTTOBRE 2009
GESTIONE TOTALE ALL'AEROPORTO CATANZARESE DI LAMEZIA
GESTIONE TOTALE ALL'AEROPORTO CATANZARESE DI LAMEZIA
La recente assegnazione della concessione, da parte dei Ministeri delle Infrastrutture e dell’Economia, che garantisce alla Sacal SpA la gestione totale dell’aeroporto di Catanzaro-Lamezia è un dato che probabilmente per i più è passato sottotono. In realtà si tratta di un risultato assai importante giacché ciò determinerà una piena autonomia nell’organizzazione imprenditoriale dello scalo catanzarese per una durata quarantennale. La “gestione totale” ha decisamente molteplici e rilevanti conseguenze positive sia per il presente che per l’avvenire dello scalo più importante della regione Calabria. Ciò significa poter immaginare scenari più ambiziosi, e poterli pianificare, senza preventive e farraginose burocrazie che fanno allungare i tempi delle realizzazioni o impongono scelte calate dall’alto. La gestione totale significa piena autonomia, dunque visione e obbligo imprenditoriale nelle scelte che da qui in poi si andranno a fare. Una vera e propria azienda. E’ evidente perciò che non si tratta di una semplice trasformazione nominale, essendo piuttosto una trasformazione gestionale tout court. Ciò implica da un lato un risvolto assolutamente positivo, che è quello sopra esposto. Dall’altro implica una responsabilità più importante dal momento che avere un management all’altezza della situazione non potrà più essere un fattore di secondo piano, ma sarà la priorità se si vogliono ottenere i risultati sperati. Questo induce ad una ulteriore riflessione. Finora, per quanto attiene alla gestione dello scalo aeroportuale catanzarese, abbiamo sistematicamente e noiosamente assistito a teatrini degni solo del peggior provincialismo dove si invocava – da parte di taluni ambienti – la nomina a presidente della SACAL solo se questi poteva dimostrare una sua stretta appartenenza politica, territoriale e genetica riconducibile a Lamezia Terme, quasi come se l’aeroporto fosse una “cosa propria” di quella città e non già una infrastruttura che nella sua stessa denominazione evoca scambi internazionali. La “gestione totale”, anche in questa ottica, dovrebbe aiutare il nostro territorio a progredire se è vero che il nuovo status dello scalo impone di sotterrare per sempre le sciocche rivendicazioni di ambienti ultracampanilisti che pretenderebbero a senso unico un CDA ed un Presidente di “razza” lametina, per privilegiare invece più logicamente uomini con attitudine al successo imprenditoriale, di qualunque latitudine essi siano. Al di là di questo è auspicabile che la SACAL, con la sua nuova missione e le sue più ricche prerogative, inizi adesso un percorso di rivalutazione globale dell’aeroporto catanzarese, a partire dall’allungamento della pista per arrivare alla costruzione di una nuova struttura, passando da una modernizzazione dei servizi e da una migliore offerta di voli e destinazioni. 06.10.2009 ULTRONEUS
STABILIZZAZIONE PRECARI: UN SEGNALE DI SPERANZA
STABILIZZAZIONE PRECARI: UN SEGNALE DI SPERANZA
La recente stabilizzazione delle 71 lavoratrici precarie, voluta ed attuata dall’Amministrazione Comunale di Catanzaro nei giorni scorsi, è un fatto che non bisogna trascurare e che appare davvero rilevante soprattutto laddove registriamo un dato nazionale che esprime, di contro, tagli e licenziamenti in ogni dove. Dunque si tratta di un fatto decisamente in controtendenza rispetto a quanto accade nel resto del Paese che, almeno in questo caso, evidenzia un segnale positivo a vantaggio di una realtà meridionale e calabrese in particolare. In questo senso è apprezzabile quanto deciso a Palazzo De Nobili, sede comunale della città capoluogo della regione Calabria. E' una vicenda che innanzitutto può garantire serenità a 71 famiglie, in un territorio dove c'è una disoccupazione galoppante. La stabilizzazione delle lavoratrici è anche un momento di speranza per l’intero mezzogiorno dove esistono sacche drammatiche di precariato. Le lavoratrici stabilizzate erano impegnate da diversi anni – attraverso i progetti di pubblica utilità – in seno a vari settori dell’amministrazione cittadina. Oggi ricevono una risposta definitiva e, nel contempo, si fornisce alla comunità catanzarese un piccolo segnale ed un piccolo contributo per contrastare – massimizzando i limitati strumenti di cui un’amministrazione può disporre – la difficilissima piaga della disoccupazione e del lavoro precario. Alle lavoratrici vadano dunque le congratulazioni di tutti, al sindaco della città un apprezzamento per quanto fatto, e all'intera collettività l'augurio che questa azione politica possa concretizzarsi in un reale miglioramento dell’efficienza degli uffici e dei servizi, per il bene della cittadinanza tutta. ULTRONEUS 30 SETTEMBRE 2009
UN CAPOLUOGO DA RAFFORZARE
UN CAPOLUOGO DA RAFFORZARE
E’ di questi giorni la polemica sul mancato svolgimento di alcune significative manifestazioni delle forze armate nella Città Capoluogo di Regione. Inoltre, sono ormai ataviche le continue e reiterate doglianze della popolazione catanzarese circa il pessimo servizio d’informazione offerto dal Tg 3 Calabria. E’ evidente che il tentativo di depauperare Catanzaro delle sue prerogative istituzionali fa il paio con un’operazione di marketing, peraltro neanche tanto celata, a favore di altre realtà calabresi di cui se ne evidenziano i virtuosismi mediante un vero e proprio bombardamento mediatico. Ed invero, Catanzaro è stata inserita, unitamente a Reggio, fra le città beneficiarie di un sostanzioso bonus per effetto di un’oculata gestione delle risorse nell’ottica del patto di stabilità. Ed ecco che il servizio televisivo calabrese, in barba ad ogni regola di buon senso improntata alla par condicio, propone un’esauriente intervista al sindaco della città dello stretto che, da candidato in pectore alla presidenza della regione per uno schieramento, è con tutta evidenza in piena campagna elettorale. Il Catanzaro calcio stravince e convince, eppure i servizi sportivi dedicati alle gloriose aquile sono sempre scarni e lacunosi. Il cartellone del Teatro Politeama prevede spettacoli di alto profilo culturale che sono puntualmente snobbati e sottodimensionati dall’informazione regionale. Persino i continui successi dell’Università Magna Grascia di Catanzaro, peraltro in continua crescita di iscritti ed in fase di enorme espansione dal punto di vista logistico-strutturale, non trovano nel Tg Calabria l’attenzione che certamente meritano. Ma v’è di più! Le continue sviste degli operatori dell’informazione televisiva di Stato etichettano il Campus di cui sopra come Campus di Germaneto, in provincia di Catanzaro (sic)! In ultimo, i nostri concittadini ci hanno segnalato la faziosità della trasmissione “La storia siamo noi” andata in onda qualche giorno addietro sulla terza rete Rai che nel ripercorrere il periodo dei cosiddetti moti di Reggio, non si è minimamente preoccupata di dare il giusto risalto a quelle che furono le motivazioni e le sacrosante ragioni di Catanzaro. In barba all'obiettività ed alla verità storica. E’ ora che la politica calabrese capisca e si convinca della necessità ormai indifferibile di rafforzare il capoluogo regionale, a meno di voler accettare questa anomalia e rendere l'intera regione sempre più vulnerabile. 29 SETTEMBRE 2009 ULTRONEUS
UN CAPOLUOGO DA RAFFORZARE
UN CAPOLUOGO DA RAFFORZARE
E’ di questi giorni la polemica sul mancato svolgimento di alcune significative manifestazioni delle forze armate nella Città Capoluogo di Regione. Inoltre, sono ormai ataviche le continue e reiterate doglianze della popolazione catanzarese circa il pessimo servizio d’informazione offerto dal Tg 3 Calabria. E’ evidente che il tentativo di depauperare Catanzaro delle sue prerogative istituzionali fa il paio con un’operazione di marketing, peraltro neanche tanto celata, a favore di altre realtà calabresi di cui se ne evidenziano i virtuosismi mediante un vero e proprio bombardamento mediatico. Ed invero, Catanzaro è stata inserita, unitamente a Reggio, fra le città beneficiarie di un sostanzioso bonus per effetto di un’oculata gestione delle risorse nell’ottica del patto di stabilità. Ed ecco che il servizio televisivo calabrese, in barba ad ogni regola di buon senso improntata alla par condicio, propone un’esauriente intervista al sindaco della città dello stretto che, da candidato in pectore alla presidenza della regione per uno schieramento, è con tutta evidenza in piena campagna elettorale. Il Catanzaro calcio stravince e convince, eppure i servizi sportivi dedicati alle gloriose aquile sono sempre scarni e lacunosi. Il cartellone del Teatro Politeama prevede spettacoli di alto profilo culturale che sono puntualmente snobbati e sottodimensionati dall’informazione regionale. Persino i continui successi dell’Università Magna Grascia di Catanzaro, peraltro in continua crescita di iscritti ed in fase di enorme espansione dal punto di vista logistico-strutturale, non trovano nel Tg Calabria l’attenzione che certamente meritano. Ma v’è di più! Le continue sviste degli operatori dell’informazione televisiva di Stato etichettano il Campus di cui sopra come Campus di Germaneto, in provincia di Catanzaro (sic)! In ultimo, i nostri concittadini ci hanno segnalato la faziosità della trasmissione “La storia siamo noi” andata in onda qualche giorno addietro sulla terza rete Rai che nel ripercorrere il periodo dei cosiddetti moti di Reggio, non si è minimamente preoccupata di dare il giusto risalto a quelle che furono le motivazioni e le sacrosante ragioni di Catanzaro. In barba all'obiettività ed alla verità storica. E’ ora che la politica calabrese capisca e si convinca della necessità ormai indifferibile di rafforzare il capoluogo regionale, a meno di voler accettare questa anomalia e rendere l'intera regione sempre più vulnerabile.
