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Cenni Storici di Vibo Valentia


Dalla preistoria all'epoca romana
In principio fu un centro appartenente agli indigeni pre-ellenici (Ausoni o Enotri) che la denominarono Veip o Veipone (di significato incerto). In seguito, a partire dalla seconda metà del VII secolo a.C., fu colonia greca con il nome di Hipponion, sotto il controllo della colonia madre Locri Epizefiri. Nel 192 a.C. i romani vi insediarono una colonia chiamata Valentia, come attestano le monete che, in quanto importante colonia, poteva permettersi di coniare e dell'epigrafe di Polla dove si parla della costruzione della via Popilia. Successivamente, dall'89 a.C. quando divenne municipio, Vibo Valentia fu il nome utilizzato per indicare la città (Strabone, Plinio il vecchio, ecc.).
La città possedeva un ampio territorio: in epoca greca la sua chora (territorio in greco)era confinante con quella di Locri Epizephiri (Thucid. 5,5,1). Secondo gli studi più recenti il suo territorio doveva avere per confine a Nord il torrente Lametos (ora Amato), a Sud Nicotera e ad Est la catena montuosa delle Serre, ad ovest il mar Tirreno; in epoca romana il confine dell'ager Vibonensis (cosi come lo chiama Tito Livio) si era spinto a Sud poco più in giù del fiume Mesima (prendendo anche il posto di Medma, odierna Rosarno, che da fiorente colonia Greca era ormai scomparsa in epoca Romana).Durante il periodo romano, la costruzione della Via Popilia interessò la città che divenne un'importante stazione.
Di grande importanza per lo sviluppo della città fu anche il porto, i cui resti sono in parte interrati e in parte sott'acqua fra la località Trainiti e Bivona nel comune di Vibo Valentia. Parlando di Vibo, Strabone riferisce che essa possedeva un epineion, ossia un porto che sorge ad una certa distanza dalla città da cui dipende, che sarebbe stato rafforzato da Agatocle tiranno di Siracusa, dopo averlo conquistato nel 294 a.C.
Durante l'epoca romana, il porto divenne il principale scalo di partenza, sul Tirreno, del legname della Silva Bruttia per la costruzione delle navi del potente esercito romano. Grazie alla sua importanza strategica e politica, Vibo ebbe l'onore di ospitare Giulio Cesare, Ottaviano e Cicerone, che la ricorda nelle sue lettere.

Dal medioevo al secolo XIX
Dopo la fine dell'impero romano, i bizantini provvidero a fortificarla, ma i saraceni, verso il X secolo, la distrussero. Federico II di Svevia la ricostruì e ne cambiò il nome in Monteleone di Calabria. Fu una delle prime sedi episcopali, che Ruggero il Normanno trasferì nella sua Mileto.
Feudo dei Caracciolo, passo nel 1501 nelle mani dei Pignatelli, che diedero un forte e rinnovato impulso allo sviluppo della città, creando filande, oleifici e favorendo molte attività artiginali.
Nell'ottocento i francesi la elevarono a capoluogo della Calabria Ultra e da allora fino a pochi decenni addietro fiorirono tanti mestieri, il cui ricordo è nel nome di strade (Via Forgiari, via Chitarrari, via Argentaria, ecc.) e di istituzioni come il Real Collegio Vibonese (l'ancora esistente Convitto Filangieri e il teatro Comunale, demolito negli anni 60).

Età fascista Sotto il Fascismo, per opera di Luigi Razza, giornalista, politico, deputato al Parlamento e Ministro dei Lavori Pubblici, si avviò un grande rilancio nel campo dei lavori pubblici, tra cui spicca la costruzione del Palazzo del Municipio (finito di costruire nel 1935 e che, secondo il progetto iniziale, avrebbe dovuto accogliere, al termine, la Prefettura della costituenda provincia) in stile fascista. Per iniziativa dello stesso Razza, nel 1927 un regio decreto ispirato dal governo fascista ribattezzò la città da Monteleone di Calabria a, secondo la dizione latina, Vibo Valentia. La spinta edilizia pubblica nella città ebbe un deciso arresto quando il ministro Razza scomparve in un incidente aereo in Egitto nel 1935. La città ha voluto successivamente onorarne la memoria con una statua bronzea, a figura intera, scolpita da F. Longo nel 1938 e personalmente inaugurata da Benito Mussolini nel 1939 durante la sua visita alla città, la quale si erge in Piazza San Leoluca su un alto piedistallo, sormontato da una stele recante in cima l'effigie marmorea della Vittoria alata. Un'altra effigie gli è stata riservata nel Palazzo del Municipio, a lui intitolato. A Luigi Razza la città ha inoltre intitolato il proprio Aeroporto Militare, Lo Stadio, una Piazza e una via del Centro Storico.

Età contemporanea
Avvenimento più importante degli ultimi anni, nel 1992, è stata la proclamazione dell'omonima provincia, che ha dato nuovo lustro alla città e l'ha resa ben più conosciuta in tutto il paese.
Nel 1993 con la realizzazione di un solenne monumento, la città ha inteso onorare la memoria di un altro suo illustre figlio, Michele Morelli, grande patriota e martire del risorgimento.
Nel corso degli anni 90, su iniziativa del Kiwanis Club della Città, Vibo Valentia dedica una Piazza e un busto bronzeo al suo più importante poeta: Vincenzo Ammirà.
Il 3 luglio 2006 viene duramente colpita da una alluvione che provoca la morte di 4 cittadini ed ingenti danni economici all'industria, al turismo ed ai beni dei privati.
I danni maggiori si registrano nelle località di Longobardi, Vibo Marina e Bivona, investite da un'enorme e inverosimile quantità di acqua mista a fango e detriti. Non si esclude che la cattiva gestione dei canali di deflusso delle acque e l'abusivismo edilizio abbiano avuto un ruolo importante nella conta finale dei danni. Gli interventi di sistemazione sono stati affidati ad una speciale commissione presieduta dall'ingegnere Pasquale Versace, docente di Idrologia e Progettazione di Opere Idrauliche all'Università della Calabria.


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