COSCIENZA ECOLOGICA
COSCIENZA ECOLOGICA
La drammatica scoperta di poche settimane fa, nel mare calabrese a largo di Cetraro, dove è stato individuato il relitto di un mercantile colmo di fusti che corrisponderebbe in tutto alle dichiarazioni di un pentito, ci getta nello sconforto più totale giacché dovrebbe trattarsi – assai verosimilmente – di scorie radioattive. E il dramma non sta unicamente nella notizia in sé, ma in tutto quello che ruota attorno alla notizia stessa, ovvero il fatto che il mercantile affondato nei nostri mari e ritrovato nel mese di agosto sarebbe solo uno dei tanti (si parla di una trentina di navi) che la ‘ndrangheta avrebbe affondato per nascondere le tracce di commerci illeciti. Oggi registriamo con tristezza e impotenza l’ennesimo attentato alla natura, alle bellezze della nostra regione. Danni probabilmente irreparabili all’ecosistema. E tutto questo ci induce a fare riflessioni su quanto nefasta sia, ogni giorno, l’azione dell’uomo nel mondo. Il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente dovrebbero essere per lo meno un versante minimale di quello spazio dato all’uomo perché egli possa esprimere la propria creatività, e non già la propria negatività. L’uomo purtroppo ha la tremenda possibilità – e lo si registra quotidianamente in ogni angolo del nostro maltrattato pianeta – di interrompere e di modificare il dinamismo con cui l’habitat mondiale si palesa nella realtà. I danni all’ambiente possono essere interpretati come una vera e propria negazione ecologica. Essi non rappresentano soltanto un deturpamento delle bellezze del creato: significa anche sottrarre all’uomo la possibilità di un incontro sereno con il reale. Significa sottrarre ogni possibilità di perfezionamento, a cui invece dovrebbe tendere l’opera dell’uomo. Come non ricordare, a tal proposito, le parole dell’amatissimo e indimenticato Giovanni Paolo II quando ha parlato dell’ambiente come casa e dell’ambiente come risorsa. Gli uomini di oggi, come quelli di ogni epoca, hanno degli obblighi concreti nei confronti dell’ecologia. Averne cura significa soddisfare i bisogni e i desideri autentici dell’uomo, trattando l’ambiente come dono di Dio e non come strumento per l’autodistruzione o per rincorrere ragioni bieche di un insano egoismo e affarismo. Forse è questo il momento di ricordare un’ovvietà, ossia che abitiamo tutti sotto lo stesso cielo e che – come recitavano i saggi Pellerossa – prendiamo la terra in prestito dai nostri figli. 22 settembre 2009 ULTRONEUS
LA CRISI SI RISOLVE CON L'ETICA
LA CRISI SI RISOLVE CON L'ETICA
A chi o a cosa può attribuirsi la crisi che da un paio d’anni preoccupa il mondo occidentale? Sicuramente non può essere stato il mercato, bensì l’egoismo e la non sostenibilità dell’uso degli strumenti del mercato. Criminalizzare il mercato in tal senso è un esercizio di demagogia e fuorviante rispetto alle vere cause, giacché la finanza ed il mercato – quando sono ben usati – risultano essere mezzi produttori di ricchezza. Semmai il cruccio è quello di dover registrare come i benefici della finanza, a cui nell’ultimo ventennio si è affiancata la globalizzazione, non siano stati condivisi con la stragrande maggioranza dei paesi del pianeta che noi definiamo, con fine eufemismo, emergenti. In realtà questi ultimi hanno sfiorato il benessere laddove pensiamo che – attraverso i processi di delocalizzazione produttiva da parte delle nazioni ricche – molti di questi paesi emergenti hanno espresso un certo potere economico, sebbene la finanza tout court sia rimasta in Occidente. Ciò ha determinato e continua a determinare nuovi scenari e nuovi equilibri su scala planetaria. Di conseguenza è di tutto questo che bisogna tener conto se si vogliono proporre soluzioni alla crisi senza cadere nella trappola di ipotizzare le vecchie teorie keynesiane. Al contrario, bisogna realizzare e convincersi per davvero che la crisi è stata causata da misure inadeguate, da un uso pessimo e assolutamente poco chiaro, poco etico, di tutti gli strumenti finanziari oggi disponibili. Se poi aggiungiamo la totale mancanza di controlli, il quadro si visualizza con ulteriore chiarezza. Dunque se è stata la scarsa trasparenza, l’egoismo e uno scarso controllo delle regole a determinare sfiducia e quindi la crisi, una soluzione adesso può essere rappresentata dalla solidarietà. In altri termini, come ci insegna l’ultima mirabile enciclica papale Caritas in veritate, solo l’introduzione di principi morali, della riscoperta dei valori umani da instillare negli strumenti e nell’utilizzo della finanza, può produrre ricchezza senza gli inquinamenti egoistici che stanno alla base del disastro degli ultimi anni. 18.09.2009 ULTRONEUS
DELINQUENZA ROM DA AFFRONTARE A ROMA
DELINQUENZA ROM DA AFFRONTARE A ROMA
Gli incredibili quanto deprecabili episodi accaduti negli ultimi giorni nei “quartieri ROM” di Catanzaro che hanno visto le Forze di Polizia subire attacchi “corpo a corpo” da parte di una criminalità sempre piu’ spavalda ed assoluta “padrona” del territorio, non possono che portare tutti a riflettere in modo unanime ed univoco su una questione di estrema criticità. E non tanto per gli episodi in sé, già estremamente gravi, quanto per il fatto che non possono essere più tollerate situazioni nelle quali vi sia una tale sfacciataggine e una tale carica offensiva nei confronti dello Stato. Nello stesso tempo mi preme sottolineare che la questione non può essere relegata ad un fenomeno locale. Non si tratta di un problema di Catanzaro così come non si tratta di un problema di Roma o di Napoli. E’ una questione di interesse squisitamente nazionale che deve essere vagliata dal Governo e per la quale l’intero Paese si attende delle risposte e delle soluzioni soddisfacenti. Non si tratta perciò di un “guasto” legato ad un determinato territorio; né le amministrazioni locali hanno voce in capitolo nella risoluzione di una vicenda annosa ed estremamente complessa. Quello che possiamo rilevare, per quanto riguarda la situazione catanzarese, è un forte insediamento abusivo da parte dei ROM se è vero che almeno 400 appartamenti sono stati illegalmente occupati. Si aggiunga che tali insediamenti hanno via via assunto arrogantemente lo status di territori off-limits, come se ci si trovasse in un enclave all’interno del quale le leggi dello Stato non hanno validità. Territori senza regole dove la sola vista di un rappresentante dello Stato, magari in divisa, scatena il putiferio e induce quei residenti ad autoconvincersi di dover essere intoccabili anche quando delinquono, spacciano droga o rubano automobili. Capisco bene che il linguaggio politicamente corretto imporrebbe di essere prudenti, persino rispetto ad affronti così gravi come quelli che le Forze di Polizia subiscono quotidianamente, per evitare eventuali strumentalizzazioni sfocianti nel razzismo. Ma qui si tratta di essere realisti e registrare, senza buonismo, che il problema esiste ed è un problema legato al disconoscimento della legalità, delle regole civili e della legge non da parte di singoli soggetti, ma di interi quartieri: ecco allora che la questione assume connotati speciali. Di conseguenza occorrono misure speciali che devono provenire dal Governo, non certo da una piccola autonomia locale quale può essere un Comune. 03.08.2009 ULTRONEUS
L'IMPORTANZA DELL'UNIVERSITÀ IN CENTRO
L'IMPORTANZA DELL'UNIVERSITÀ IN CENTRO
E’ purtroppo consuetudine dalle nostre parti che al termine della stagione estiva le pratiche di una amministrazione pubblica, ad esempio quella comunale, rimaste inevase prima della bella stagione si ripresentino, in tutta la loro urgenza, nel periodo autunnale. Ne deriva una comprensibile impossibilità a programmare una corretta risoluzione delle problematiche in esse sottese stanti i ristretti limiti temporali in cui si è costretti ad operare. Fra le altre, è utile rimarcare l’importanza per la nostra collettività del raggiungimento, ormai neanche tanto lontano, dell’agognato traguardo relativo all’ubicazione nel centro cittadino di alcuni corsi di laurea dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro. Un risultato frutto della concertazione avvenuta fra i vari enti interessati (Comune, Provincia e la stessa Università) ed alla sensibilità politica degli amministratori preposti (su tutti il Sindaco di Catanzaro On.le Rosario Olivo, l’assessore comunale alla Pubblica Istruzione Danilo Gatto e il Presidente della Provincia di Catanzaro Wanda Ferro ed il prof. Arturo Pujia per l’Ateneo), la cui ricaduta in termini economici e sociali è quanto mai evidente. Tuttavia, lo sforzo sinergico fin qui compiuto necessita dell’ultimo tassello: l’allogazione dei corsi universitari nei locali di proprietà della Provincia siti nella centralissima Piazza Le Pera giusti accordi intercorsi. Ciò comporterebbe uno spostamento dell’utenza scolastica in altri siti a cui è necessario far fronte in tempi sufficientemente brevi al fine di consentire al personale universitario ed agli studenti della “Magna Graecia” di sistemarsi nei nuovi locali in tempi ragionevoli per favorire il puntuale e corretto inizio dei corsi. Se è certamente vero che il Campus Universitario, figlio della lungimiranza e della tenacia del Rettore Salvatore Venuta, è senza ombra di dubbio una risorsa da valorizzare nonché un’enorme opportunità per tutta la regione oltre che per il suo Capoluogo, è altrettanto vero che il meraviglioso centro storico di Catanzaro, vero cuore pulsante della città, non può e non deve essere del tutto privato della verve e della sempre maggiore linfa che solo gli studenti universitari possono apportare mediante un continuo scambio socio-culturale. Per questi ragazzi e per le loro famiglie si deve lavorare alacremente al fine di garantire loro, con sempre maggiore efficienza, una città che, ormai consapevole della propria indiscussa vocazione universitaria, li sappia accogliere garantendo tutti gli strumenti idonei a favorirne l’emersione delle potenzialità che, in caso contrario, andrebbe ad alimentare quella che sembra essere un’inarrestabile fuga di cervelli dalla nostra Calabria. 02.09.2009 ULTRONEUS
LA DIFFERENZA
LA DIFFERENZA
Il mese di agosto regala, fra un tuffo al mare e una gita in montagna, le solite dichiarazioni della politica d'estate. Anche a livello locale. Registro in particolare la querelle agostana di Catanzaro incentrata sulla "diversa visione" che alcuni esponenti politici hanno circa la gestione del corpo di polizia urbana. In particolare mi sembra bizzarro che qualche vecchio marpione della politica politicante insista nel voler sequestrare la coscienza pubblica dei catanzaresi e di poterla investire in battaglie di angusto, penoso moralismo. Siamo di fronte ad uno spudorato paradosso. Per quanto riguarda la delega alla polizia urbana assegnata poco tempo fa dal sindaco Olivo a Roberto Talarico, mi sembra del tutto legittimo e coerente che il movimento cui il Talarico appartiene abbia chiesto allo stesso di restituirla al primo cittadino. Infatti la delega alla Polizia Municipale èdi per sé assai gravosa da poter essere accorpata al pacchetto di deleghe già in mano a Roberto Talarico. Sono convinto che il lavoro che lo stesso sta producendo nel suo ambito (Turismo, Marketing Territoriale, Innovazioni Tecnologiche, Mobilità) produrrà dei frutti e lascerà un segno alla città laddove decenni di inerzia hanno prodotto l’assenza di cambiamento. Sempre che si diano le giuste risorse e gli adeguati mezzi per portare avanti le idee. E a proposito di idee, è proprio in questa parola magica la differenza che rilevo tra i politici locali. Qualcuno (pochi) sembrano condividere l’idea che il rispetto delle regole, della legalità e dell’ordine debbano prevalere. Chi può allora scandalizzarsi quando si invoca trasparenza? Chi può scandalizzarsi quando prudentemente si chiede la sospensione del reclutamento di dieci istruttori di vigilanza che, agli occhi dell’opinione pubblica, non sembra essere stato percepito come una procedura trasparente? Chi può scandalizzarsi se si afferma che ognuno debba svolgere diligentemente il proprio lavoro, distinguendo ruoli e funzioni fra quelli spettanti ai dirigenti e quelli spettanti alla politica? C’è qualcuno in grado di affermare che queste considerazioni siano scorrette? Ancora una volta si materializza a Catanzaro la differenza fra la politica politicante di chi sa solo sparlare e la politica operosa di chi fa! Ancora una volta si assiste al discrimine netto tra chi persegue il bene comune e chi quello privato. 22 agosto 2009 ULTRONEUS
LA CITTÀ DELLA CULTURA
LA CITTÀ DELLA CULTURA
Non passa sicuramente in sordina l’offerta culturale della provincia di Catanzaro. Specialmente negli ultimi anni sono andati via via crescendo i contenitori culturali degni di una certa rilevanza, e con essi i contenuti dal respiro decisamente internazionale. La mostra di Dennis Oppenheim, fra i maggiori protagonisti della Land Art e della Body Art, allestita al Marca (Museo di Arte Contemporanea di Catanzaro) è solo l’ultimo degli esempi positivi che rileviamo nel capoluogo calabrese e che fa il paio con l’esposizione di opere del medesimo artista presso l’incantevole e originale location del Parco Scolacium di Roccelletta, ai piedi del centro storico catanzarese. Ma abbiamo ancora in mente, e negli occhi, i precedenti e altrettanto prestigiosi allestimenti, sempre al Marca, di Alex Katz con “Reflections”, e del “nostro” Mimmo Rotella, ciò che indubbiamente ha restituito e restituisce alla nostra città una dignità sul piano culturale mai avuta in precedenza. Si tratta infatti di ambiti culturali dal respiro internazionale che stanno facendo conoscere e crescere il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Catanzaro e, conseguentemente, accrescono e affermano la nostra città anche come capitale culturale e non solo istituzionale della Calabria. E’ un dato estremamente positivo che pone l’intera provincia su un piano di prestigio, ponendo le basi per un rilancio del territorio che può passare dunque anche dalla cultura. Ma non meno importante è da ritenersi la mostra di arte contemporanea denominata “Zonescoperte” inaugurata poche settimane all’interno del Palazzo di Vetro. Se infatti gli allestimenti firmati da artisti internazionali hanno il loro fascino e attraggono nicchie importanti e raffinate di utenza, le opere realizzate dai giovani studenti dell’Accademia di Belle Arti del capoluogo – a cui “Zonescoperte” è dedicata – rappresentano un altro mondo ed un altro modo di diffondere la cultura: in questo caso specifrico viene concessa un’ottima occasione, ai giovani artisti dell’Accademia, di essere conosciuti e dunque rivestire di valore e di opportunità il lavoro svolto. Sono iniziative lodevoli per le quali sinceramente esprimiamo apprezzamento alla provincia di Catanzaro ed al suo presidente, Wanda Ferro, unitamente all’auspicio di prefigurare sempre più ambiziosi traguardi culturali nel nostro territorio e rappresentare la nostra amata città come luogo privilegiato per la cultura, non solo grazie ai numerosi musei ivi presenti (Numismatico, Diocesano, Rotella House, delle Carrozze, Marca, Musmi, Naturalistico, Archeologico Scolacium) che probabilmente risultano ancora sconosciuti a tanti catanzaresi, ma anche attraverso sinergie virtuose fra gli enti e i privati, includendo in quest’ottica la stagione dei Teatri, del Conservatorio, degli eventi musicali, dell’Università. 03.08.2009 ULTRONEUS
IL PELO NELL'UOVO
IL PELO NELL'UOVO
L’inaugurazione del moderno Dipartimento Emergenza-Urgenza dell’ospedale Pugliese di Catanzaro ci dà un ottimo spunto per proporre alcune considerazioni, seppur in modo succinto, relativamente a modalità così differenti che ravvisiamo nell’intendere la politica in città. Infatti se la nuova struttura di Pronto Soccorso – fra l’altro resa molto funzionale e dotata di mezzi all’avanguardia – è da salutare con indiscutibile favore giacché si tratta di una risorsa per il capoluogo e per l’intera regione, non comprendiamo come sia possibile che persino di fronte a qualcosa di eccellente ci sia qualcuno che trovi il tempo per azzardare polemiche. Rese ancora più odiose dal momento che queste si innestano sul delicato terreno della sanità, dunque in un ambito nel quale maggiore è la domanda di efficienza da parte dei cittadini. E mentre c’è una città ed una politica che vuole andare avanti, pur essendo cosciente di alcuni drammatici limiti, c’è un’altra parte di città e di politica che gode solo se si tuffa nel pettegolezzo, nella polemica per il solo gusto di polemizzare, e nell’incoraggiare con tutti i mezzi azioni di contrasto atti a danneggiare chi opera e fa qualcosa. Non comprendiamo il blitz dei vigili urbani alla vigilia dell’inaugurazione dell’importante presidio sanitario. E’ l’intera opinione pubblica a non aver compreso quell’azione e ad essere rimasta stupita e senza spiegazione alcuna, salvo ipotizzare un atteggiamento strumentale di oscura natura. Apprezziamo pertanto l’intervento del sindaco Rosario Olivo il quale, mentre ha sottolineato il beneficio per la collettività di un bene pubblico qual è il nuovo Dipartimento ospedaliero, in merito al blitz di giovedì sera ha voluto legittimamente e coerentemente puntualizzare come determinate competenze siano prerogativa dei dirigenti degli uffici, altre della politica. Un po’ d’ordine non guasterebbe. Ma qui, aggiungiamo noi, subentra quella differenziazione nel modo di interpretare la politica: c’è chi la usa strumentalmente e chi per migliorare una comunità. C’è chi fa della polemica e della faziosità i suoi unici strumenti politici, e chi – pur tra mille difficoltà oggettive e atavici ostacoli – propone soluzioni, illustra idee, e qualche volta ottiene risultati. La nostra è una bella città che chiede di essere valorizzata e, indubbiamente, è inevitabile che vi sia una dialettica nel modo di pensare al suo presente ed al suo futuro. La dialettica è sempre un dato virtuoso se accompagnata dall’intento di arricchire vicendevolmente le proprie conoscenze e posizioni. Addirittura qualche volta persino una polemica può risultare positiva se nasconde il desiderio di costruire anziché distruggere. Ma a noi pare che determinati atteggiamenti esageratamente polemici che magari sfociano casualmente in qualche blitz, siano una iattura per la crescita di Catanzaro. Specialmente se pensiamo che in alcune zone della città vi sono emergenze reali che, quelli sì, presuppongono blitz: si pensi ai vari abusivismi e ai vari gruppi organizzati per delinquere e turbare la serenità dei cittadini. 1 agosto 2009 ULTRONEUS
IL PELO NELL'UOVO
IL PELO NELL'UOVO
L’inaugurazione del moderno Dipartimento Emergenza-Urgenza dell’ospedale Pugliese di Catanzaro è un ottimo spunto per proporre alcune considerazioni, seppur in modo succinto, relativamente a modalità così differenti che si ravvisano nell’intendere la politica in città. Infatti se la nuova struttura di Pronto Soccorso – fra l’altro resa molto funzionale e dotata di mezzi all’avanguardia – è da salutare con indiscutibile favore giacché si tratta di una risorsa per il capoluogo e per l’intera regione, non si comprende come sia possibile che persino di fronte a qualcosa di eccellente ci sia qualcuno che trovi il tempo per azzardare polemiche. Rese ancora più odiose dal momento che queste si innestano sul delicato terreno della sanità, dunque in un ambito nel quale maggiore è la domanda di efficienza da parte dei cittadini. E mentre c’è una città ed una politica che vuole andare avanti, pur essendo cosciente di alcuni drammatici limiti, c’è un’altra parte di città e di politica che gode solo se si tuffa nel pettegolezzo, nella polemica per il solo gusto di polemizzare, e nell’incoraggiare con tutti i mezzi azioni di contrasto atti a danneggiare chi opera e fa qualcosa. Non si comprende il blitz dei vigili urbani alla vigilia dell’inaugurazione dell’importante presidio sanitario. E’ l’intera opinione pubblica a non aver compreso quell’azione e ad essere rimasta stupita e senza spiegazione alcuna, salvo ipotizzare un atteggiamento strumentale di oscura natura. Apprezziamo pertanto l’intervento del sindaco Rosario Olivo il quale, mentre ha sottolineato il beneficio per la collettività di un bene pubblico qual è il nuovo Dipartimento ospedaliero, in merito al blitz di giovedì sera ha voluto legittimamente e coerentemente puntualizzare come determinate competenze siano prerogativa dei dirigenti degli uffici, altre della politica. Un po’ d’ordine non guasterebbe. Ma qui, aggiungiamo noi, subentra quella differenziazione nel modo di interpretare la politica: c’è chi la usa strumentalmente e chi per migliorare una comunità. C’è chi fa della polemica e della faziosità i suoi unici strumenti politici, e chi – pur tra mille difficoltà oggettive e atavici ostacoli – propone soluzioni, illustra idee, e qualche volta ottiene risultati. Catanzaro è una bella città che chiede di essere valorizzata e, indubbiamente, è inevitabile che vi sia una dialettica nel modo di pensare al suo presente ed al suo futuro. La dialettica è sempre un dato virtuoso se accompagnata dall’intento di arricchire vicendevolmente le proprie conoscenze e posizioni. Addirittura qualche volta persino una polemica può risultare positiva se nasconde il desiderio di costruire anziché distruggere. Ma determinati atteggiamenti esageratamente polemici che magari sfociano casualmente in qualche blitz, sono una iattura per la crescita di Catanzaro. Specialmente se si pensa che in alcune zone della città vi sono emergenze reali che, quelle sì, presuppongono blitz: si pensi ai vari abusivismi e ai vari gruppi organizzati per delinquere e turbare la serenità dei cittadini.
IL CINQUANTESIMO DI MONS. CILIBERTI
IL CINQUANTESIMO DI MONS. CILIBERTI
Sabato 11 luglio la Chiesa particolare che è in Catanzaro-Squillace ha ricordato e festeggiato insieme il 50° di sacerdozio ed il 20° di episcopato di Mons. Antonio Ciliberti. Il festeggiamento di questo duplice anniversario, ancorché importante, è solo l’aspetto esteriore e formale di un evento ben più significativo che si ravvisa, ovvero un momento in cui si raccolgono i frutti di un ministero che ha attraversato dieci lustri. Si tratta dunque di un evento particolarmente fecondo. Mons. Ciliberti è uomo di fine cultura oltre che uomo di Chiesa che sente profondamente l’importanza della sua missione che quotidianamente porta avanti, tutta incentrata sulla indispensabilità dell’evangelizzazione e la dignità dell’uomo. Non è un caso che egli abbia fortemente voluto – avendo già iniziato tale cammino – visitare ogni angolo della diocesi e recarsi nelle tante parrocchie del territorio per rendere visibilmente concreto il ruolo insopprimibile e insostituibile del Vescovo. Un ruolo che – nell’ottica pastorale – mira ad ammaestrare, annunciare, santificare il popolo. Come un padre sa fare. E Mons. Ciliberti ci mostra tale sollecitudine. D’altronde la sua storia personale parla chiaro, specialmente laddove si volessero rammentare episodi cruciali come quelli vissuti, sempre da vescovo, a Locri, quando i mafiosi sparavano con la lupara contro le sue finestre, quando faceva leggere coraggiosamente durante la messa domenicale una lettera in cui invitava i fedeli a non entrare nei negozi o negli affari gestiti dai mafiosi, quando accoglieva “mamma coraggio” Angela Casella scesa in Aspromonte alla ricerca del suo figlioletto rapito, quando era costretto a girare scortato dalla polizia (primo caso italiano di vescovo soggetto a tale necessario trattamento), quando durissimamente denunciava un’incredibile vendita all’asta pubblica di mitra e pistole sequestrate ai mafiosi, ciò che scatenò vergogna e imbarazzo nel governo del tempo. Ma per i catanzaresi c’è pure una coincidenza curiosa: era un 31 gennaio quando mons. Ciliberti è nato; ed è un 31 gennaio pure la data in cui fu designato Arcivescovo della sede metropolitana di Catanzaro-Squillace dall’indimenticato ed indimenticabile Giovanni Paolo II. Un ulteriore legame col territorio. Infine il duplice anniversario da poco festeggiato consente altresì di evidenziare come questo sia caduto all’indomani di un importante evento della Chiesa: la nuova enciclica del Papa Caritas in veritate, attraverso la quale si riflette sulla centralità della persona nella sua integrità e non soltanto nel suo essere un “oggetto” utilitaristico come talvolta è stato considerato da economisti e legislatori. Si tratta di riflessioni alte e rivolte all’umanità intera ed ai potenti, che non di rado abbiamo sentito nelle parole di Antonio Ciliberti il quale, pur riferendosi al piccolissimo ambito calabrese, ha affrontato analoghe questioni facendo capire quanto l’etica debba stare sempre legata all’economia ed alla politica. Un appello valido come non mai. 28 luglio 2009 ULTRONEUS
DEPUTATI...SVEGLIA!
DEPUTATI...SVEGLIA!
Nonostante ci troviamo in pieno clima vacanziero, mai come in questo momento è opportuno che la politica, quella buona, mostri attivismo e incisività per dare segnali decisivi sulle battaglie riguardanti la città. Infatti in questi ultimissimi giorni abbiamo registrato, quasi contemporaneamente, le prese di posizione di chi ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato nella speranza di ribaltare le decisioni con cui il TAR Lazio ha giudicato favorevolmente le istanze di Catanzaro sia sulle Scuole di Specializzazione che sulla Scuola Superiore della Magistratura. L’intera deputazione calabrese, quella di destra come quella di sinistra, dovrebbe mostrare i denti sulle vicende sopramenzionate. Ma è opinione largamente diffusa, e probabilmente veritiera, che i parlamentari della nostra regione siano abbastanza pigri, inconcludenti o completamente piegati alla volontà delle segreterie romane al punto da non aver esercitato alcuna pressione sugli organi competenti. Di tanto in tanto abbiamo letto, e ancora oggi leggiamo, di interrogazioni parlamentari, di mozioni. Ma di concreto non c’è nulla. Dove per concreto si intende la pretesa politica di ottenere quanto è giusto per il territorio. Le Scuole di Specializzazione della facoltà di Medicina di Catanzaro sono le uniche disponibili per tutta la Calabria: lo si è fatto capire alla Gelmini e a Tremonti? Stesso discorso vale per la sede meridionale della Scuola Superiore della Magistratura. Sappiamo che qualche esponente politico ha tentato degli approcci per riottenere il maltolto. Nel frattempo abbiamo pure gioito per la sentenza favorevole del TAR Lazio. Ma oggi registriamo come Benevento, e la sua agguerrita deputazione, abbiano sponsorizzato il ricorso al Consiglio di Stato. E tutto questo accade mentre il ministro Alfano si dimena in un cerchiobottismo che tenderebbe ad accontentare tutti ma in realtà – ne siamo certi – finirà con l’umiliare soltanto Catanzaro. E’ ora che la nostra deputazione esca allo scoperto. Specialmente quella di Catanzaro: D’Ippolito, Galati, Lo Moro, Pittelli, Speziali, Tassone, Traversa. Laddove uscire allo scoperto non significa compiere atti semplicemente formali, bensì agire politicamente. Volendo stemperare i toni di queste vicende melodrammatiche e buttando tutto sul leggero, vista l’insistenza con cui l’atteggiamento gossiparo occupa la politica nazionale, potremmo scherzarci su e dire che la deputazione catanzarese non è dotata di belle e giovani deputate come la beneventana Nunzia De Girolamo. E oggi come oggi la politica ha bisogno di tutte le virtù! Ma per tornare su un terreno più serio ci sembra urgente che i nostri deputati facciano la loro parte doverosamente, senza subire in modo passivo le decisioni dei Ministeri. Si stabiliscano presso la Gelmini e Alfano e non escano da quei palazzi senza il risultato. Hanno dalla loro delle sentenze estremamente favorevoli. Abbiano un po’ di orgoglio e amor patrio. Chiedano ad Alfano un atto di assenso per partire con la Scuola di Magistratura a Catanzaro applicando subito la sentenza del TAR Lazio. La Provincia di Catanzaro prenda l’iniziativa di richiedere un incontro urgente al Ministero per la medesima questione. Altrettanto dinamismo si mostri alla Gelmini per salvaguardare le scuole di Specializzazione medica. Ma quello che si deve fare lo si faccia immediatamente e convintamente. Non abbiamo bisogno di una deputazione fantasma, ma di azioni politicamente concrete che facciano meritare il titolo di “onorevole”. 25 luglio 2009 ULTRONEUS
SCUOLE SPECIALIZZAZIONE E STERILITÀ POLITICA CALABRESE
SCUOLE SPECIALIZZAZIONE E STERILITÀ POLITICA CALABRESE
Non abbiamo nemmeno avuto il tempo di gioire per la recente decisione con cui il TAR manteneva in salvo le importanti Scuole di Specializzazione della facoltà di Medicina catanzarese, che il ministro Gelmini ci ha rapidamente inferto un inaspettato pugno nello stomaco, tanto prepotente quanto incomprensibile, decidendo di appellarsi al Consiglio di Stato. Ma se da Roma giunge questo ulteriore segnale di manifesta ostilità alla Calabria, bisogna ammettere candidamente che ciò dipende dalla sterilità della politica calabrese. Infatti anche in questa vicenda, alla stregua di quanto sta accadendo con la simultanea faccenda relativa alla Scuola Superiore della Magistratura, o con quanto successo in passato in occasione di scippi vari fra i quali il Consiglio Regionale, l’Ospedale Militare, la Direzione Regionale del Lavoro, quella delle Dogane, le Soprintendenze, la Scuola di Polizia Penitenziaria, e via discorrendo, la causa primigenia non va ricercata nella Gelmini o nel Mastella di turno bensì indagata nello sterile approccio o nello scarso peso che la nostra politica, soprattutto quella parlamentare, esprime. Ci sembra questa la spiegazione più plausibile, sebbene sconcertante, per giustificare tanto accanimento e tanta severa ostinazione contro Catanzaro. Di conseguenza è abbastanza verosimile che se la nostra deputazione non ha esercitato adeguate pressioni in sede governativa o per lo meno in sede ministeriale, la Gelmini si sia trovata davanti un’autostrada molto scorrevole da percorrere senza imbarazzi di natura politica. Se è condivisibile la scelta ministeriale di evitare sprechi o doppioni di scuole nel raggio di pochi chilometri, come si rileva soprattutto nelle università del centro-nord Italia, bisogna far comprendere a Roma che in Calabria esiste una sola facoltà di Medicina, ciò che avrebbe dovuto obbligare la politica a sostenere massimamente le ragioni dell’Ateneo Magna Graecia, dunque quelle dell’intera regione e dei nostri studenti. Avremmo voluto vedere i nostri deputati impegnati con passione ad illustrare tali motivi alla Gelmini. Ci diranno che hanno fatto il possibile; qualcuno più permaloso interpreterà questa nostra ulteriore sollecitazione come una “proposizione diffamatoria”; altri continueranno a svolgere l’attività di sempre: tacere, sottomettersi alle segreterie, disattendere le istanze del territorio e del bene comune. Altri ancora diranno che il nostro è un atteggiamento vittimistico. E mentre ci diranno tutte queste cose, la città continuerà a perdere pezzi per via di una scadente considerazione politica da Roma. Non bisognava consentire al Ministero di appellarsi al Consiglio di Stato. La politica, quella buona, avrebbe dovuto far pesare le ragioni sacrosante dell’Università e della Calabria tutta: la storia si sarebbe conclusa con la decisione del TAR Lazio, quindi con la riattivazione delle Scuole di specializzazione. Ma non è andata così. I nostri studenti continueranno ad ingrassare la fuga di cervelli e la schiera delle 700.000 unità di cui i media, proprio in queste ore, stanno parlando. E la città si ritrova per l’ennesima volta a dover sospendere le sue prerogative nell’ansiosa e angosciante attesa di una sentenza.
IL CALCIO NON È SOLO UN GIOCO
IL CALCIO NON È SOLO UN GIOCO
Avremmo voluto indirizzare il contenuto di questa nota già nell’immediatezza del miracolo avvenuto il 10 luglio scorso, ma abbiamo ritenuto che a volte scrivere a caldo può essere controproducente ai fini della chiarezza del messaggio che s’intende rivolgere. Oggi, a mente fredda, possiamo tranquillamente affermare che quanto accaduto nella vicenda del Catanzaro calcio non può e non deve lasciarci indifferenti. E’ fatto notorio che il calcio nella nostra città è una cosa seria. Il Catanzaro è più di un simbolo, è un fattore d’identificazione e di aggregazione di straordinaria rilevanza, al punto che mai avremmo immaginato che dopo il fallimento della gloriosa Us Catanzaro, avvenuto nel luglio del 2006, ci saremmo trovati, dopo soli tre anni, ad affrontare le medesime problematiche. Ci sbagliavamo! Infatti la neonata Fc Catanzaro ha visto spalancarsi, nella settimana appena trascorsa, il baratro di un ulteriore ed inaspettato fallimento, sprecando, in maniera maldestra, una grande opportunità qual è il Lodo Petrucci. Tuttavia l’insolita compattezza dell’ambiente sportivo tutto, la grande sensibilità mostrata dall’amministrazione comunale (come non rilevare che ad oggi, oltre ad aver investito la maggior somma spesa per lo stadio Ceravolo negli ultimi 40 anni, la stessa ha elargito per la causa giallorosa, complessivamente, una somma vicina ai 500.000 euro) e da altri enti territoriali (Camera di Commercio, Provincia, Comalca, Fondazione Politeama), nonché di alcuni appartenenti alla tanto vituperata classe imprenditoriale cittadina (che, comunque, nel corso di questi ultimi anni è stata in maniera silente vicina alle aquile) hanno letteralmente impedito che ciò avvenisse. Pertanto, a tutti questi soggetti va il nostro ringraziamento per la perentorietà e la dinamicità con cui si è affrontata la situazione e per l’alto spirito civico che ha permesso di remare nella stessa direzione al fine di raggiungere l’obiettivo della sopravvivenza del fattore sportivo nella nostra città. Ma a ben vedere la prefata vicenda induce ad analizzare con lucida acribia un concetto tanto caro al presidente Bove: il Catanzaro è giuridicamente di proprietà privata (essendo essa una S.p.A), ma idealmente e moralmente è un bene appartenente a tutta la città! Le dirigenze passano ma la maglia giallorosa resta, a maggior ragione oggi, che il calcio cittadino è salvo grazie all’erogazione pubblica di cospicue somme, La riflessione che ne consegue è che MAI PIU’ la città capoluogo di regione, che tanta gloria e lustro ha dato all’intera Calabria, deve essere mortificata da scellerate quanto improvvisate gestioni sportive. In tale prospettiva auspichiamo maggiore vigilanza da parte delle istituzioni e maggiore responsabilità in chi guida le sorti della società, accompagnata da un più loquace rapporto con l’esterno visto il mutismo di questa dirigenza. Ciò proprio in quanto siamo ben consapevoli che ormai fare calcio è diventato un autentico lusso, e che, pertanto, ai dirigenti giallorossi non si può chiedere la luna. Tuttavia non abbiamo timore alcuno a PRETENDERE, SENZA SCONTI DI SORTA PER AMICI E PER GLI AMICI DEGLI AMICI, dai soci della Fc Catanzaro, una maggiore oculatezza e lungimiranza nella gestione della società sportiva che, nonostante tutto, rappresenta la maggiore tradizione calcistica dell’intera regione. Del resto se anche le più blasonate squadre della serie A stanno invertendo la rotta, qualcosa vorrà pur significare. Se quanto richiesto non può essere mantenuto dalla compagine sociale catanzarese, appellandoci al loro senso di responsabilità, li INVITIAMO a rimettere le sorti gestionali e sportive nelle mani delle istituzioni competenti, al fine di risolvere definitivamente il problema, favorendo un eventuale passaggio di consegne. Che ci piaccia o no, è RISAPUTO CHE a Catanzaro IL CALCIO NON e’….UN GIOCO! 17 luglio 2009 ULTRONEUS
IL CALCIO NON È SOLO UN GIOCO
IL CALCIO NON È SOLO UN GIOCO
Avremmo voluto indirizzare il contenuto di questa nota già nell’immediatezza del miracolo avvenuto il 10 luglio scorso, ma abbiamo ritenuto che a volte scrivere a caldo può essere controproducente ai fini della chiarezza del messaggio che s’intende rivolgere. Oggi, a mente fredda, possiamo tranquillamente affermare che quanto accaduto nella vicenda del Catanzaro calcio non può e non deve lasciarci indifferenti. E’ fatto notorio che il calcio nella nostra città è una cosa seria. Il Catanzaro è più di un simbolo, è un fattore d’identificazione e di aggregazione di straordinaria rilevanza, al punto che mai avremmo immaginato che dopo il fallimento della gloriosa Us Catanzaro, avvenuto nel luglio del 2006, ci saremmo trovati, dopo soli tre anni, ad affrontare le medesime problematiche. Ci sbagliavamo! Infatti la neonata Fc Catanzaro ha visto spalancarsi, nella settimana appena trascorsa, il baratro di un ulteriore ed inaspettato fallimento, sprecando, in maniera maldestra, una grande opportunità qual è il Lodo Petrucci. Tuttavia l’insolita compattezza dell’ambiente sportivo tutto, la grande sensibilità mostrata dall’amministrazione comunale (come non rilevare che ad oggi, oltre ad aver investito la maggior somma spesa per lo stadio Ceravolo negli ultimi 40 anni, la stessa ha elargito per la causa giallorosa, complessivamente, una somma vicina ai 500.000 euro) e da altri enti territoriali (Camera di Commercio, Provincia, Comalca, Fondazione Politeama), nonché di alcuni appartenenti alla tanto vituperata classe imprenditoriale cittadina (che, comunque, nel corso di questi ultimi anni è stata in maniera silente vicina alle aquile) hanno letteralmente impedito che ciò avvenisse. Pertanto, a tutti questi soggetti va il nostro ringraziamento per la perentorietà e la dinamicità con cui si è affrontata la situazione e per l’alto spirito civico che ha permesso di remare nella stessa direzione al fine di raggiungere l’obiettivo della sopravvivenza del fattore sportivo nella nostra città. Ma a ben vedere la prefata vicenda induce ad analizzare con lucida acribia un concetto tanto caro al presidente Bove: il Catanzaro è giuridicamente di proprietà privata (essendo essa una S.p.A), ma idealmente e moralmente è un bene appartenente a tutta la città! Le dirigenze passano ma la maglia giallorosa resta, a maggior ragione oggi, che il calcio cittadino è salvo grazie all’erogazione pubblica di cospicue somme, La riflessione che ne consegue è che MAI PIU’ la città capoluogo di regione, che tanta gloria e lustro ha dato all’intera Calabria, deve essere mortificata da scellerate quanto improvvisate gestioni sportive. In tale prospettiva auspichiamo maggiore vigilanza da parte delle istituzioni e maggiore responsabilità in chi guida le sorti della società, accompagnata da un più loquace rapporto con l’esterno visto il mutismo di questa dirigenza. Ciò proprio in quanto siamo ben consapevoli che ormai fare calcio è diventato un autentico lusso, e che, pertanto, ai dirigenti giallorossi non si può chiedere la luna. Tuttavia non abbiamo timore alcuno a PRETENDERE, SENZA SCONTI DI SORTA PER AMICI E PER GLI AMICI DEGLI AMICI, dai soci della Fc Catanzaro, una maggiore oculatezza e lungimiranza nella gestione della società sportiva che, nonostante tutto, rappresenta la maggiore tradizione calcistica dell’intera regione. Del resto se anche le più blasonate squadre della serie A stanno invertendo la rotta, qualcosa vorrà pur significare. Se quanto richiesto non può essere mantenuto dalla compagine sociale catanzarese, appellandoci al loro senso di responsabilità, li INVITIAMO a rimettere le sorti gestionali e sportive nelle mani delle istituzioni competenti, al fine di risolvere definitivamente il problema, favorendo un eventuale passaggio di consegne. Che ci piaccia o no, è RISAPUTO CHE a Catanzaro IL CALCIO NON e’….UN GIOCO! 17 luglio 2009 ULTRONEUS
SCUOLA MAGISTRATURA: QUALI AZIONI DOPO LA SENTENZA FAVOREVOLE DEL TAR LAZIO?
SCUOLA MAGISTRATURA: QUALI AZIONI DOPO LA SENTENZA FAVOREVOLE DEL TAR LAZIO?
C'è qualcosa che ai più sfugge attorno alla vicenda Scuola di Magistratura. Qualcosa di incomprensibile e oscuro. E non si tratta dell'ulteriore beffa paventata in queste ore dopo che un inquietante trafiletto apparso sull'ultimo numero dell'Espresso ci informa di come il ministro Alfano penserebbe ad una sede della Scuola da ubicare in Sicilia. La cosa che ci lascia perplessi è invece l'inerzia, o solo apparente tale, che registriamo in seguito alla vittoriosa sentenza n. 3087 con cui il TAR Lazio, in data 24/03/2009, ha inequivocabilmente dato ragione a Catanzaro. Ma allora perché non si procede di conseguenza? Ricordiamo che l'ente legittimato ad intervenire è la Provincia di Catanzaro; pertanto è da questo che ci aspetteremmo una azione decisa. Sappiamo però che non è stata nemmeno notificata la sentenza, e già di per sé tutto ciò appare indecifrabile. Inoltre non ci risultano nemmeno richieste al guardasigilli affinché si dia esecuzione alla sentenza medesima. Perché? Cos'è che a noi, come all'intera opinione pubblica, sta sfuggendo? Qual è il passaggio che ci siamo persi? C'è forse una qualche misteriosa ragione che impedisce di far valere le nostre sacrosante motivazioni, o anche in questo caso bisogna immaginare scenari da gossip e magari addossare il tutto alle performance di avvenenti parlamentari? La vicenda diventa ancora più oscura se consideriamo che con ogni ragionevolezza, stante la sentenza del TAR, difficilmente il Consiglio di Stato potrà ribaltarne le motivazioni. E allora cos'è che ci sfugge? Non è nemmeno il caso di infierire sul ministro della giustizia per quanto letto sull'Espresso: Alfano oggi, al pari di Mastella ieri e di chissà chi domani, rientra, nostro malgrado, in quella metodologia politica che pretende di far passare come acqua fresca le scelte sciagurate e faziose che si consumano spudoratamente tra gli amici di bisboccia. Se Alfano dovesse confermare Benevento, dimenticare Catanzaro e insediare la Scuola in Sicilia, inseriremmo la sua decisione nel voluminoso catalogo della malapolitica. Quella che induce la gente a sfiduciare il ceto politico nel suo insieme, come attesta la crescente disaffezione al voto. Noi, intesi come catanzaresi e calabresi, dovremmo alzare la voce e mettere in mutande i sepolcri imbiancati che pensano di avere sequestrato la coscienza pubblica e la dignità di questo territorio. Ma occorre che la nostra classe politica, intesa soprattutto come deputazione - sebbene sia totalmente non considerata a Roma dove non esercita alcun peso - abbia un moto d'orgoglio. La nostra deputazione non può sacrificare tutto e sempre all'altare del partito, subordinandosi vigliaccamente. C'è anche un tempo per ribellarsi alle soverchie pretese e vorremmo avere l'occasione di compiacerci con i nostri parlamentari per averli visti alzare la voce in difesa del nostro e loro territorio. E' solo una pia illusione? In ogni caso, quale che sia l'atteggiamento di costoro, non possiamo regalare ulteriori alibi ai nostri "nemici": non chiedere di rendere esecutiva la sentenza del TAR Lazio significa proprio fornire uno di questi alibi. Non ce lo possiamo permettere. ULTRONEUS 08.07.2009
"CATANZARO CAPITALE": UNA PROVOCAZIONE O UNA NECESSITA?
"CATANZARO CAPITALE": UNA PROVOCAZIONE O UNA NECESSITA?
Giovedì 4 giugno presso la sala del consiglio comunale di Catanzaro si è consumato un insolito appuntamento: il sempre battagliero e il sempre presente movimento civico cittadino “Catanzaro nel cuore” ha organizzato una conferenza stampa per presentare un disegno di legge depositato al Senato della Repubblica tendente a ordinare l’assetto istituzionale della Calabria. La cosa insolita a cui si alludeva non è questa, bensì il fatto che ad affiancare il locale movimento civico fosse un senatore della lontana Verbania, al confine con la Svizzera: Enrico Montani, della Lega Nord. Pare infatti che sia stato proprio il partito del Senatur a sponsorizzare questa idea catanzarese. E subito ne sono nate illazioni, riflessioni, considerazioni, congetture, strumentalizzazioni. Da chi ha scomodato la lesa maestà per il fatto che un leghista abbia osato mettere piede a Palazzo De Nobili a chi ha ritenuto il tutto riconducibile ad una mossa prettamente ed unicamente elettoralistica, visto che il 6 e 7 giugno si tenevano le Elezioni Europee e la Lega Nord, per la prima volta, chiedeva il consenso anche ai calabresi ed ai meridionali nell’ottica di sdoganarsi quale partito regionale e aprirsi all’intero Paese. Qualunque siano le vere motivazioni, su un punto occorre riflettere senza ipocrisia e senza farsi intimidire dai tabù di un passato che risale agli anni ’70: in Calabria vige un’anomalia e non sarà il buonismo accomodante di certa politica a impedirci e impedire di affermare che questa anomalia non solo esiste ma complica la vita a tutti i calabresi. Di fatti la regione è sempre stata attraversata da venti campanilistici, sospinti ancora di più dalle clientele di questo o quel potentato politico, che hanno determinato accomodamenti funzionali alle fazioni di ciascuno ma non funzionali al senso dell’ordine, delle regole, della razionalità, del buon governo. Così ci ritroviamo una Calabria con una “capitale” mutilata nelle sue funzioni la quale, avendo dovuto soggiacere alle pressioni di cui sopra, non ha mai ottenuto adeguate risorse per mettersi completamente a disposizione di tutti i calabresi e dell’intera regione, per rappresentarsi come il capoluogo di tutti. E’ andata avanti arrangiandosi alla meno peggio. E ancora oggi, anno domini 2009, è sfornita di quella Cittadella Regionale assolutamente e decisamente indispensabile per esercitare il ruolo direttivo in modo ordinato. Che dire poi del Consiglio Regionale ubicato in riva allo Stretto, ossia a 170 km di distanza dalla sede della Giunta e della Presidenza? Uno spreco, oltre che una scomodità immensa per i calabresi. Oggi qualcuno ha avuto il merito di riproporre la questione e ci sembra sia stato fatto in modo garbato e con contenuti condivisibili, sebbene con la provocazione di aver chiesto “aiuto” non già ai politici del luogo, non già ai partiti tradizionalmente radicati nel luogo, non già alle istituzioni del luogo, ma alla Lega Nord, movimento percepito – a torto o a ragione – come l’unico in grado di guardare alle cose con fredda ma indiscutibile oggettività. Per il bene della Calabria intera è assai utile che la sua “capitale” possa essere compiutamente riconosciuta tale e messa nelle condizioni di offrire la sua storia e la sua centralità a servizio di tutti i calabresi. Ora bisognerà vedere se il progetto avrà un seguito e, soprattutto, se la politica locale saprà cogliere l’occasione per evitare di cadere ancora una volta in campanilismi stupidi o gelosie di partito oppure, com’è auspicabile, lavorare tutti assieme per una Calabria più ordinata e migliore. Con “Catanzaro Capitale”. Ultroneus
DISATTENZIONI ALLA CALABRIA: PERCHÉ I DEPUTATI SONO ACQUIESCENTI?
DISATTENZIONI ALLA CALABRIA: PERCHÉ I DEPUTATI SONO ACQUIESCENTI?
Che la Calabria sia tenuta in scarsa considerazione dal governo centrale è purtroppo un dato tanto oggettivo quanto drammatico che andiamo registrando mese dopo mese. Ma che i nostri deputati siano così torpidamente acquiescenti a tali disattenzioni ci sembra un po’ troppo, e ciò non può che denotare l’inconsistenza politica con la quale – fatte rare eccezioni – i calabresi sono rappresentanti in Parlamento. L’ultima batosta l’abbiamo sentita a RaiNews24 nella notte tra venerdì e sabato, e non ribadita in orari più consoni da nessuna testata, quasi a voler oscurare la notizia. Si tratta di un ulteriore prelevamento e dirottamento di fondi FAS già destinati al Sud con cui Berlusconi cerca di trovare quei famosi 8 miliardi di euro reputati necessari per la ricostruzione dell’Abruzzo. Ovviamente tutte le misure intraprese a vantaggio delle zone terremotate sono da noi salutate positivamente, vista la drammatica emergenza che decine di migliaia di persone devono purtroppo affrontare a L’Aquila e dintorni. Ma quello che non comprendiamo è perché, in presenza di una qualsiasi necessità finanziaria per il Paese, il governo si rivolge subito e sempre alla Calabria. E’ già successo l’anno scorso con la vicenda ICI: tolta agli italiani grazie al prelevamento forzoso dei soldi già destinati alla strada jonica. Ed è successo un’altra volta qualche mese fa con la vicenda Social Card: regalata agli italiani più bisognosi grazie alla relativa copertura finanziaria gentilmente offerta dal dirottamento di gran parte dei fondi FAS già destinati per importanti infrastrutture nel Meridione, fra cui le scale mobili a Catanzaro. Ma siccome non c’è due senza tre, eccoci serviti! Berlusconi ricostruirà l’Abruzzo attingendo risorse ai residui fondi FAS rimasti alle regioni meridionali. Tranne quelli destinati alla Sicilia. Sarà una coincidenza, sarà una nostra malignità, sarà pure una nostra malevola insinuazione, ma RaiNews24 in piena notte ci informa di questa cosa e il nostro primo pensiero ci induce ad affermare che probabilmente il governo non voglia infierire su una regione “amica”, mentre non si pone alcun imbarazzo nel continuare a togliere alle regioni “nemiche” fra cui, appunto, la nostra bistrattata Calabria. Bistrattata non solo dal governo centrale ma dai suoi più alti rappresentanti istituzionali che siedono, tacendo servilmente, alla Camera ed al Senato. La nostra regione, dalla Finanziaria in poi, sembra essere diventata un vero Pozzo di San Patrizio dal quale il governo pompa denaro per ogni emergenza. Ma qualcuno fra i deputati calabresi avrà fatto presente a Berlusconi che, probabilmente, anche la Calabria soffre? Gli avranno detto che quaggiù ci sono porti distrutti, cimiteri franati, immobili fatiscenti, strade inesistenti, ferrovie obsolete, interi paesi a rischio idrogeologico, per non parlare della solita noiosa questione che riguarda gli eterni lavori lungo la A3? Avranno, i nostri deputati, saputo perorare presso il Governo queste legittime e altrettanto urgenti cause? Non vorremmo che alcuni di questi si baloccassero con l’illusione di essere tenuti in considerazione dal “capo” solo perché magari hanno da questi ottenuto le più minute briciole di esigui spiccioli, come centosessantamila euro per il bellissimo parco di Catanzaro. Ovviamente siamo ben felici di questo microscopico contributo, purché non sia merce di scambio che debba obbligare la nostra deputazione a nulla più pretendere. La dignità politica ed il rispetto per la gente e per il territorio esige di più. Molto ma molto di più. Ci si aspetta l’autostrada jonica, il completamento della A3, la costruzione e ricostruzione dei nostri porti, delle strade ferrate. Risorse ed interventi strutturali seri e funzionali in tutta la Regione che non siano riconducibili esclusivamente al Ponte sullo Stretto o alle richieste del sindaco reggino a cui basta chiedere per ottenere pure l’impossibile. Ultroneus
CENTRO STORICO APERTO AL TRAFFICO? NO, GRAZIE.
CENTRO STORICO APERTO AL TRAFFICO? NO, GRAZIE.
All’indomani della pubblicazione da parte della Regione Calabria degli interventi ammessi ad accedere ai finanziamenti della Comunità Europea con cui alcuni centri storici, per l’esattezza 47, beneficeranno in totale di 155 milioni di euro per opere di riqualificazione e recupero, è davvero strano che il centro storico di Catanzaro – anch’esso ammesso ai sopramenzionati interventi – sia inaspettatamente balzato all’onore delle cronache locali a causa della paventata apertura al traffico veicolare del centralissimo Corso Mazzini. La cosa è tanto assurda quanto contraddittoria rispetto al programma di riqualificazione voluto dall’UE. Sembrava una discussione superata, e invece ancora una volta i cittadini catanzaresi sono costretti a subire le “violenze” di quanti non hanno alcun pudore a parlare di apertura al traffico nel corso. Interpretiamo questa anacronistica istanza come un banale fraintendimento, da parte di chi la propone, sul concetto stesso di centro storico. Per sua essenza il centro storico di tutte le città ne rappresenta il cuore, pertanto è molto pericoloso affaticarlo e prostrarlo con la circolazione veicolare, pena un rischio di infarto. Ma evidentemente non tutti sono sensibili alle sorti ed alla cura della città se è vero che con tanta sfacciataggine vengono avanzate proposte che offendono il comune senso civico della maggioranza dei catanzaresi, i quali vogliono la pedonalizzazione totale dell’intero Corso Mazzini. Ma la cosa più bizzarra di tutta questa faccenda è che si parla di apertura al traffico di Corso Mazzini come se oggi il Corso fosse chiuso. In realtà a noi sembra già aperto visto che di macchine ne vediamo circolare tante, per non parlare delle autovetture vergognosamente parcheggiate dappertutto a partire dal Cavatore fino ad arrivare a Bellavista. Allora di che cosa stiamo parlando? Le piazze del centro sono di fatto dei parcheggi, come si può notare a Piazza Prefettura, a Piazza Grimaldi, a Piazza del Rosario e persino a piazza del Duomo. Ma al di là degli spiazzi e degli slarghi vediamo autovetture parcheggiate in ogni dove lungo tutto Corso Mazzini. E’ una vergogna. Una situazione indecorosa di cui bisognerebbe scandalizzarsi e per la quale bisognerebbe rivoltarsi. E invece a fronte di tutto questo non c’è di meglio che pensare addirittura all’apertura “ufficiale” del Corso. Roba da quarto mondo! Ma il sindaco Rosario Olivo ha davvero lanciato segnali di apertura a quei pochi soggetti che premono per eliminare la zona a traffico limitato? Questo sarebbe il vero scandalo. Il primo cittadino non può piegarsi a queste bassezze. Ha il compito e il dovere di guidare la città verso la crescita civile e quindi deve rifiutare ogni dialogo con chi tenta di affossarla. La grande maggioranza dei cittadini è assolutamente contraria alla circolazione delle autovetture nel centro, anzi si chiede come mai di fatto il centro sia così disordinatamente lasciato in balìa di automobilisti indisciplinati. La grande maggioranza dei cittadini è favorevole alla repressione per quanti trasgrediscono le regole (non è un caso che tutti stiano aspettando l’operatività di queste benedette telecamere). La grande maggioranza dei cittadini non vuole vedere cassette delle frutta o altre mercanzie sui marciapiedi o sulle strade. Insomma la grande maggioranza dei cittadini vorrebbe semplicemente vivere in una città ordinata dove decoro e rispetto delle regole fossero una cosa normale. Perciò Rosario Olivo non può fare marcia indietro rispetto a quello che ha sempre affermato. Le situazioni si gestiscono con carattere e con serietà, senza fare retromarcia. Il sindaco deve rifiutare il dialogo con chi propone cose irricevibili e impegnare il suo tempo a trovare soluzioni serie per il centro storico, in sintesi: un sistema diffuso di navette (magari caratterizzate) che portino i pedoni da una parte all’altra del Corso, e allo stesso tempo mettere mano alla realizzazione di aree di sosta ai lati del centro storico a cui si dovrebbe accedere in modo agile (ascensori e altro). Solo su questo bisogna concentrarsi. Ma non dimentichiamo nemmeno un altro aspetto, e cioè che la gente raggiunge il centro storico solo se esiste una attrattiva commerciale e culturale adeguata. Ultroneus
PREVISIONE, PREVENZIONE, MANUTENZIONE.
PREVISIONE, PREVENZIONE, MANUTENZIONE.
Dopo i drammatici fatti che hanno colpito l’Abruzzo ed il suo bellissimo capoluogo, la città dell’Aquila, bisogna ora domandarsi con profondo senso di responsabilità se il nostro territorio ed il nostro ambiente urbano siano adeguatamente monitorati e tenuti sotto osservazione. Pur senza ingenerare allarmismi occorre ricordarsi che l’intera Calabria rientra malauguratamente in una zona classificata ad alto rischio sismico, e questo comporta un livello di pericolosità tale da obbligare le strutture e gli enti preposti ad agire fin da subito in modo solerte, professionale e severo rispetto alle problematiche della protezione civile. In parole più semplici si avverte la necessità inderogabile e perentoria di mettere in campo, da oggi, tutto quanto possa concorrere alla individuazione precisa di specifici rischi presenti nella nostra città in modo da stilare una consequenziale e coerente lista di interventi da effettuare, e stabilire quindi le priorità su cui agire. Le immagini angosciose che abbiamo scolpite nella mente in seguito al terremoto in Abruzzo, dove gran parte degli edifici del centro storico dell’Aquila è crollato, ci portano immediatamente a ipotizzare quale potrebbe essere lo scenario in caso di evento sismico nel capoluogo calabrese: non conosciamo infatti lo stato di salute delle nostre chiese, dei tanti palazzotti storici ubicati nel cuore antico di Catanzaro, alcuni dei quali risultano disabitati. E’ giunto il momento di fare un massivo restauro conservativo e antisismico concordando o obbligando i privati alla necessaria bonifica. Né conosciamo quando e se siano state fatte le opportune verifiche di stabilità ai vari uffici pubblici, alle scuole, alle strutture che ospitano un elevato numero di persone. Non pensiamo soltanto agli edifici ma anche alle infrastrutture viarie, assai importanti nel nostro territorio vista la l’orografia che interessa il capoluogo di regione: su tutte il colossale viadotto Morandi, su cui transitano quotidianamente decine di migliaia di persone, e sulla cui maestosa arcata sono rilevabili persino ad occhio nudo macchie di ruggine che ci preoccupano e reclamano una straordinaria manutenzione. Ma analoghe attenzioni devono essere rivolte pure al vecchio ponte di Siano ed a tutte quelle infrastrutture viarie per le quali la manutenzione deve andare al di là delle misure previste a motivo della situazione di pericolosità sismica nella quale esse insistono. E’ pertanto indifferibile procedere con un’azione mirata che – con la collaborazione degli ordini professionali dei geologi, degli architetti e degli ingegneri – tenda a fare il punto della situazione nella nostra città affinché l’ambiente urbano sia monitorato e sia oggetto di straordinarie attenzioni. D’altro canto la protezione civile, per la quale esistono pure competenze di livello locale, non deve dedicarsi soltanto all’organizzazione dei soccorsi e della ricostruzione, ma deve svolgere anche attività di previsione e prevenzione. A queste due ultime attività vorremmo che ci si concentrasse in modo speciale fin da subito e siamo certi che la sensibilità dei soggetti preposti non trascurerà la messa in campo di un servizio che gestisca la manutenzione preventiva, atta ad occuparsi efficacemente delle problematiche legate alla previsione ed alla prevenzione dei rischi che insistono nel centro storico e nell’intero territorio comunale, per limitare quanto più possibile eventuali danni alla comunità ed all’ambiente. Ultroneus
SIAMO RIMASTI ANCORA AI MOTI DI REGGIO?
SIAMO RIMASTI ANCORA AI MOTI DI REGGIO?
Lo sviluppo della Calabria passa anche dalla cultura e dalla conoscenza. L’ignoranza è una delle piaghe peggiori che affligono la nostra terra. Ancora più grave è l’ignoranza di quei “ceti” che per forza di cose dovrebbero essere per definizione “alti” e qui ci riferiamo alla classe politica non solo calabrese ma soprattutto a quella nazionale. Nello specifico a Italo Bocchino uno dei maggiori uomini di punta del “Popolo delle Libertà”. Bocchino, infatti, qualche giorno fa in merito all’elevazione di Reggio a città Metropolitana ha definito quest’atto “un risarcimento per quanto tolto con il Capoluogo negli anni ’70”. Un’offesa per Catanzaro, per i catanzaresi, per i calabresi e per la storia, nonché una dimostrazione palese di come Bocchino farebbe bene a tenere la bocca chiusa. Diceva Confucio “Meglio tacere e dare l’impressione di essere ignoranti, piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio”. Bocchino, da uomo vicino al Governo, non dovrebbe essere ignorante in materia e quindi ignorare un importante documento della Repubblica Italiana. Bocchino, infatti, non sa (e lo dimostra con le sue affermazioni insensate) che per istituire i Capoluoghi fu necessario un progetto di legge governativo. Nello specifico il n. 212 recante le “Norme per le elezioni regionali e degli organi elettivi delle amministrazioni provinciali”. Il Comitato legislativo, aveva come presidente, l’on. Ezio Donatini, e come estensore l’on. Antonio Molinaroli, inoltre, era formato da 15 commissari provenienti da vari partiti. Questo organo della camera dei deputati, prima commissione degli affari interni, iniziò la sua attività il 16 settembre 1949. Per quanto riguarda l’istituzione del Capoluogo della Calabria, ci furono degli studi ad hoc non perché vi fossero dubbi sul riaffermare Catanzaro, ma solo per calmare i venti campanilistici (e infondati) provenienti dallo Stretto. Venti che permangono tuttora con Scopelliti. Lo studio si basò su 4 criteri: Storia e tradizioni, Centralità, Complesso economico della Regione e Stato di fatto. Il primo si basò sugli avvenimenti storici dal periodo Normanno ai giorni nostri. Da qui emerge chiaramente, che Catanzaro nacque proprio per avere un ruolo di primo piano nel contesto regionale. Tant’è che fino agli inizi dell’800 la Calabria aveva due sole province la Citra con Capitale Cosenza e la Ultra con Capitale Catanzaro (Reggio Calabria era uno dei centri della provincia catanzarese). Il secondo criterio della centralità è stato ovviamente indiscutibile a favore di Catanzaro. Il terzo criterio economico si esprimeva pure a favore di Catanzaro E per concludere l’indagine, il quarto criterio che si basava sullo Stato di fatto, sancirà: “Già dall’Unità d’Italia quindi, Catanzaro veniva a considerarsi capoluogo della regione in quanto tale dignità è sempre stata segnata dalla presenza del massimo organo della giustizia giurisdizionale. Anche per importanza militare già allora Catanzaro superava le altre province perchè sede del Comando della divisione militare territoriale per tutta la Calabria. Ancora nel 1917 Catanzaro era sede della 22^ divisione militare e comprendeva i distretti di Catanzaro, Reggio, Cosenza e Castrovillari, e tutti i circondari calabresi. Catanzaro era pure sede dell’Ospedale Militare divisionale di 2^ classe, sede del tribunale militare territoriale per la Calabria e sede della XI^ legione CC.RR. unica per la Calabria. Il criterio storico tradizionale, rispecchiato nelle statistiche ufficiali in corrispondenza del quale, secondo l’odg Targetti, sono state configurate le Regioni riconosciute nell’art. 13 della Costituzione, torna nettamente a favore di Catanzaro”. Il comitato così sentenzierà “Catanzaro dall’Unità d’Italia ed anche da prima, ha la funzione di fatto di Capoluogo della Calabria”. Non avremmo mai immaginato che, a distanza di quaranta anni dai moti di Reggio, ci sarebbe stata la necessità di ribadire ciò che la storia ha sempre confermato, ossia che Catanzaro è sempre stata ed è la capitale calabrese. Ma vuoi per l’ignoranza di qualcuno, vuoi per i campanili sempre più alti che si costruiscono in questa anomala regione, oggi, anno domini 2009, siamo quì a fare un utile ripasso di storia.
LA DIFFUSIONE DELLA LEGALITÀ PARTE DALLE PICCOLE COSE
LA DIFFUSIONE DELLA LEGALITÀ PARTE DALLE PICCOLE COSE
Su legalità e sicurezza è stata massicciamente incentrata l’ultima campagna elettorale nazionale, a motivo di una sensibilità collettiva sul tema e di una esigenza realmente avvertita e pretesa nel Paese. Al di là dei grandi dibattiti, dell’emotività seguente a qualche episodio drammatico, alla cosiddetta emergenza Rom, agli stupri, alla classica criminalità organizzata, ai tempi biblici della giustizia ed alla non certezza della pena, la questione “legalità e sicurezza” si affronta anche tenendo in debita considerazione le piccole cose della nostra quotidianità. E’ assolutamente ipocrita il comportamento di chi rivendica legalità e sicurezza ma poi occupa con la propria autovettura un parcheggio destinato ai disabili, o sporca la città. Legalità e sicurezza partono dal basso, dalle piccole azioni di ogni giorno, dal rispetto civico per le persone e per l’ambiente. Legalità e sicurezza si diffondono a partire dai gesti basilari più normali e da come li eseguiamo quotidianamente nel lavoro, in famiglia, in società. Il buon comportamento personale diffuso può diventare coscienza collettiva e reclamare senza ipocrisia la legalità e la sicurezza alle istituzioni, spesso non sufficientemente stimolate dalla società civile.
In questi ultimi mesi, nella bistrattata Calabria, nonostante tutto emergono segnali positivi. Come quelli provenienti dal suo capoluogo: si tratta di lodevoli iniziative a vantaggio del decoro urbano. Sulla spinta di una nuova sensibilità civica l’amministrazione ha messo in campo alcuni progetti tendenti a rimuovere le carcasse d’auto impunemente abbandonate sul territorio comunale, alla deaffissione dei vergognosi e onnipresenti manifesti abusivi, alla ripulitura di alcune facciate di immobili deturpati da orrende scritte eseguite con spray multicolori che non risparmiano nemmeno i monumenti cittadini o i palazzi storici. Ma la scia positiva che ci dà la speranza di poter veder ripristinato alla base il concetto di “legalità quotidiana” prosegue con una recente iniziativa del sindaco di Catanzaro il quale ha emesso una ordinanza con cui vengono disciplinate l’esposizione e la vendita di ortofrutta. Si tratta molto probabilmente di una delle iniziative più attese dalla cittadinanza e da quanti abbiano a cuore il decoro urbano: non sarà più consentito a nessuno esporre le mercanzie del proprio negozio debordando dai confini dello stesso e invadendo i marciapiedi. Anche sulla vendita ambulante sembra essere nata (finalmente!) nelle istituzioni una consapevolezza nuova, laddove motocarri e similari hanno per decenni spadroneggiato sulle strade cittadine, spesso intralciando la regolare circolazione dei veicoli e danneggiando l’immagine del centro storico.
Nessuno può sapere se questa mirabile e lodevole ordinanza sarà rispettata fino in fondo. Ma se così sarà potremo dire di aver messo un piccolo tassello nella costruzione del grande palazzo chiamato “legalità”, pur nella consapevolezza che l’argomento di cui stiamo parlando ci appare straordinario non perché effettivamente esso lo sia, bensì perché proveniamo da decenni e decenni di immobilismo nei quali l’anarchia dei comportamenti è stata vergognosamente e colpevolmente tollerata dalle istituzioni e dalla cosiddetta società civile che, probabilmente, non ha esercitato sensibilizzazioni adeguate o non ha avvertito l’insostenibilità di certe situazioni di degrado quotidiano. Meglio tardi che mai!

Ultroneus
MA DI CHI SONO I BRONZI DI RIACE?
MA DI CHI SONO I BRONZI DI RIACE?
Il prossimo vertice del G8 si celebrerà alla Maddalena fra l’8 e il 10 luglio, in un contesto paesaggistico di rara bellezza. La scelta dell’arcipelago sardo, voluto da Berlusconi per rendere i lavori invulnerabili alle contestazioni, ha destato critiche da parte degli ambientalisti. Ciononostante è alla Maddalena che si terrà il summit e, guardando la faccenda dal suo lato positivo, è proprio la Maddalena che trarrà dei benefici quando l’evento sarà terminato: infatti gli impianti e le infrastrutture realizzati per il G8 resteranno patrimonio degli isolani, i quali otterranno un indubitabile vantaggio. Un analogo vantaggio potrebbe essere colto dalla Calabria dal momento che il premier Berlusconi ha un desiderio: portare i Bronzi di Riace nel luogo in cui si svolgerà l’importante vertice internazionale. Apriti cielo! Da Reggio Calabria si levano forti le voci del dissenso.
C’è chi teme per la “salute” delle preziose statue, chi ritiene che le stesse non debbano mai spostarsi dalla città dello Stretto, chi addirittura parla di eventuale scippo. Ma c’è anche chi propende per lo spostamento dei Bronzi, vedendo in questo un ottimo veicolo promozionale per Reggio e per l’intera regione. Si tratta di posizioni assolutamente rispettabili e tutte perfettamente legittime. Ma in questo coro di voci ce n’è una stonata: è quella del sindaco reggino Scopelliti. Non perché egli non abbia, come gli altri, il diritto di intervenire sulla faccenda; ma perché ha voluto dare l’impressione che la sua voce sia determinante, addirittura vincolante, sulla querelle in corso. Lo abbiamo letto mentre, con altera sicurezza, fa sapere che deciderà il da farsi solo dopo un apposito incontro col ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi.
Ora, che il Ministero usi una tale cortesia e disponibilità nel voler ricevere un Sindaco, è un dato decisamente lodevole che denota grande sensibilità rispetto a chi rappresenta il territorio localmente. Ma altra cosa è indurre l’opinione pubblica a credere, come Scopelliti sembra fare, che sia un Sindaco a decidere su queste faccende. I Bronzi di Riace, come qualsiasi altra opera d’arte presente nel nostro Paese, sono patrimonio artistico dell’Italia intera e non proprietà di una singola città. Leggendo la vicenda da questa prospettiva, è lo stesso Ministero a rendere bislacca la situazione.
Se l’atteggiamento di Scopelliti è, almeno in parte, comprensibile per una sorta di infantile possessivismo derivante dal ritenere, a torto, proprie le opere d’arte ospitate sul suolo reggino, non altrettanto comprensibile è l’accondiscendente subordinazione al primo cittadino mostrata dal Ministero ai Beni Culturali.
Di chi sono dunque i Bronzi di Riace?
Già di per sé è paradossale che si avverta la necessità di porre questa domanda. Ma sono le dichiarazioni di questi giorni ad obbligarci ad una riflessione simile che ci induce, nostro malgrado, ad ammettere quanto la Calabria appaia provinciale agli occhi del mondo. E pensare che in questi stessi giorni si sta organizzando il trasferimento a Parigi, proveniente dall’Isola di Pasqua, di una delle famose gigantesche statue di Rapa Nui per essere esposte un paio di settimane nel giardino delle Tuilleries, fra la piramide del Louvre e l’obelisco di place de la Concorde. In un ambito decisamente lontano dalle nostrane contaminazioni provinciali e localistiche.

Ultroneus
CAMPANILI REGIONALI, SPRECHI STATALI
CAMPANILI REGIONALI, SPRECHI STATALI
Da qualche tempo, fortunatamente, si pone l’accento sugli sprechi evitabili per rendere il Bel Paese più moderno, più funzionale, meno obeso. Ma, sfortunatamente, sebbene sia la politica a parlarne di continuo quasi a voler dimostrare l’urgenza di attuare qualche provvedimento anti-spreco, di fatto tutto rimane come prima. In pratica, abbiamo la sensazione che la politica usi l’argomento demagogicamente se poi non ha il coraggio di intervenire con concreta fermezza. Forse sarebbe davvero caso di tagliare tutto ciò che non ci possiamo permettere, che risulti superfluo, che appaia un duplicato istituzionale, non funzionale alla collettività e alla sana gestione economica: potremmo risparmiare miliardi di euro!
Uno degli interventi che potrebbero consentire di recuperare qualche decina di miliardi e, nel contempo, rendere più snello il nostro Paese è stato più volte identificato nell’abolizione delle Province. Era un impegno del governo ma inspiegabilmente l’esecutivo se n’è scordato. Ma a dirla tutta stiamo aspettando l’abolizione degli enti intermedi già dal lontano 1970, anno in cui furono create le Regioni. Secondo un recente calcolo dell’Eurispes la cancellazione delle Province consentirebbe di risparmiare 10,6 miliardi di euro, senza licenziare neppure uno dei quasi 63.000 impiegati, i quali potrebbero essere ricollocati in altre amministrazioni pubbliche. Dunque perché non si procede? E’ un mistero della politica nazionale che, a scala ridotta, registriamo pure a livello locale e pure nella nostra Calabria.
Anzi, nella nostra Calabria, il fenomeno si riproduce non propriamente in scala ridotta. Tutt’altro! Basti pensare alla diffusione endemica di campanili. Ogni territorio vuole rappresentarsi in una sua provincia, desidera il suo aeroporto, pretende la sua università, richiede uffici, istituisce enti, reclama un decentramento e un doppione di tutto. Ma quali sono i costi? Circa due anni fa si levarono forti le critiche dirette al consigliere regionale Demetrio Naccari Carlizzi che aveva osato proporre nientepocodimenoché…..una banale unificazione dei bilanci regionali di Giunta e Consiglio.
Ricordo in particolare le invettive lanciate dal sindaco reggino Scopelliti e dal presidente del consiglio regionale Bova i quali, anziché incoraggiare tale virtuoso percorso, paventarono improbabili delitti di lesa maestà nei confronti della città dello Stretto. Figurarsi cosa accadrebbe se – e la cosa sarebbe auspicabile – la campagna anti-sprechi cominciasse a guardare un po’ meglio nel disordine istituzionale vigente in Calabria. Alludo in modo diretto alla stupida dicotomia Catanzaro-Reggio, dove la prima pur essendo capoluogo di regione è sede soltanto della giunta, mentre nella seconda è insediato il consiglio regionale. Ma alludo pure ad una lunga serie di uffici ministeriali, Soprintendenze e Direzioni Regionali in primis, che stranamente non si trovano nel capoluogo di regione: siamo di fronte ad un disordine istituzionale che si traduce in sprechi per lo Stato, scomodità per l’utenza, disorientamento per l’opinione pubblica. Quello della Calabria è un caso unico in Italia.
E’ una anomalia di cui non ci si scandalizza abbastanza e di cui la politica non vuole parlare perché preferisce irresponsabilmente accomodare i vari campanili a proprio uso e consumo. Se nel resto d’Italia ci si lamenta a ragione per il proliferare delle Università o dell’eccessivo numero di Province in un fazzoletto di terra, in Calabria tutto questo è amplificato negativamente: si pensi, su tutto, a quella che originariamente era la provincia catanzarese della Calabria Ultra che oggi è frazionata addirittura in 4 province, con una quinta spudoratamente in lizza per la secessione. Oggettivamente c’è qualcosa che non và. E quando la politica locale non riesce a frenare gli istinti autolesionisti e disordinati di un territorio, allora sarebbe il caso che intervenisse la politica nazionale. Che puntualmente se ne frega, quando addirittura non getta benzina sul fuoco, come ha fatto recentemente delegittimando il capoluogo di regione (mi riferisco alla Direzione Regionale del Lavoro, delle Dogane, di tutto!).
Possiamo oggi ammettere serenamente e senza ingenerare anacronistiche polemiche che se la Calabria ha un capoluogo, questo deve poter svolgere compiutamente le proprie funzioni? Possiamo affermare, senza voler urtare la suscettibilità di nessuno, che l’ubicazione a Reggio del Consiglio Regionale e la dislocazione disordinata in altre sedi delle Soprintendenze e di vari uffici regionali rappresentano una anomalia ed un costo non più accettabili? E se affermiamo finalmente tutte queste cose, anziché tacerle in nome di un “quieta non movere”, ci sarà qualcuno della Politica in grado di saperle cogliere con concretezza?

Ultroneus
OBAMA, UN ALTRO SOGNO AMERICANO
OBAMA, UN ALTRO SOGNO AMERICANO
Fra poco più di un mese si insedierà la quarantaquattresima squadra di governo negli Stati Uniti d’America, quella guidata dal sorprendente Barack Obama. All’indomani della sua consacrazione si è detto di tutto e di più: qualcuno ha parlato di miracolo in virtù di una vittoria che si è percepita tale solo a campagna elettorale inoltrata ma su cui nessuno, da principio, osava credere per via di quel mulatto alto e serafico, unico senatore non bianco. Altri hanno parlato di una vittoria per esclusione, ovvero figlia di una stanchezza del popolo americano rispetto alle politiche di Bush. Altri ancora hanno commentato il risultato ancorandolo alla paura della recessione visto che gli americani si focalizzano, e non poco, sulla posizione dei rispettivi candidati in merito all’economia ed agli accorgimenti proposti per garantire stabilità a Wall Street. C’è poi chi ha letto il successo di Obama in chiave squisitamente politico-sociale, cioè sotto il profilo di una reale propensione al cambiamento da parte degli americani, che il neo-presidente ha saputo intercettare prima e cavalcare poi.
Fra i tanti opinionisti e commentatori c’è stato pure chi ha interpretato l’intera vicenda assimilandola ad una sorta di esame di maturità del popolo statunitense il quale, attraverso l’elezione di un nero, è come se avesse sanato la frattura della discriminazione razziale che per molti secoli ha vergognosamente macchiato il sistema della democrazia a stelle e strisce. Non c’è dubbio che quelle sopra menzionate siano tutte ragioni condivisibili. E tutte rappresentano, ancorché in modo differente e da differenti angolazioni, una medesima visione della società americana, così contraddittoria, così aperta e libera, così autenticamente democratica, esageratamente individualista eppure capace di eleggere un nuovo “governo del popolo, per il popolo, in nome del popolo”.
Barack Obama è, in fin dei conti, un altro sogno americano. E’ il paradigma di quegli Stati Uniti che riescono a rigenerarsi e a disporre di doti non facilmente riscontrabili in altri paesi. Nel momento di maggior crisi della maggiore potenza mondiale, il popolo statunitense crea un nuovo sogno e ad esso si aggrappa: non all’esperienza dei veterani, bensì alla poca esperienza politica di un giovane senatore afro-americano che si è imposto con simpatia dopo aver azzerato le ostilità dell’establishment democratico e aver sconfitto la più probabile Hillary Clinton. Ma gli Stati Uniti sono fatti così. E hanno eletto Obama con uno scarto notevole, trionfando addirittura negli stati in cui per tradizione si è sempre votato repubblicano. Ciò significa indiscutibilmente che il voto è scaturito non solo dagli afro-americani ma dalla grande maggioranza degli americani.
E significa che quella società aperta e libera pensata dai Padri Fondatori dell’America è resa sotto i nostri occhi ancora più visibile, sebbene ciò non cancelli il razzismo presente, vergognosamente, in sacche incolte e detestabili di quel popolo. Ma oggi c’è una speranza in più ed è bello leggere la vittoria di Obama anche nell’ottica di una crescita civile e di una volontà popolare ad abbandonare i residui di rigurgito razzista. In tal senso l’elezione del giovane Barack è ancora più significativa perché dimostra la capacità di cambiamento della democrazia americana, la capacità di rinnovarsi e l’opportunità di ricostruire migliori rapporti fra i Paesi del mondo. Non può sfuggire a nessuno infatti la nota positiva rappresentata dai tanti festeggiamenti avvenuti per l’occasione nel mondo, da Rio de Janeiro a Bangkok: un auspicio per un vero cambiamento che sia impregnato di collaborazioni serene tra le nazioni, nonostante le recenti minacce terroristiche di Al Qaeda.
Infine, non è indifferente sottolineare un ulteriore aspetto della faccenda, ovvero il dato generazionale e l’approccio alla politica completamente differente tra America ed Europa o, peggio ancora, tra America e Italia. Barack Obama abolisce l’ideologica concezione di “stati blu” (repubblicani) e “stati rossi” (democratici) e invoca una nuova stagione politica basata esclusivamente sugli “Stati Uniti”, con ciò evidenziando l’unità degli interessi del popolo da anteporre sempre ai particolarismi ideologici di partito, di bottega, di classe, di campanile. E se John McCain, senza livore, lo riconosce come suo presidente è in virtù di valori condivisi, una sorta di religione civile che permea quel popolo. L’esatto opposto di quanto accade in Italia e nella nostra piccola Calabria dove uno sconosciuto non ha nessuna chance di arrivare dov’è arrivato Obama, dove la vetusta classe politica pensa solo ad autogenerarsi occupando tutte le postazioni possibili e immaginabili con ciò inibendo la crescita di una nuova classe dirigente, e dove la gente sembra voler soccombere all’incubo delle vecchie clientele e dei soliti marpioni piuttosto che preferire il sogno di un cambiamento ormai necessario.

Ultroneus